TUCO
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| Inviato: 30/3/2006, 09:18 Oggetto: La "ROSA D'OTTOBRE" - Selezione ed analisi - |
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Care Apostrofine e cari apostrofino, ecco a voi le 8 opere pre - selezionate tra quelle proposte dall'utenza per il mese di Ottobre.
Lentamente, ma con tenacia e passione, si intende nelle prossime settimane “mettere in pari” il Calendario, proponendo le analisi e le selezioni di Novembre, Dicembre e Gennaio.
(chi volesse proporre un suo acrostico per i mesi suddetti può farlo ancora fino a domani) .
Lunedì saranno proposte le analisi e le selezioni relative a Marzo, e verrà inaugurato il post per salutare "acrosticando ", il nuovo mese entrante.
Vi ricordo che dalla rose che si vengono definendo per ogni mese resteranno solo due opere, una di un autore uomo e l'altra di un autore donna, che verranno stampati nella pagina del mese cui sono riferite del "1° Calendario di Apostrofo" previsto per il 2007.
Permettetemi di ringraziare Raffaela Ruju per la collaborazione e l'impegno prestato, appassionato e di grande rilievo.
Le Analisi che seguono sono opera sua, splendida.
Per chi volesse, allego i link della “Rosa di Febbraio”
http://www.apostrofo.com/phpBB2/viewtopic.php?t=18249
Ed ora ecco i selezionati di Ottobre, grazie a tutti gli autori partecipanti per l’impegno, per il dono che offrono in tal modo al sito e a tutti i suoi fruitori.
Grazie per l'attenzione.
Mariovaldo
Ormeggio pensieri d'estate
Tra gozzi con vele latine
Tesso serti d'alghe marine
Osservo le acque agitate.
Buon giorno, autunno dorato
Ricama la foglia più fine
E vesti le pelli abbronzate
Hanno trovato un porto sicuro questi pensieri che dominano la quiete del mese. Ogni verso riporta l'energia d’Ottobre. Nel suo creare Mariovaldo ha proposto una struttura di immagini che fonde la tenerezza alla fabulatoria. Si resta sospesi su quel molo in cui solo le acque si agitano. La scena appare quindi rassicurante. Il suo segno creativo ricama le foglie destinate a cadere e a mutare colore. Possiamo camminare nel mese e anche nell'introspezione del poeta che intesse quei "serti d'alga" in bilico tra presente e passato ( gozzi e vele latine) in questo presente di pelle ancora abbronzate, saluta la nuova stagione che potrà ricamare ancora le foglie e cambiare il colore a ogni cosa.
Un piccolo mondo interiore racchiuso in acrostico perfetto che ci fa sentire tutto il potere del mese.
Sheherazade
Occhi gonfi di lacrime vinose
Tralci appesi a un filo tenue di vita
Terrò tra i ricordi l'ultima rosa di settembre
Odorerò il suo profumo reclinato al tempo
Bacerò la pioggia prima che diventi neve
Rivivrò il mare col suo rumore di conchiglie
E berrò il vino, tutto, prima che si faccia tardi.
Gocce di sangue in queste lacrime vinose, aromatiche e nostalgiche. Nei profumi si perdono i ricordi e ogni attimo diventa patrimonio di vita. L'acrostico stesso diventa pretesto per cantare la propria melodia interiore, la voglia di bere nettare prezioso che la poetessa vede quasi appeso a un filo. Nel tralcio vendemmiato c'è ancora un filo di speranza. Nella rosa di settembre la poetessa ci offre un ricordo odoroso e vitale. Le azioni compiute verso dopo ci riportano all'essenza stessa del suo pensiero e della sua poetica. Rivivere solo i ricordi belli e bere tutto quello che la vita offre senza trascinare nulla, senza aspettare miracoli, consapevole che a un certo punto la strada finisce.
E allora possiamo tornare al primo verso per toccare la lacrima che si lega al cuore stesso del ricordo che aspetta di baciare quella pioggia prima che diventi neve. Sarà il ricordo dell'estate appena oltrepassata a mantenere vivo il calore che ancora scalda l'anima.
Agnese
Ore di luce corta ed insana
Tempo dell'estate lontana
Tamburi del freddo vicino
Ormai consoliamoci nel vino.
Brindiamo accanto al camino
Ruggendo incontro all'inverno,
E dei potenti facciamoci scherno!
Le giornate diventano brevi, l'estate sembra quasi un ricordo lontano e il freddo sta bussando alle porte. La consolazione arriva con l'ebrezza, che assume connotazione di vitalità, gioia d'incontri davanti al fuoco. Il ruolo di ognuno è scritto dentro quel brindisi davanti al caminetto che lascia intravvedere il ricordo dei racconti quasi epici di un'infanzia ormai lontana. All'inverno la poetessa ci arriva con la rabbia e ruggisce sfidando quel potere che ingabbia. Si sfida il potere di una stagione che introduce al gelo. Ma il fuoco è stato acceso, il vino scorre e l'allegria ritorna. Una corrente di pensiero ci trascinano dentro l'essenzialità di un mese. Questo è un acrostico che ben dispone gli animi all'incontro con l'autunno e si fa beffa di quella sensazione di freddo che infine trapasserà ogni estremità. La chiusa ha una doppia funzione. Da una parte ci comunica il dissenso politico attraverso l'uso dell'ironia, dall'altra infonde il potere stesso che gioca il mese sui nostri animi.
Reverenda
Ogni albero che muore
Trova un suolo di silenzio
Tra le foglie che, mute,
Ovattano cadute rovinose
Baciando cortecce levate e
Ricoprendo linfa
Esalata come il nostro ultimo respiro.
L'introspezione si coglie sin dal primo verso in quest'acrostico che non usa la metafora di bacco.
La poetessa canta il riposo ovattato della terra. Ogni verso si fa scopo e indaga l'anima.
La metafora qui è il mezzo con cui descrive il suo stato d'animo. Eppure noi riusciamo a leggere il mese dentro ogni verso, dentro ogni immagine. Il silenzio che attende e afferma l'agonia della terra. Dimentica per un attimo che le foglie che cadono, gli alberi spogli, le lisce cortecce appartengono al naturale evento della stagione e che la terra va solo a dormire. La poetessa non vede quel riposo lei, vede la morte che incombe. Un acrostico molto bello, dove domina la personalità malinconica e che ci rimanda ad attese e silenzi. Lo spirito poetico soffia in ogni lettera dell'alfabeto e diventa linfa vitale, da succhiare e da accarezzare. Le cose della terra durano molto poco, le cose dell'uomo durano ancora meno rispetto all'eternità, eppure ogni poesia può diventare eterna nella sua brevità. Il mondo naturale è penetrato in quello spirituale fino all'ultimo respiro.
Soffio
Oscillano nell'aria nuovi profumi
tutto intorno si veste di colori sfumati,la
terra rinnova l'abbigliamento
ora che l'autunno è vicino.
Brulicano foglie dimesse
ritornando nel ventre di madre natura
e una nuova stagione pian piano s'avvia.
Un soffio fa oscillare anche il colore dei silenzi. La poetessa racconta la mutazione infinita di un bosco autunnale.
Possiamo immaginare un sole pallido che accarezza le foglie "dimesse"; possiamo inebriarci dell'odore del muschio, possiamo intuire le ombre che si proiettano sulla veste nuova della stagione appena iniziata. Non c'è il freddo ad introdurci pian pianino verso l'inverno. C'è solo il brulicare dei figli della terra che rientrano nel ventre della madre. C'è tutta la magia di una stagione dentro quest'acrostico che riesce ad infondere una grande serenità. La stagione più colorata dell'anno ritorna e si veste a festa. La natura ormai stanca si concede una pausa. Anche noi riusciamo attraverso questi versi a trovare in ogni angolo di essa quella pace che la poetessa sa offrire. Mano nella mano c'inoltriamo nei suoi boschi, quelli che conosciamo benissimo perchè sono anche nostri. Il bosco della transizione da ammirare, dello stropiccio delle foglie secche da ascoltare.
Restiamo inebriati dal silenzio ovattato del bosco, e possiamo avviarci con la serenità di chi sa attraversare i silenzi. Passo dopo passo camminiamo nell'arcobaleno del mese.
Père Jules
Ostento calici rossi
tendendo la mia mano
torcendo luci gialle
o foglie secche
bevendo poi
ricordi insanguinati
e autunnali pensieri.
Essenziale ostentazione in questi versi. Il calice, le luci, le foglie sono metafore che vanno ad interloquire tra l'Io poetante ben definito e l'immaginario indefinibile delle sensazioni. L'asprezza delle percezioni., lo strazio insanguinato raccontano la durezza di una realtà incisa nel ricordo del dolore. Si rimanda a ottobre il danno quasi teologico, in cui il tessuto della composizione rende difficile la lettura. Abbiamo la certezza dell'ambientazione che straripa di metafore con cui il poeta ci parla. Possiamo mettere a fuoco il dolore oggettivamente in quei ricordi insanguinati.
Un acrostico in cui la personificazione appartiene al poeta il cui valore essenziale è la poesia stessa.
Dove il tempo si ferma, dove l'occhio non arriva, si fa ostentazione la stessa terra dove il sangue può diventare vita irraggiungibile. E se al primo verso quel calice rosso sembra essere colmo di nettare prezioso alla fine da quel calice sgorga solo il ricordo insanguinato, da inghiottire in un unico sorso, Un colpo d'ala ai pensieri e diventano malinconici quei "pensieri autunnali", quasi
inabissati nell'ignoto.
Longino
Ora sembra che le foglie
ti chiedano d'esser soffice
tappeto per il tuo procedere,
ossessionato da quest'autunno
brontolone di tuoni e pioggia,
ridono i rami spogli, al vento
Entra nel bosco, te ne prego!
La sequenza delle immagini olistiche sono un chiaro richiamo e non solo alla stagione.
Così Carlo Levi scrive:
"Non c'è un filo d'erba solo in un
prato. Non c'è un albero, ma c'è il bosco, dove tutti gli
alberi stanno insieme, non prima o poi, ma insieme, grandi
e piccoli, con i funghi e i cespugli e le rocce e le
foglie secche e le fragole e i mirtilli e gli uccelli e
gli animali selvatici, e magari anche le fate e le ninfe e
i cinghiali, e i cacciatori di frodo e i viandanti
smarriti, e chissà quante altre cose ancora."
Nei versi di Longino possiamo vivere il bosco in tutta la sua magia autunnale .E' un dialogo intimo col mese, un chiaro invito al cogliere altri nessi legati forse a quel culto che vede nel bosco uno strumento di crescita e iniziazione all'età adulta. Restano scolpite nella nostra memoria le immagini dell'erba soffice, che diventa il sentiero che accompagna " per il tuo procedere" lungo i sentieri misteriosi della vita stessa. L'ossessione dell'età di mezzo, la ricchezza stessa dell'esperienza piena di "tuoni e pioggia" ma anche di rami spogli che ridono al vento, mettendo a nudo l'anima stessa del poeta, che chiede a se stesso: "entra nel bosco, te ne prego!". Alla chiusa lascia il compito di svelare il mistero stesso del "bosco". La poesia spesso rimanda a modelli interpretativi che si basano sull'imprevedibilità, e sulla personale interpretazione, ma questa di Longino affascina proprio perché l'imprevedibile è contenuto nei messaggi che il bosco può comunicare ad ognuno di noi.
Alisa Mitler
Ore barocche di brividi e
Tempo dorato che annaspa tra
Tazze di The
Ormai il giorno e' stanco
Butta alle spalle il sole che muore
Raccogli le briciole sul bordo del piatto
E poi via, di corsa col botolo
All'arte barocca era stato destinato lo scopo di toccare l'animo umano e i sentimenti degli uomini attraverso la costruzione di opere monumentali. Nel barocco troviamo la ricerca del movimento nei colori accesi delle forme, nei contrasti tra luci ed ombre e nella ricchezza delle decorazioni.
Un contrasto, tra i colori accesi e i colori pastello, che nasce dall'intensità e dalla dolcezza della luce tenue tipici del mese. Sovrani incontrastati dei nostri spazi le foreste diventano cattedrali barocche e si tingono delle sfumature più calde e accese del rosso, giallo ed arancio.Una vita inscritta in quel verso, in quelle ore barocche che ben rappresenta sin dal primo verso i giochi di luci e di ombre che sono l'anima stessa del mese. C'è un tempo "dorato che annaspa" faticosamente a far contrasto
all'emozione iniziale tra "tazze di the" pomeridiano che, ci riportano la brevità delle giornate, che saranno sempre più corte allontanandoci quindi dalla luce di un giorno ormai stanco. L'autunno diventa metafora di quello che è la nostra vita e la luce del giorno diventa l'attimo breve, l'istante in
cui possiamo raccogliere le briciole dai bordi stessi del piatto. Quel piatto che rimanda ai ripensamenti sul tempo che passa.
Alla chiusa demanda una corsa col botolo, verso un futuro che ha in serbo ancora molte sorprese.
Non possiamo sapere se sarà una corsa felice col suo cucciolo o con un cane che ringhia rabbioso parafrasando Dante.
“botoli trovo poi venendo in giuso
ringhiosi più che non chiede lor possa.”
( Dante: Purgatorio)
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