TUCO
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Località: Marche
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| Inviato: 4/4/2006, 15:18 Oggetto: La "ROSA DI MARZO" - Selezione ed analisi - |
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Care Apostrofine e cari apostrofini, ecco a voi le 8 opere pre - selezionate tra quelle proposte dall'utenza per il mese di Marzo, appena concluso.
Lentamente, ma con tenacia e passione, nelle prossime settimane cercheremo di “mettere in pari” il Calendario, proponendo le analisi e le selezioni di Novembre, Dicembre e Gennaio.
Vi ricordo che dalla rose che si vengono definendo per ogni mese resteranno solo due opere, una di un autore uomo e l'altra di un autore donna, che verranno stampati nella pagina del mese cui sono riferite del "1° Calendario di Apostrofo" previsto per il 2007.
Permettetemi di ringraziare Raffaela Ruju per la collaborazione e l'impegno prestato, appassionato e di grande rilievo.
Le Analisi che seguono sono opera sua, splendida.
Per chi volesse, allego i link delle selezioni precedenti delle “Rose" di Febbraio.....
http://www.apostrofo.com/phpBB2/viewtopic.php?t=18249
.....e di Ottobre.
http://www.apostrofo.com/phpBB2/viewtopic.php?t=20110&highlight=
Ed ora ecco i selezionati di Marzo, sottolineando la notevole qualità generalizzata delle opere proposte. Siamo felici di essere messi in difficoltà, nella formazione delle scelte.
Grazie per l'attenzione.
Violeta
Mescoli al mazzo nuove carte a cuori
azzardi trucchi antichi e strambi amori
ridi e poi balli, giochi sai di festa
zingaro marzo eterno fingitore
odori di bonaccia e sei tempesta.
"Mescoli al mazzo nuove carte a cuori". Già dal primo verso intuiamo che la poetessa gioca una mano di carte col mese. In quasi tutte le partite a carte abbiamo bisogno di "aggiustare" la mano, togliendo o aggiungendo carte.
I versi vengono alimentati dal seme incantatore e disincantato in cui il gioco amoroso si fa sostanza vera e non mera apparenza. Non ci sono esitazioni, in quest'acrostico vestito a festa che ci trova spettatori della meravigliosa sequenza di metafore, che lasciano intuire lo scopo. Sono due le chiavi interpretative che ho trovato in questa poesia.
La prima è quella che colpisce immediatamente: la voglia di un nuovo amore, l'azzardo nel buttarsi dentro la follia del mese che, richiama nel nostro immaginario il sapore di un risveglio quasi erotico, dove non c'è lo
spazio per una mediazione sentimentale. Possiamo rischiare, giocare, amare, consapevoli dell'inganno che può nascondersi nell'istintività. Calma e tempesta appartengono alla meteorologia di Marzo che cambia aspetto e passa dalla pioggia al sereno in un battito di ciglia.
La seconda ipotesi interpretativa e quella delle affermazioni poetiche. Nel fare poesia, si dilata il tempo reale e l'ispirazione diventa quella memoria dell'anima che sa trasformare il ricordo in sogno. E allora che la poesia diventa finzione, ed il poeta è "fingitore".
Zingaro di emozioni, seduce e ristora l'anima con versi che posseggono quella follia di eternità che ogni poeta desidera per sé. E allora possiamo dire con Pessoa che:
" Il poeta è un fingitore. Finge così completamente che
arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente"
Violetta incastra Marzo nel suo immaginario poetico, finge quelle emozioni che ben conosce donando ai cinque versi un vero sapore d'eternità.
Sheherazade
Memore di Rosa, Nilde, Tina ed altre mille
Aquile reali, perse a cambiare il loro cielo
Rivoglio la trama sottile di quei sogni
Zeppi di lacrime e sudore, ma senza sangue
Ogni donna è figlia e madre al mondo.
Sheherazade propone un acrostico dedicato a Rosa Luxemburg e a tutte le donne che hanno nei secoli combattuto per cambiare i destini della società.
Una poesia che in cinque versi sa raccontare la storia dell'emancipazione della donna "Aquila reale", che in qualsiasi parte del mondo lotta contro la subordinazione della cultura borghese.
"Rivoglio la trama sottile di quei sogni", si legge la nostalgia per quel passato di battaglie "zeppi di lacrime e sudore, ma senza sangue" . Un invito a proseguire la lotta pacificamente. La strada è stata in qualche modo preparata da quelle donne che come la Luxemburg hanno pagato al pesante prezzo della vita il loro ideale.
Così scrive la Luxemburg :
" L'accumulazione è tra i momenti più felici della mia vita. Vivevo come in un stato d'ebrezza, giorno e notte non vedevo e non sentivo altro che questo unico problema il quale si sviluppava così bene davanti a me, e non saprei dire cosa mi dava più gioia: il processo del pensiero(...) oppure la stesura."
La vedo così questa poetessa che in marzo trova materia prima per rievocare una donna divenuta ormai oggetto di scambio, pura mercificazione consumistica di mimose.
Una poesia per non dimenticare il vero significato che è stato fagocitato dal qualunquismo di massa.
Rosa Luxemburg morì assassinata insieme a Karl Liebknecht,il 15 gennaio 1919.
Nell'inverno del 1908, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono chiedendo migliori condizioni di lavoro. Lo sciopero durò alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte dell'opificio e imprigionò le scioperanti nella fabbrica alla quale venne appiccato il fuoco.
Le 129 operaie morirono, arse dalle fiamme.
Rosa Luxemburg propone a ricordo della tragedia la giornata dell'8 marzo come giorno di lotta internazionale. Ogni donna è figlia e madre. Ogni donna ha il dovere di ricordare.
Vorrei che questa poesia fosse la prima poesia certa da inserire nel calendario di apostrofo, una poesia per non dimenticare, mai.
Agave
Mio l'affanno che tremola di gocce
Anche adesso che germoglia il pesco
Rigoglioso, anche adesso che sussurra
Zitta e soave la nuova primavera.
Odo io sola il ricordo dell'inverno.
Posseduta completamente dall'affanno Agave offre gocce rigogliose e suggestive fotografando col pensiero, ammiccando e tacendo i colori del mese.
Al primo e all'ultimo verso appartengono i movimenti dell'anima. In mezzo esplode la bellezza aggraziata del mese e mostra solo alla fine tracce apparenti di sofferenza.
La poetessa celebra il mese, con i fiori di pesco a simboleggiare quell'amore immortale che di nuovo germoglia e fiorisce. Non ha scelto la speranza della primula nel suo silenzioso odorare. Eppure alcune stigmate interiori legate al suo destino personale emergono dalle parole che hanno il peso simbolico della sua esistenza.
Nel verso "mio l'affanno che tremola in gocce", c'è quasi un male di vivere che si coglie chiaramente, come se non potesse slegare il nodo stesso del suo male, un disagio reale nella stanchezza dei giorni.
Una poesia vera dove nessuno di noi guarda ai ritmi e alla metrica e che suona dentro graffiando l'anima. Una poesia che fa quasi male al cuore. In mezzo a tanta ricchezza e a tanta vita ascolta Marzo ascolta i sussurri della natura, Marzo canta la vita lasciando intuire la prima passione del sole. Solo la poetessa però malinconicamente, ode in solitudine il ricordo del freddo, trafiggendoci con questa chiusa dove anche il dolore diventa incanto e bellezza.
Reverenda
Meditando su questi tempi
Adagiati a cuscini di neve asciutta
Ritarda a venire questa primavera già
Zozza di rondini crollate in volo
Oppresse da un cielo ancor troppo grigio.
Sono adagiati sul gelo dell'inverno e sulla neve asciutta, i pensieri della poetessa. Nessuna lacrima quindi a bagnare i prati, ma una lucida meditazione emerge verso dopo verso. La primavera solitamente induce nei pensieri del poeta, idee di libertà, respiri lunghi di speranza, spazi
colorati brulicanti di vita.
In questa piccola perla la poetica Reverenda trova invece la strada per la meditazione che nasce partendo proprio dall'idea dell'uomo che non trova spazio alcuno nell'infinito cielo azzurro per nostalgiche visioni utopiche, di inesistenti giornate gioiose.
In poesia credo che la cosa più importante è riuscire con la metafora a scorgere somiglianze e similitudini segniche anche attraverso ciò che può essere tanto dissimile. Il poetare qui, conosce alcuni approdi metaforici e denuda il mese degli amori riportandolo alla realtà essenziale della
sua maturità quasi alienante. Marzo diventa quindi metafora stessa dell'uomo e ogni verso compie un percorso che ci porta dentro la vera oppressione che si cela dentro questi cieli che hanno spesso l'odore di novembre.
"Ho il grigio sulla testa/mentre/l'azzurro mi scoppia all'orizzonte/ “ prendo questi versi da una mia poesia sui cieli di marzo perché li trovo adatti a questo stato d'animo.
L'uomo dalle ali spezzate lo troviamo nella primavera che si sporca col nero piumaggio delle rondini.
"Zozza di rondini crollate in volo" anche alla rondine hanno spezzato le ali. In questo verso si evidenzia la centralità stessa dell'idea dominante.
La rondine diventa la realtà stessa dell'uomo che attraverso il volo compie l'azione della sua sopravvivenza.
Si potrebbero aprire pagine intere sul significato intrinseco di questo volo spezzato, rotto, definitamente crollato che va a sporcare anche i cieli primaverili. Mi limito solo a voler vedere la realtà di questo volatile che sfreccia nel cielo, instancabile, nella sua ricerca di cibo, nella sua lotta alla sopravvivenza. Il tema dell'uomo non trova qui nessuna dinamica liberatoria, non ci sono orizzonti ma un mondo pieno di nuvole pesanti e oppresse.
Il grido della poetessa ci raggiungono nel nostro remoto altrove e non ci permette di compiere il volo fatuo della farfalla, lei vola sulle cose del mondo stravolgendo l'idea irrazionale del sogno collettivo legato alla primavera. Non ci sono voli radenti ma grandi consapevolezze. Non si trascende l'idea, nessun respiro poetico. La cruda realtà dell'uomo si fa evidente e compiuta.
Longino
Mostrati, senza pudore alcuno
Alla beltà che presto incombe
Raduna a te copiosa fioritura
Zufolando tra i rami un vento
Ormai più incline al mite canto
Molti sono i segreti da mostrare senza vergogna alcuna.
Il motivo poetico che ispira l'autore si trova nell'esperienza del pensiero solitario che porta
all'identificare l'Io con la bellezza istintiva del mese e che, ritroviamo anche in altre liriche dello stesso poeta. Il poeta chiede una rivelazione, un entrata in scena trionfale tanto sono impercettibili i cambiamenti e le modificazioni ai nostri sensi. E' sottintesa l'urgenza di entrare in questa bellezza quasi divina "Mostrati", chiede il poeta. "Mostrati, senza pudore": consapevole del timido sole.
"Mostrati, senza pudore alcuno" : la visione della mutazione della terra è presente fin dal primo verso. L’autore intuisce questi cambiamenti che esploderanno a breve impudicamente volendo anticipare in qualche modo l'azione intima dell'esplosione della terra che a breve incomberanno in tutta la loro bellezza.
Il riferimento che funge da incipt interiore lo trovo in quel vento, che suona uno strumento di bucolica memoria. Il vento stesso è quello che proietta il poeta al di là di se stesso, in quella dimensione donata dall'età e dall'esperienza, in quella ricerca nella metafora delle verità essenziali delle cose belle. La grande energia positiva scoppia immediatamente fin dal primo verso e in ogni immagine riesce a generare quella mitezza che consegna al canto finale della chiusa.
C'è una grande voglia di trasgressione e allo stesso tempo una grande voglia di quiete.
Ho visto in questi versi le immagini intime del mese, il calore che ci accoglie lieve, il verde maculato di un quadro divisionista. Ho saputo ascoltare quel canto tra i giovani getti dell'ippocastano, e le radure gialle di primule che in questo preciso instante stanno macchiando le doline carsiche. Sola con me stessa e cinque versi ricchi di quiete su cui possiamo tutti abbandonarci.
Père Jules
Mi arrampico in cielo
a scavare nella sabbia del sole
restituendo al giorno
zolfanelli di sogni
occultati da nuvole invernali.
Inghiottiti dall'oscurità possiamo arrampicarci nei suoi cieli, possiamo scavare nella sabbia del sole. L'azione impossibile appare al primo verso e impregna di malinconia, l'atto stesso del poetare.
Non sfugge alla malinconia Pere Jules, Lui la chiama a sé senza indolenza, senza prostrazione alcuna. Tutta la poesia emana questo sentimento eppure noi possiamo solo intuirla da piccoli cenni rivelatori.
Quello scavare la sabbia del cielo, la dice lunga sulla felicità d'esser triste che per dirla con Baudelaire "è sempre inseparabile dal sentimento del bello".
Son fiammiferi di legno i sogni occultati dalle nuvole. In quella finestra aperta sul nostro subconscio emerge il profondo contenuto di un acrostico che il poeta ha scritto in verticale. Possiamo quindi proiettarci nella malinconia creatrice da cui può scaturire il significato vero della poesia che diventa una via di comunicazione con l'inconscio del poeta o meglio nell'anima stessa di Pere Jules.
Marzo diventa guida e maestro, momento di emersione velata e ridondante della nostra psiche. Ha un senso talmente esteso che la coscienza può cogliere solo l'aspetto più lampante e si potrebbe analizzare ogni frammento onirico e lirico che il mese riesce ad elaborare per ognuno di noi.
In questi cinque versi una bella malinconia viene a cullare la nostra anima come un bel sogno appena sognato, come una carezza appena ricevuta.
Umbratilis
Minacciano guerre e democrazie
Arrivano con carichi di Cristi
Risolvono i problemi con le armi
Zio Sam e i suoi compari
Ovunque arano, seminano letame.
Ogni lettera diventa denuncia, ogni lettera una trama storica.
Li vediamo i figli dello zio Sam che portano il loro credo.
Rabbia per coloro che pensano di essere i custodi assoluti della verità e che la difendono e diffondono con armi e violenza.
Il seminar letame della chiusa è prettamente metaforica, perché spesso il letame fertilizza terreni sterili mentre i nostri desertificano tutte le culture diverse "portando pace con la morte".
In questo acrostico nulla rimanda al mese, la scelta è fatta per l'abilità con cui il poeta usa le lettere, che hanno la funzione concreta di esprimere la sua rabbia contro le bugie capitalizzate.
Arrivano con carichi di cristi: segna proprio la presunzione onnipotente di questo "Pizarro" moderno che volge la sua politica verso la distruzione della civiltà islamica.
Ogni problema , "risolvono con le armi", dice Umbratilis, mettendo il dito nella piaga corrotta e malvagia dell'esaltazione nazionalistica dei figli dello Zio Sam e dei suoi "compari", alleati. La maggior parte del mondo si opponeva alla guerra in Iraq, ma non ha avuto la possibilità di fermarla, e anche il mondo arabo non ha saputo ostacolare il progetto dello Zio Sam. Una poesia in cui non emerge solo un pensiero politico ma che è manifesta condanna.
L'amaro resta dal primo al quinto verso per la schiettezza con cui ci mostra come un'unica nazione può determinare le sorti del mondo intero.
E.r.r.e.
Mima marzo un'aria nuova
ambra di primavera.
Resto gelato d'inverno
zingaro su questa terra
osso reso alla pioggia dei fiori.
Ho visto un istinto all'interpretazione di un'aria musicale più che primaverile in questo canto leggero e penetrante. Il poeta insinua che il mese abbia un anima superiore e l'uomo è partecipe osservatore di questo istinto di imitazione.
Nel primo verso c'è già una nuova forza, una nuova consapevolezza.
C'è un mese che dichiara implicitamente d'appartenere - attore e musicista - all'atto unico di un copione sempre nuovo.
L'aria, l'ambra, il gelo, la terra, lo stesso osso e la pioggia dei fiori diventano esperienze interiori concrete e possono manifestarsi in un monologo che ha riconosciuto i ritmi del mese i quali diventano i ritmi dei versi, capaci di emettere suoni strettamente analoghi al proprio sentire. Questo gioiello dell'anno assume il colore dell'oro, un colore organico frutto di un processo di fossilizzazione che ritorna nell'osso della chiusa. Inclusioni poetiche ben visibili in quest'acrostico che diventa gemma mentre avviene la deposizione sulla carta, del suolo che cattura ogni cosa. quell'ambra che è anche l'electron che accumula elettricità statica mentre il poeta giace ancora dentro il gelo di un inverno interiore e intuisce il passo dello zingaro nel mese che diventa errante dentro l'anno intimizzato: che erra per mutare pascoli.
Alla chiusa demanda il compimento della poetica, dove denuda colui che vaga senza terra propria e lo sommerge con pioggia di fiori. Tutta la mimica del mese in cinque versi da assaporare. |
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