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ITINERARI NOVECENTESCHI - Lab. n. 2 (Glossario)
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Autore Messaggio
Raimondo



Iscritto: 31 Mar 2005
Messaggi: 4818
Località: Roma

Inviato: 20/11/2005, 07:44    Oggetto: ITINERARI NOVECENTESCHI - Lab. n. 2 (Glossario)  

LAB-2

GLOSSARIO – FIGURE RETORICHE
(da consultare per curiosità e per eventuali dubbi)
Le figure retoriche possono essere suddivise in:
- figure di morfologia (allitterazione, assonanza ecc.);
- figure di sintassi (ipotassi e paratassi, asindeto e polisindeto, endiadi, chiasmo, anacoluto, anafora, anastrofe, ellissi, iperbato, parallelismo, enallage e ipallage ecc.);
- figure di significato (similitudine, sineddoche, metafora, sinestesia, metonimia, antonomasia ecc.);
- figure di pensiero (iperbole, climax e anticlimax, ironia, antitesi, ossimoro, litote, eufemismo, apostrofe, epifonema, ipotiposi ecc.);
- figure di parola (omoteleuto, onomatopea, paronomasia, tmesi ecc.).

Adynaton: ipotizzare per assurdo la realizzazione di un fatto che non potrà mai verificarsi per rendere più evidente l’impossibilità di un altro evento.
Esempio: “È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli.”

Allegoria: costruzione di un discorso in cui il significato letterale dei singoli termini è secondario rispetto al significato simbolico dell'insieme, generalmente filosofico o morale. Secondo alcuni, l'allegoria sarebbe una sorta di metafora continuata, estesa ad abbracciare un'intera composizione, ad esempio la Divina Commedia di Dante.

Allitterazione: consiste nella ripetizione degli stessi suoni (lettere o sillabe) all'inizio o all'interno di due o più parole vicine.

Anacoluto: indica una frase il cui andamento risulta irregolare, a causa di un cambiamento di soggetto nel corpo dell'enunciato. Il suo uso, tipico per lo più dei poeti, è oggi utilizzato anche in prosa, serve a mimare il linguaggio colloquiale.

Anadiplosi: ripresa, all'inizio di un verso, di una parola o di un gruppo di parole poste alla fine del verso precedente.

Anafora: ripetizione di una parola o di un gruppo di parole all'inizio di più versi o di più frasi successive. Serve a rafforzare parole e concetti.

Anastrofe: inversione dell'ordine normale di due parole in una frase. Esempio: "eccezion fatta".

Anfibologia: elaborazione di un enunciato che può essere interpretato in due modi diversi, o per l'ambiguità di una parola, o per una particolare costruzione sintattica.

Antitesi: accosta due parole o frasi di senso opposto per aumentare la loro forza con la vicinanza o con la disposizione simmetrica.
Esempio classico in Dante, Inferno XIII: "Non fronda verde, ma di color fosco; / non rami schietti, ma nodosi e 'nvolti; / non rami v'eran, ma stecchi con tosco".

Antonomasia: consiste nel sostituire al nome proprio di una persona o cosa una perifrasi o un termine che indichi la qualità che caratterizza per eccellenza quella persona.
Esempio: “un Giuda”, per indicare un traditore.

Apostrofe: consiste nel rivolgersi direttamente ad una persona o cosa personificata, presente o assente, interrompendo lo sviluppo di un discorso di tipo espositivo.

Asindeto e polisindeto: l’asindeto consiste nell'omissione della congiunzione tra due o più termini oppure tra due o più proposizioni nello stesso periodo (esempio "veni, vidi, vici") e serve ad accelerare il ritmo del discorso.
Il polisindeto, all'opposto, consiste nel collegare due o più parole di una frase oppure due o più frasi ripetendo la congiunzione per ogni termine della serie e serve a rallentare il ritmo del discorso.

Assonanza: rima imperfetta che si ha quando due o più versi successivi terminano con parole che hanno vocali uguali a partire dalla vocale accentata, mentre le consonanti sono tra loro diverse, anche se spesso di suono simile.

Catafora: ripetizione della parola o delle parole finali del verso precedente nei versi successivi; è contrapposta all’anafora.

Chiasmo: la ripetizione in ordine inverso di due (o più) membri di una frase secondo lo schema ABBA (o ABCCBA). Es.: G. Carducci Pianto antico vv 15-16: “nè il sol (A) più ti rallegra (B) / nè ti risveglia (B) amor”. Il chiasmo serve a rendere più evidente l’antitesi.

Climax e anticlimax: disposizione di parole o gruppi di parole in ordine di intensità concettuale crescente (climax ascendente) oppure discendente (climax discendente o anticlimax). Accrescono o diminuiscono la tensione.

Diafora: ripetizione di una parola usata in precedenza, ma con un nuovo significato o una sfumatura di significato diversa. Esempio da Pascal: “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”.

Dilogia: ripetizione di una o più parole in modo per ottenere un effetto espressivo maggiore.

Disfemismo: vedi Eufemismo.

Ellissi: omissione, in una proposizione, di qualche elemento, che viene sottinteso. Esempio da Manzoni, nel Cinque maggio "Ai posteri l'ardua sentenza", in cui è omesso il verbo.

Enallage:scambio di funzione di una parte del discorso con un'altra, di solito aggettivo/avverbio ("corre rapido" per "corre rapidamente"), oppure nello scambio di due forme verbali ("più tardi torno" per "più tardi tornerò").

Endiadi: consiste nell'esprimere un concetto attraverso due termini coordinati, ad esempio due sostantivi (al posto di sostantivo e aggettivo o di sostantivo e complemento di specificazione), due aggettivi, o due verbi. Esempio: sento il tono e la voce, sta per sento il tono della voce. L’endiadi serve per attivare il senso dividendo il concetto in due componenti.

Epanadiplosi: consiste nell’iniziare e terminare un verso o una frase con la stessa parola.

Epanalessi: ripetizione dopo un certo intervallo, di una o più parole. Es. “Mangiavamo la torta ed era buona, la torta, dico”

Eufemismo: sostituire ad un'espressione un'altra di significato attenuato: esempio "Non è più con noi" per "È morto". La figura opposta è il Disfemismo. Se si sostituisce un termine con un giro di parole, si ha la Perifrasi.

Hysteron Proteron: inversione dell'ordine temporale degli eventi,per ottenere un particolare effetto espressivo.

Ipallage: cambio del normale rapporto sintattico e semantico tra le parole. Esempio da Carducci, “Il bove”, "il divino del pian silenzio verde".

Iperbato: consiste nel separare elementi costituenti un unico sintagma, inserendone altri che dànno alla frase un andamento irregolare. Esempio da Foscolo nei “Sepolcri”: "e tutti l'ultimo sospiro / mandano i petti alla fuggente luce".

Iperbole: ricorso a parole esagerate, per eccesso o per difetto. Può essere usata in funzione ironica per sottolineare la sproporzione fra la realtà e le parole.

Ipotassi e paratassi: è la strutturazione sintattica per cui in un periodo le proposizioni vengono ordinate secondo un rapporto di subordinazione, vale a dire di dipendenza logica o temporale (ad esempio, "dopo aver mangiato andai al lavoro "). È tipica della prosa classica e più comune nella prosa d'arte ed è lontana dal registro colloquiale. Nella paratassi le proposizioni di un periodo vengono coordinate, i modo da essere equivalenti tra loro e non interdipendenti ("mangiai e andai a lavorare"). È tipica del linguaggio parlato ed è usata nella prosa per creare l'effetto di velocità e immediatezza comunicativa.

Ipotiposi: consiste nel descrivere un oggetto o una situazione con vivacità attraverso particolari, similitudini, immagini accurate.

Litote: espressione di un'idea o di un giudizio attraverso la negazione del suo opposto, ad esempio "non semplice" per "difficile". Può attenuare o rafforzare un concetto.

Metafora: può essere considerata una similitudine abbreviata: ad esempio in "Mario è una volpe" è sottintesa l'equivalenza "Mario è furbo come una volpe". Quanto più i due termini sono distanti come significato, tanto più la metafora è forte.

Metonimia: consiste nel trasferire un significato da una parola a un'altra in base a un rapporto di contiguità spaziale, temporale o causale. Esempio: "leggo Pascoli" per "leggo l'opera di Pascoli".

Omoteleuto o Omeoteleuto: consiste nella terminazione uguale, sia sul piano fonico (rima o assonanza) sia sul piano ritmico di due o più parole collocate in posizione simmetrica.

Onomatopea: consiste nell'imitazione di un suono naturale attraverso una parola. Esempio: “Ticchettio” imita il suono del tic-tac di un orologio.

Ossimoro: accostamento di parole di senso opposto. Lo scopo è quello di attirare l'attenzione attraverso l’effetto: ad esempio “ghiaccio bollente”.

Paronomasia: consiste nell'accostare due parole di suono simile per far risaltare il diverso significato e rafforzarne la correlazione mentale. Esempio: "Chi dice donna dice danno”.

Perifrasi: vedi Eufemismo.

Polisindeto: vedi Asindeto.

Reiterazione: consiste nel ripetere lo stesso concetto con parole diverse.

Similitudine: serve a rendere più chiaro un concetto o più evidente un'immagine, stabilendo un confronto con altro concetto o altra immagine attraverso connettivi quali "come", "così... come", "simile a", oppure verbi quali "pare", "sembra". Se si abbrevia la similitudine togliendo l'elemento connettivo, si ottiene la metafora.

Sineddoche: trasferimento di significato da una parola a un'altra come la parte per il tutto o il tutto per la parte o il genere per la specie o il singolare per il plurale o il plurale per il singolare. Se invece la contiguità è di tipo spaziale, temporale o causale si ha la metonimia.

Sinestesia: associazione di due termini appartenenti a sfere sensoriali diverse. Ad esempio: “suono azzurro”. Se si mobilitano tre campi sensoriali diversi, si ha una "sinestesia complessa".

Tmesi: spezzare una parola composta, interponendovi altri elementi della frase. Spesso avviene per ragioni metriche.

Zeugma: collegamento di un verbo a due o più termini della frase che invece richiederebbero ognuno singolarmente un verbo specifico. Esempio: mi vedrai cantare e ballare (correttamente sarebbe: mi sentirai cantare e mi vedrai ballare).
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