Massimo Guisso
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| Inviato: 23/1/2006, 17:51 Oggetto: Two clowns only:MGM Massimo Guisso e MIAGHI prodàkscion |
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E’ con estrema gioia che annunzio questa collaborazione quadrumane fra MIAGHI (90% pura prosa) & me (10% poesia cialtrona)...
Veloci funerali di clowns
si scontrano agli angoli di strade sozze,
arriva pure l’autocarro scoppiettante dei pompieri
a sirene spiegate e con le portiere scassate:
baci spaccacuori di Jessica Rabbit
svolazzano esplosivi dappertutto.
Spacciatori tristi suonano la tromba
davanti a TV accese nelle vetrine dei negozi
flashes di fotografi antropomorfici,
interviste ai becchini di Pinocchio:
Stanlio & Ollio sono morti, ma non sepolti!
Anche i clown muoiono.
Non è difficile crederci, semplicemente non lo immagina nessuno. Come ce lo metti un clown nella sua bara, vestito con i suoi abiti migliori? E le scarpe come le spieghi al coperchio? Sarcasmo o sarcofago? No, non è pensabile. Neanche un becchino da centro commerciale è capace di rimanere indifferente al buffo sorrisopito dell’uomo che sorride anche all’esame dello sguardo Dio. E poi i clown sono tutti cattolici? Esiste un paradiso per i clown? E se si, hanno le ali o solo una rete sotto per salvarsi dai azzardi pindarici troppo confidenziali?
Nessuno può vagheggiarlo un funerale con fazzoletti arcobaleno, cilindri rinconigliti, nasi rossi che strombazzano ad ogni pausa del reverendo omeliante.
E sui panchetti della chiesa ci sono nani (quelli in prima fila), donne cannone, uomini cannolo, nonne coi baffi, nonni coi denti, tigri col formaggino spicchioso, conigli con scoppole piene di maghetti, elefanterie a cammello, cani ammestronzi, trapezisti con evidente lacune di geometria piana, ipnotizzatori con gli occhi rossi, politici teorici della togetherness, calciatori poveri, bambini senza sogni, uomini senza bisogni, scrittori con la penna d’oc, viaggiatori del tempo, gruisti bulli (grulli), poeti con carta di identità, amici in fin di vita mai traditi, contorsionisti che non ricordano cosa si son legati al dito, fogli bianchi avidi di lacrime di inchiostro, bocche spalancate in attesa di esser trapiantate a riceventi morti nella promessa dell’estremo perdono, fuochi timidi che bruciano la propria anima e annientano il proprio odio rovente con lacrime menefreghiste.
E ancora mille altre cose strane. Strane e buffe come due persone, che abitano una pellicola, impressionata dalla loro semplicità di scromature bianche e nere. Due tipi buffi, due figure retoriche, più delle parole, scattanti e surreali, sempre pronti a correre per raggiungere il crash del fine battuta. Fughe rullanti sul filo di lana per arrivare in tempo a cadere ai piedi di una risata, a volte annoiata, a volte melanconica, spesso nostalgica.
Eccolo allora il funerale condito da aglio, stanlio, ollio e peperoncino.
Li vedi saltare in padella, più di quattro per carità, a succhiare spaghetti colorandosi le labbra di sugodimento, a ridere fino alla fine. Li vedi tentare l’ultimo applauso, e cadere nel vuoto, nel nulla, aprire la porta ed uscire dalla vita, in fretta.
Ed eccoli gli applausi.
Le bare corrono, una bianca e una nera, la prima grossa, la seconda sottile, dietro le genti sanno che qualcosa succede, iniziano a correre. Nessuno piange. A qualcuno fanno male i piedi. Impossibile raggiungerli. Sono oltre.
E il carro, guidato dalla Signora con la falcestrema, vestita di rosso per l’occasione, si perde all’orizzonte di lumiere, tra lo sconcerto di tutti, il fiatone di altri e la voglia di uno almeno di ridere anche su questo finale.
Cartacce, come copioni di film muti svolazzano e insozzano strade traballanti come pellicole incerte. Arrivano i pompieri, alla guida c’è un bimbo, sulla scala c’è un orsacchiotto, ai bordi della strada un uomo col casco in divisa verde li vede passare e chiede al babbo di salire in spalla per vedere meglio. Al fianco un poliziotto mangia lo zucchero filato e batte le mani alla scimmietta che guida l’auto civetta. La macchina nera di Jessica R. ospita sesso bollente, i baci sono tutti per Roger, lancia preservativi dal finestrino e stringe per mano l’aitante Rocco che però sembra essere annoiato e tiene già da qualche minuto le mani, entrambe, dietro la testa. L’aria è tormentata dalle miccette che mettono i poliziotti sull’attenti. Al generale cascano dei poc corn, piange. Arriva il kid che lo consola e gli regala un intero campo di grano, ma gli chiede in cambio l’anima e la promessa di sputare sul piccolo Alì che mangia il kebab e chiede al papà perché non può, lui no, mangiare la porchetta.
C’è confusione. Le note sono allegre, ma sullo fondo sono tutti tristi. Due clown sono morti. Lo spettacolo deve continuare. E i titoli di coda inciampano sull’idea di discesa, frantumando la scritta “the end”.
Due tipi strani suonano trombe di incenso marocchino, il loro blues è come brace in punta di piffero. I topi scappano dalle tv accese, infrangono le vetrine dei negozi che chiudono le serrande come palpebre meste. Flash confusi illuminano attimi da ricordare ed aiutano memorie flebili, mentre tramezzini di taccuino e rucola nutrono interviste alle tarme che hanno sfamato l’ultima loro stima per il piccolo Pinokkio. La balena confusa ha risalito il Tamigi per cercare Geppetto fino al-L’ondra dell’ultimo sole. La fatina dai capelli turchi è rimasta coi suonatori di trombe, ha scambiato ricette e sesso, ed ha dimenticato una favola stanca per un tiro da favola ed un pisello da antologia. Venghino signori, venghino!
La grande mietitrice col mantello rosso corre ormai sola verso il traguardo.
Stanlio e Ollio sono morti ma non sepolti.
Il piccolo Wes ci farà un film, “dai salti umorali agli zombironici”. Ci sarà tempo per coprirsi di terra. Ci sarà un piccolo Michele che danzerà con la zombombetta, si trasformerà in uno un morto incosciente, agnostico ripetente, bianco e perderà con un solo colpo il naso, la fiducia del suo genio, il colore e i capelli ricci. Più qualche fan.
E Stanlio prenderà a calci ancora Ollio. La nebbia del cimitero coprirà le loro goffaggini. Un piede volerà in aria e colpirà la telecamera del regista “di paura”.
Non succederà quasi più nulla. Stanlio avrà freddo, Ollio gli scoverà una buca o forse gli scaverà una memoria e si lascerà morire con il suo amico.
La grande mietitrice li coprirà col suo vestito rosso, che a lei non piace, rimetterà il suo più classico mantello nero, prenderà la falce, indosserà il cappuccio e, solo per un attimo, si intesterà la bombetta di uno dei due sciocchi immortali clown. Solo per un attimo però, poi sparirà nella nebbia con una risata spettrale, traballando anche lei sul terreno sconnesso, tra le lapidi, inciampando senza danno per la sua fuga in un sasso a forma di lettera D.
Un corvo curioso che avrà seguito la scena tirerà fuori il sasso, quindi cercherà qualcos’altro, chiederà aiuto al gufo e insieme faranno tesoro di altre cinque strane pietre. Un falco pellegrino, chiederà al lupetto viandante un parere, il licantropoeta suggerirà ipotesi stralunate. Ma sarà un bimbo abbandonato nel bosco a suggerire la soluzione “è come un puzzle…basta guardare il davanti della scatola”. A quel punto la rana proletaria farà un salto fuori della pellicola e constaterà che si trovano tutti nell’ultimo fotogramma. Il venditore di chinotti stapperà un bottiglino e brinderà alla risoluzione del pazz’all.
Mentre sullo sfondo note confuse di tram si mescolano, il signore dei tranelli scende in campo con la gonna e le giarrettiere. “Ci penso io” proclama il gigante di una vecchia pubblicità. “No io!” aggiunge il piccolo extraterreste che con il ditone acceso inizia a spostare quei sassi come letterine di scarabeo, cercando “la lunica” combinazione plausibile. “Ecco fatto!” esclama il piccolo ufetto. “Ecce Siamo” aggiunge un antico Romano. “E’ la fine” sentenzia Zaratustra. “Già!” si rassegna Nostradamus.
“The end” recitano i sassi messi in ordine casuale. Lettere di pietra a fermare i fogli bianchi ed eterni.
Il carro in lontananza porta via le comiche. La morte se la ride, perché sa che l’anima di un clown non si usucapisce |
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