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La Luna e il "mito"
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Autore Messaggio
Erendal



Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 5076

Inviato: 30/3/2006, 09:07    Oggetto: La Luna e il "mito"  

La Luna e il “mito”

Tra riflessione e mitologia


Selene, dal sito http://www.satyrnet.it

Alzo gli occhi alla volta blu scura della notte, e le mie pupille si rischiarano nel rinvenire quel “mito” che da secoli - per noi comuni mortali - è sorgente di ispirazione e di cosmiche influenze.

Lo sento fluire dentro agli occhi quel magico potere, per poi sciogliersi nell’anima e lambire le coste del cuore; una carezza oppure una stretta, difficile a dirsi.

Alle volte è una sensazione che bacia le emozioni e le accende di vita; altre volte invece è fiamma che incendia la ragione ed il corpo, là dentro dove il vuoto si riempie di sale per foderare le sue pareti arrossate ed irritate.

E’ questa la sensazione in cui verrebbe voglia di allargarsi il petto con le mani nude, per scacciare quel dolore di intensità ardente che forse è ossessione, ma che forse è anche acceso desiderio.

Maneggiare il fuoco senza riconoscerne il suo bruciore, è impresa da dio; ma talvolta questo arduo compito spetta anche a noi umani, inconsci delle conseguenze.

Ecco il dilemma, mentre sto osservando la volta scura e quel mito che immacolato sbianca il nebbioso firmamento in attesa del giorno. Ma perché limitare me stesso ad essere umano? Sono per caso anche io un aspirante dio, oppure il fuoco che ho addosso e nell’anima mi sta già consumando la polpa tra muscoli e tessuto?

Intanto i miei “condannati” occhi sostano ammaliati dinanzi a quell’immagine così soave e regina, ma anche ascetica e introversa; quasi bisbetica e sicuramente incontentabile, probabilmente scostante ed irritabile, oserei dire perfino disabitata dalle emotività. Eppure così invitante nel suo mostrarsi volubile e filante.

E’ lì, dalla sera, e mi lascia vagheggiare sulle parole degli antichi avi… la luna sorge dai flutti dell'Oceano per percorrere la volta celeste sul suo carro tirato da cavalli bianchi.

E la si può chiamare in tanti modi, con nomi diversi ma sempre resta un mito senza interpretazione, almeno per me che ancora non sono un dio, e forse non lo sarò mai.

Potrei rivolgermi a lei e chiamarla Artemide, allora comprenderei che sto parlando con la dea della solitudine, e che sono tenuto a guardarmi bene da lei; ella è la dea della castità, ma soprattutto è spietata e vendicativa.

Saprei anche che a lei piace fare il bagno completamente nuda in laghi e rivoli, e soprattutto che non ambisce ad essere spiata mentre si diletta nel suo lavacro di purificazione.

Sorprenderla vorrebbe dire farsi trasformare da lei in “cervo”, come accadde al cacciatore Atteone, da lei punito per il suo ardire di contemplarla, il quale fu poi sbranato dai suoi stessi cani che non lo riconobbero come il loro padrone.

Alle volte appare “cupa”, direi tenebrosa, perfino nefasta; l’occhio attento dovrebbe accorgersi subito che è meglio starle alla larga. Il suo nome fa paura, perché dovrei chiamarla Lilith, ovvero la Luna nera; chi ha la sventura di guardarla negli occhi è oramai perduto, perché sta per andare incontro ad un’atroce morte. Infatti in questa sua fase rappresenta l'aldidlà, come pure le forze oscure ed il mondo della magia nera e degli spiriti.

Ma io non mi accorgo del pericolo imminente, d’altronde non sono ancora un dio, e così mi lascio catturare da lei. Ecco allora che il suo nome non è già più Lilith, bensì Ecate, dea dell'Ade e degli spettri; Ecate, l’ignota fanciulla che si aggira di notte attorno ai sepolcri con le anime dei morti e una muta urlante.

Ma non sono veramente morto e chissà quale è il motivo, così continuo ad ammirare quella volta oscura e la sua luminosa sfera. La contemplo dalla finestra di casa, mentre sto considerando il presente; è allora che mi rendo conto che lei altro non rappresenta che l’umana psiche, debole e pallida, pericolante, soprattutto in balia del fato.

Però è bella, talmente bella da far paura, tanto da indicarmi la via, mostrandomi le inquietudini dell'anima che la rappresentano.

Mi spaventa pensarla così, allora evado dal presente e rinasco al tempo dei Maya; e la trovo sempre lì, lei… ma come una comune creatura terrestre. E’ una giovinetta incantata ammaliata dall’amore, anche un po’ ingenua; la giovinetta si è perdutamente innamorata di un audace avventuriero, che poi altri non sarebbe che il Sole.

Ma la Luna ed il Sole non sono fatti per vivere insieme, d’amore e d’accordo, e seppur decidessero di fuggire insieme la loro storia finirebbe in tragedia, perché così la storia dice.

L’idillio d’amore rivive nella mia anima in queste notti, ed a quella leggenda che narra della Luna dei Maya, condannata a morte da suo nonno per il suo amore “imperfetto”.

Ma l’amore non si spegne con la morte fisica, sopravvive perfino al fato avverso; è così che le libellule ne raccolsero l’essenza, insieme al corpo privo di vita della giovinetta, quindi con il suo sangue la divisero in tredici ceppi cavi.

E siccome l’amore vero, seppur silenzioso e nascosto, non muore mai, ecco che dopo tredici giorni di snervanti ricerche, il Sole riuscì a trovare tutti i ceppi della Luna. Da dodici di essi nacquero insetti nocivi e serpenti che andarono a popolare tutto il mondo, perché il loro amore era una cosa sbagliata; ma dal tredicesimo ceppo uscì comunque l’amore, espresso nella “Luna resuscitata”.



In quanti modi diversi la si può chiamare questa baldanzosa signorina, talvolta esuberante, altre bizzosa… nelle sue multiformi diversità! Tuttavia io preferisco chiamarla Selene, così come anche gli “amici” greci; perché la ritrovo esattamente così, come assentono loro.

Quando è “piena” è meravigliosamente affascinante e simboleggia l'ispirazione, il sogno e l'evasione. Ed è talmente bella che il suo candore non brucia, ma abbraccia.

Lei è così delicata che il solo pensiero è di proteggerla dal buio che l’accoglie nel cielo, perché ella è fatta per vivere nella luce, per sorridere ai bambini, per sospirare di sentimenti. E non per specchiarsi in acque torbide o per agitarsi tra le oscure caligini di un cielo infernale, dove il nulla si erge a sommo sovrano ed i sentimenti si nascondono nel vuoto più tetro e assoluto.

Ma la luna “piena” non dura a lungo, poi inevitabilmente diventa “nuova” e così rivela proprio il suo aspetto più oscuro, simboleggiando appunto l'idea della morte; e si fa doloroso il suo sguardo.

Eppure la luna nuova annuncia sempre una “rinascita” come per ironia della sorte; ecco perché se si riesce a liberarsi dall’ossessione della perdita, la rinascita è meno tormentosa… sia per chi la contempla, come anche per coloro che hanno smesso di farlo.

Luna, quanti misteri che sono legati attorno alla “tua” natura; sì, voglio darti del “tu” ora, perché sei così complicata e misteriosa che potrei anche chiamarti “donna”, infatti ne indichi la sua natura inconscia.

Sai essere amante e coinvolgente, passionale e ardita; come anche sai saperti far odiare al tempo stesso. Ma irradi il cuore con i tuoi sorrisi, e sei unica, oserei dire insostituibile. Sei tu il mito di te stessa, fonte di segreti ed arcano enigma al contempo.

Ed io non intendo fermarmi qui, e provo ad oltrepassare il confine della mia umana percezione; è vero, sei un mito, e come tutti i miti rappresenti una leggenda, forse reale… ma forse anche concepita per confondere le idee, i pensieri e gli ideali. D’altronde sei “donna”.

Sai essere buona e cattiva, dolce e amara, amica e ostile… ma come dicono sapientemente i Maya, sei soprattutto una creatura terrena: mitica ma terrena.

Ecco perché alla fine comprendo che non serve diventare un dio per abbracciarti, soltanto rivolgerti lo sguardo come ad una qualsiasi altra creatura umana.

Come tale anche tu sei mortale, ed hai bisogno degli umani per specchiare la tua bellezza nei loro occhi; seppur ogni tanto ti diverti ad eclissare il Sole… meravigliosa Luna.
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Sheherazade



Iscritto: 21 Giu 2005
Messaggi: 2105
Località: Genova

Inviato: 30/3/2006, 09:45    Oggetto:  

Qualche giorno fa avevi scritto un "diario" più asciutto, sempre passionale, perché questo è il tuo modo, ma con una ricerca di essenzialità che io avevo molto apprezzato.
Nei miti della notte e della luna ritrovo invece quel tuo scrivere un po'... barocco, se mi passi il termine. Ovviamente lo stile è una cosa talmente personale che fare un commento riguardo a quello è sempre difficile.
Anche perché è proprio lo stile che secondo me caratterizza più di tutto le "tue" opere come "tue", appunto.
Se fossi io ridurrei drasticamente gli aggettivi e le virgolette (ho notato invece con molto piacere meno puntini di sospensione :mrgreen: ). Ma io non sono te...
Comunque mi è piaciuto molto l'excursus mitologico, e ci sono alcune intuizioni secondo me molto belle, come la "carnalità" della luna, il suo essere, al di là di tutto, umana, "mitica ma terrena", o rappresentazione della psiche, che non vivrebbe senza "specchiare la sua bellezza negli occhi dell'uomo", "mito di se stessa".
Perché dopotutto è pur sempre l'uomo che sceglie i suoi miti.
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Erendal



Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 5076

Inviato: 30/3/2006, 09:56    Oggetto:  

Grazie Alexandra di questo tuo commento, la mia scrittura diciamo "barocca" in effetti è propria del mio stile più naturale. Gli aggettivi sono direttamente proporzionali alle emozioni che provo durante la scrittura (a me succede così).

Avere scritto quel passo precedente più "asciutto" è significato per me una presa di coscienza su alcune cose, magari seria... e perciò meno condita.

La cosa che più mi fa piacere è essere riuscito (almeno con te) a trasmettere il mio messaggio esattamente come io stesso l'ho pensato. Cosa che non sempre mi riesce, anzi!

Buona giornata. :P
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CrazyDiamond



Iscritto: 18 Mag 2005
Messaggi: 5819

Inviato: 30/3/2006, 17:14    Oggetto:  

Quota: Ma la Luna ed il Sole non sono fatti per vivere insieme, d’amore e d’accordo, e seppur decidessero di fuggire insieme la loro storia finirebbe in tragedia, perché così la storia dice.
ma la luna sarebbe buia e fredda senza sole, e il sole arderebbe inutilmente senza lo specchio della luna .. e i poeti ? e gli innamorati ? a chi rivolgerebbero i loro sospiri ? evviva la luna, evviva il sole ! prendiamo la vita così com'è, perché come ho scritto altrove "il mondo è bello, è crudele, è tenero a sua insaputa".

Grazie per questo tuo post ! bellissimo
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Erendal



Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 5076

Inviato: 30/3/2006, 23:13    Oggetto:  

Evviva la vita, Carlo... così com'è! Perché è bellissima!
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Duncan



Iscritto: 19 Apr 2005
Messaggi: 6742

Inviato: 30/3/2006, 23:25    Oggetto:  

effettivamente,ti sei lasciato prendere la mano!si legge la felicità,mentre la guardi quella luna,ma ti sono scappate troppe parole!dai bravissimo comunque..caro elfo..
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Sergio Maffucci



Iscritto: 19 Dic 2005
Messaggi: 205
Località: Villa Adriana

Inviato: 5/5/2006, 14:50    Oggetto:  

Un ode alla luna!
Ribadisco le perplessità sollevate da Sheherazade sulla ridondanza di alcune espressioni che non sempre aggiunge valore ad una narrazione.
Alcune frasi sono delle belle immagini poetiche.
Giustamente un po' più di semplicità non guasta...il lettore può essere indotto ad abbandonare la lettura o a rincorrere i propri pensieri mentre legge!
Cura la punteggiatura: fai un uso eccessivo ed a volte inutile del -;- la e seguita dalla virgola è una doppiatura: o e o ,.
A parte ciò, in questi argomenti si sente un afflato intenso, tipico di una forte emozione che coinvolge il tuo animo e che riesi a descrivere efficaciemente (ancor meglio se...vedi quanto scritto prima).
Sto tentando di ricordare una storia d'amore che lessi nell'altro sito e con la quale ti conobbi, se non sbaglio, come anche qualcosa sui gatti, mi sbaglio? Se no, aiutami o riproponi il brano.
Ciao
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Erendal



Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 5076

Inviato: 5/5/2006, 14:57    Oggetto:  

Grande Sergio, ti ricordi il racconto della gatta che diventa donna, ed anche altri miei racconti d'amore. :P :oops: :P


Grazie ancora dei consigli preziosi. Riguardo a questo pezzo è vero: è intriso di sentimento, è un'ode alla donna ed al suo essere, ma soprattutto è qualcosa che mi ha fatto "vagheggiare" con la mente (da cui l'eccesso di aggettivi).

Eh sì, probabilmente questo è un pezzo che ho scritto molto più per me stesso che per il mondo. Tuttavia proverò a snellirlo, per farne guadagnare brillantezza nella lettura!

Vado a ricercare la storia d'amore con la quale credo che mi avevi letto per la prima volta. Se non la ho qui (sono al lavoro) la pubblico quando sono a casa.

Ciao!
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umbratilis



Iscritto: 02 Gen 2006
Messaggi: 3844

Inviato: 5/5/2006, 15:18    Oggetto:  

....io invece devo spezzare una lancia in favore dei "barocchismi" presenti in questo scritto
la Luna ha un effetto particolare su noi umani, tende a enfatizzare i caratteri....chi diventa barocco come Erendal...chi freddo e secco (come me)
Mi è piaciuto molto questo excursus sulla "bianca madre".........
hai ricordato la grande dea Ecate (dea non solo dei cimiteri, ma divinità della trasformazione e della rinascita) che assume le sembianze di un cane nero quando non c'è luna e di un cavallo bianco quando è piena.......
e Artemide-Iside (c'è una stupenda rappresentazione del suo apparire ne "L' asino d'oro" di Apuleio).........

Quanti artisti ha ispirato.............giusto l'altra sera mi sono rivisto Kaos dei fratelli Taviani, l'episodio "mal di luna" (appunto) è superbo!......
grazie........

S.
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Sergio Maffucci



Iscritto: 19 Dic 2005
Messaggi: 205
Località: Villa Adriana

Inviato: 5/5/2006, 15:19    Oggetto:  

Erendal ha scritto: Grande Sergio, ti ricordi il racconto della gatta che diventa donna, ed anche altri miei racconti d'amore. :P :oops: :P


Grazie ancora dei consigli preziosi. Riguardo a questo pezzo è vero: è intriso di sentimento, è un'ode alla donna ed al suo essere, ma soprattutto è qualcosa che mi ha fatto "vagheggiare" con la mente (da cui l'eccesso di aggettivi).

Eh sì, probabilmente questo è un pezzo che ho scritto molto più per me stesso che per il mondo. Tuttavia proverò a snellirlo, per farne guadagnare brillantezza nella lettura!

Vado a ricercare la storia d'amore con la quale credo che mi avevi letto per la prima volta. Se non la ho qui (sono al lavoro) la pubblico quando sono a casa.

Ciao! Bravo! Ora me lo ricordo bene quel racconto della gatta/donna.
Bellissimo.
Qui non l'hai messo?
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umbratilis



Iscritto: 02 Gen 2006
Messaggi: 3844

Inviato: 5/5/2006, 15:46    Oggetto:  

,,,,ecco, l'immagine invece, non mi piace....
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umbratilis



Iscritto: 02 Gen 2006
Messaggi: 3844

Inviato: 5/5/2006, 16:08    Oggetto:  

...mi permetto di inserire uno stralcio da un interessante saggio su Ecate, scritto da Roberta Astori dell'Università di Trieste........




L’astro notturno è ricchissimo di implicazioni simboliche, che qui si cercherà di esaminare in relazione alla figura di Ecate. Come più volte sottolineato, la dea è associata al concetto della trasformazione ciclica, ben rappresentata dalle fasi lunari. La luna cresce fino al plenilunio, per poi declinare fino alla fase della cosiddetta “Luna nera” (novilunio), per poi risorgere nuovamente dopo tre giorni di eclissi. L’eclissi è totale nel momento dell’opposizione esatta col sole; se invece avviene una congiunzione perfetta c’è l’eclissi solare. Le fasi lunari corrispondono simbolicamente alla nascita, la crescita, la morte e la resurrezione. Perciò la luna si associa ai fenomeni generativi che essa effettivamente influenza (basti pensare al suo influsso sul mondo vegetale), al divenire, all’aldilà e, più in generale, alle idee di ciclo, dualismo, polarità, opposizione ma anche complexio oppositorum.

Nella notte del novilunio essa scompare, con la promessa di una prossima rinascita. L’oscurazione dell’astro è stata spesso rappresentata da un ratto, un’uccisione, ma allo stesso tempo anche dall’unione delle “nozze celesti”. Questa unione, che avviene al culmine del ciclo lunare, è un’unione incestuosa, dal momento che sole e luna sono stati variamente interpretati come padre e figlia o fratello e sorella, a seconda delle diverse tradizioni mitiche.

In ogni caso essa contiene le due facce della stessa medaglia: gli opposti speculari e complementari. La conciliazione, che avviene nel momento della congiunzione, richiede comunque un sacrificio, un martirologio, una morte simbolica.

Questo sacrificio è il pegno da pagare per il rinnovamento dell’universo, come testimonia un brano di Sant’Ambrogio:

“La luna cala per ridar forza agli elementi. E’ questo dunque il grande mistero. Esso fu offerto da colui che a tutti ha donato la grazie. L’ha consunta, perché si rigenerasse, colui che ha consunto se stesso perché tutto si rigenerasse; si è infatti consunto per discendere a noi, discese a noi per ascendere a tutte le cose [...] la luna ha quindi annunciato il mistero di Cristo (40)”.

Ecco il parallelo tra la funzione salvifica svolta dalla luna (e successivamente attribuita anche alla Ecate celeste di cui si è parlato in precedenza) e il Salvatore della religione cristiana che, non a caso, muore per poi risorgere dopo tre giorni.

Se l’aspetto ctonio della luna nera è mortale, quello divino e celeste della “luna bianca” ha la connotazione e il volto impassibile di chi abita le sfere immortali ed eterne. Essa rappresenta, quindi, la liberazione dai vincoli di sofferenza e paura che caratterizzano la dimensione terrena, vitale e feconda, ma destinata alla morte.
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Erendal



Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 5076

Inviato: 5/5/2006, 16:30    Oggetto:  

Grazie per questo prezioso contibuto umbra!

"La luna cala per ridar forza agli elementi. E’ questo dunque il grande mistero".

Ed è questo il suo grande segreto!

"Se l’aspetto ctonio della luna nera è mortale, quello divino e celeste della “luna bianca” ha la connotazione e il volto impassibile di chi abita le sfere immortali ed eterne. Essa rappresenta, quindi, la liberazione dai vincoli di sofferenza e paura che caratterizzano la dimensione terrena, vitale e feconda, ma destinata alla morte".

Questa chiusa puoi merita di essere sottolineata! Liberazione dai vincoli seppur mortale! Nella Luna vive, come in ogni anima mortale, il contrasto tra bianco e nero. Ma la Luna (aggiungo io) è Donna, e come tale è indecifrabile. Oppure lo è, se si ragiona al di fuori dei canoni tradizionali.
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