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ITINERARI NOVECENTESCHI - Lab. n. 1 (Scheda critica)
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Autore Messaggio
Raimondo



Iscritto: 31 Mar 2005
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Località: Roma

Inviato: 5/11/2005, 19:09    Oggetto: ITINERARI NOVECENTESCHI - Lab. n. 1 (Scheda critica)  

Itinerari Novecenteschi - Laboratorio n. 1
GIOSUE CARDUCCI

(Profilo critico degli aspetti innovativi della sua poetica)

Nota biografica

(Valdicastello di Pietrasanta-LU, 27.5.1835 – Bologna, 16.2.1907)
Studia con gli Scolopi a Firenze e alla Normale di Pisa.
Insegna al ginnasio a San Miniato e al liceo a Pistoia e nel 1860 l’Università di Bologna gli conferisce la cattedra di eloquenza.
Esordio poetico nel 1857 con le “Rime”. Premio Nobel nel 1906.

Carducci innovatore

Vengono di seguito richiamati i maggiori rilievi critici sugli aspetti innovativi della poetica carducciana, pur orientata alla strenua difesa della classicità.

Armando Balduino

[da “Metrica barbara”, in “Dizionario critico della letteratura italiana” diretto da Vittore Branca (UTET, Torino, 1999)]

Sulle “Odi Barbare” osserva che appare più che legittimo il sospetto che si trattasse non tanto di un adeguamento ai metri classici, quanto di un tentativo di superare , senza rinnegarne in modo diretto l’autorità, l’impasse costituita dalle forme tradizionali di metrica “chiusa”.

Walter Binni

[da “Carducci e altri saggi”, Einaudi, Torino, 1960]

Nota l’essenziale sentimento carducciano dell’esistenza nel radicale incontro e contrasto di un sentimento della vita nella sua pienezza e di un ugualmente energico sentimento della morte come totale e fisica privazione della vita, con relative componenti di orrore e di fascino, entro le varie situazioni dell’esperienza e dell’ispirazione.

Mario Fubini

[da “Premessa a una rilettura del Carducci”, in “Giosue Carducci, Poesie e prose scelte” a cura di Mario Fubini e Remo Ceserani, La Nuova Italia, Firenze, 1968]

Ritiene che Carducci non soltanto va cercando se stesso per tanti anni sino al 1870, senza trovare, come egli pure sentiva, espressione adeguata al suo io più profondo, ma anche dopo la scoperta della poesia più sua sembra tentare di volta in volta e contemporaneamente corde e forme nuove. (…) Vorremmo piuttosto parlare di sperimentalismo, come d’un carattere della sia poesia, per il quale ogni componimento, e non solo l’avventura della Barbare, viene a rappresentare un incontro più o meno felice con un tema, con un altro poeta, con una tradizione letteraria, un esperimento al quale possono affiancarsi altri e diversi.

Enrico Ghidetti

[da “Giosue Carducci”, in “Dizionario critico della letteratura italiana del Novecento” a cura di Enrico Ghidetti e Giorgio Luti, Editori Riuniti, Roma, 1997]

Sottolinea che i risultati più alti e sicuri della sua poesia sono stati individuati nella zona più segreta della sua psicologia.

Mario Martelli

[da “Odi barbare”, in “Letteratura italiana. Le opere – III. Dall’Ottocento al Novecento” diretta da Alberto Asor Rosa, Einaudi, Torino, 1995]

Dall’esame parallelo di “Rime nuove” e “Odi Barbare” rileva che: È qui, in questo coesistere dei due tipi di poesia che sta, per chi voglia intendere la poesia carducciana, il vero nodo da sciogliere, individuando nelle “Odi barbare” una sorta di sperimentalismo funzionale alla ricerca da parte del poeta del vero se stesso. (…) E di sperimentazione poetica hanno parlato tutti coloro che, tra i migliori interpreti della poesia carducciana, non si sono sentiti di privilegiare un motivo o un registro ad esclusione o a danno di altri.
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