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ANALISI POESIE DEL MESE DI GIUGNO
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Autore Messaggio
Paolo Biagioni



Iscritto: 24 Mar 2005
Messaggi: 1818
Località: Carrara

Inviato: 11/7/2006, 22:57    Oggetto: ANALISI POESIE DEL MESE DI GIUGNO  

AMORE

IL NON COLORE
- nazim

Ho nella mazzetta
ogni sfumatura di grigio,
tutte le ho indossate
e per gusto mio privato
ho uniformato a pennello
cielo, terra e ogni intorno
tangibile o frutto del sonno,
del medesimo strato di noia.

Tu brava a sentire
ogni attimo di non amore,
come fosse merce introvabile
ed io il solo concessionario,
tu declini lacrime come verbi
in mille variabili dolorose
E doni sensi di colpa, gentili
di vivace colore, al profumo di rose.
________________________________
Due strofe di otto versi ciascuna raccontano la scena di un amore.
Tutte le sfumature del grigio sono chiamate a colorare "cielo, terra e ogni intorno/tangibile o frutto del sonno" e tutto si avvolge in una coltre omogenea di grigio, "uniformato a pennello" da chi, volontariamente ("per gusto mio privato"), sceglie di fotografare la realtà in bianco e nero, ammorbidendo l'invadenza sensoriale del colore nei toni sfumati del grigio che disegna i contorni lasciando, tuttavia, spazio alla mente di immaginarne i toni, attenuandone, al tempo stesso, la violenza.
Così ogni cosa, tangibile o immaginaria, ha la stessa indolore connotazione dello strato con cui si è scelto di uniformare le emozioni.
La seconda strofa, però, introduce inaspettatamente il secondo termine dell'equazione poetica ed è idealmente divisa in due quartine. La prima scuote la noia con un lampo che è quasi fastidio nel vedersi rispecchiato attimo per attimo di "non amore" e visto come unico "bersaglio" dello sguardo, unico responsabile e "concessionario". La seconda, invece, arriva a scalfire la cappa fumosa attraverso la potenza di lacrime declinate come verbi, lacrime che diventano azione, moto, "variabili dolorose" che riescono a sovvertire il risultato dell'equazione; lacrime declinate che in una visione pittorico-scenica ci mostrano un volto che si piega al pianto, gocce che scendono in una traiettoria deviata che rifrange la luce in pennellate "gentili/ di vivace colore, al profumo di rose".
Ed è dal dono dei "sensi di colpa", e da un amore rivestito di grigio, che una lacrima "non colore" corrode lo "strato di noia" e libera la luce.

INTROSPETTIVA

FRAGILE
- elinor

Fragile
Fragile come una goccia d'acqua
Che cade da un abete
Fragile
come la brezza
che entra dal balcone la mattina
fragile come il sorriso
e lo sguardo d'incanto
fragile come trattenere il pianto
fragili le parole
che si spezzano
che si frantumano
che non respirano
solo questa prigione
che dall'orizzonte si espande
è dura come la pietra
e rovente.
_____________________________________

In un'unica strofa di diciassette versi si snoda una poesia il cui segno caratteristico è il movimento: quello di una goccia d'acqua che cade dal ramo di un albero o quello del vento che entra dal balcone al mattino.
Fragilità e movimento disegnano i delicati contorni di questa lirica in cui la poesia nasce dalla contrapposizione tra la libertà della materia non solida e la durezza della pietra di una prigione.
L'acqua della goccia, l'aria della brezza sono al tempo stesso libere e fragili. È la loro stessa composizione molecolare poco coesa a renderle tali.
E verso dopo verso la sostanza si fa sempre più fluida, sempre meno palpabile fino a divenire luce pura in un sorriso e nell'incanto di uno sguardo, per poi infrangersi sul muro che trattiene il pianto e su cui si frantumano, si spezzano e muoiono le parole, imprigionate da una materia che non è più fluida e nemmeno fragile, ma pietra dura e rovente di prigione che si espande dall'orizzonte del tempo e dello spazio umano.


GENERICA

PRIVATO
- gionni b.


Bisogna fare presto. Bisogna fare prestissimo.
Nessuno sa quanto tempo rimane.
L' eternità, sì. Ma non vale. L' eternità c' era anche prima.

Farti sorridere è una bella cosa. Vedere che godi.
Aspettare, non visto, il tuo profumo
nomade
e ispezionare lo specchio
per trovare l' impronta del tuo indice destro
accanto alle mie labbra,
e dopo scrivere

di tutto questo.
Non c' è male, è vero. Ma fino a quando?
E a che?

Non so se posso svegliarti. Tu non c'entri. Abbiamo preso insieme
questa nave,
ma separatamente. Eravamo ciascuno
il marinaio dell' altro. Ora mi chiedo
a chi darò la mancia
l' ultimo giorno di crociera.
Forse la vorrai tu,
per un capriccio,
per aver visto - ancora da lontano -
addensarsi sul molo
i venditori di frittelle.
Forse la terrò io,
nel caldo umido del pugno,
stretta.

Bisogna fare presto. Chiudere il sogno, accettare
la fine del viaggio.
Ma pensa che dolore.
L' acqua dei fiori adesso. Finché c'è tempo.
E un bacio. Qualcosa ancora, all' ombra
della stanza
dolce. Poi i tigli si disfano in capelli,

e cade silenziosa
la neve dei giorni. Io la vedo. E non ci siamo
noi.

Vorrei che si trattasse
di un infallibile errore
degli dèi. Che il tempo ci perdoni il persistere, l'orgoglio
dell' amore e della pelle, il sorriso
privato. Maledetto il sentiero
che ci ha portato qui. Si deve
non essere
per essere amanti e basta. Sparire. Sparare.
Scherzo. Mi dispiace.

E allora presto, prestissimo. A occuparci del mondo.
E ancora un bacio durante il lavoro.
Si deve
ma con rabbia.

Noi

non vogliamo
dio

noi
non
lo amiamo. E crepa,
se non ci senti.

Nessuno sa quanto tempo è passato.
Nessuno
sa di noi.
L' eternità, sì. Ma che importa. Quella
ci sopravvive

e non ci conta.

______________________________________________

Sessantatre versi liberi in strofe di diversa lunghezza che definiscono gli atti e le scene di un dramma, di un capolavoro che non si fa ingabbiare in nessuna classificazione di genere.
Tema principale, che lega le diverse immagini, è il tempo: tempo che corre veloce, si arresta, si adagia nelle pieghe dei versi, frena nei numerosi enjambement e riprende la corsa, sfiorando amore, lavoro, vita quotidiana, Dio e coinvolgendo il lettore fino al punto di farlo respirare al ritmo sincopato dell'Autore.
"Bisogna fare presto. Bisogna fare prestissimo.
Nessuno sa quanto tempo rimane.
L' eternità, sì. Ma non vale. L' eternità c' era anche prima."
Ed è già ansia, già universale domanda priva di punti di riferimento, già percezione della propria piccolezza di fronte a ciò che esisteva e che rende ridicolo ogni nostro sostare, ogni nostro andare, ogni nostro tornare.
Eppure, dopo questa introduzione che ci ha proiettato in avanti, ferocemente in lotta con il nostro stesso tempo, l'Autore rallenta il ritmo, ci culla in una malinconia che è ricordo e visione futura insieme, ci chiama di tu, ci fa essere destinatari delle sue parole, impronte sul suo specchio e, di nuovo, ci spezza con la domanda: "Ma fino a quando?/E a che?".
Così, mentre ancora inseguiamo una risposta, ecco che ci parla sottovoce: l'Autore adesso è solo e noi diventiamo spettatori del cammino che, inevitabilmente, sarà anche il nostro:
"Non so se posso svegliarti. Tu non c'entri. Abbiamo preso insieme
questa nave,
ma separatamente. Eravamo ciascuno
il marinaio dell' altro."
Il fare presto, che era una corsa verso l'amore, verso la vita, diventa una chiusura suggellata da un bacio, dall'acqua ai fiori che sfioriranno, dalla "neve dei giorni" in cui "non ci siamo noi".
E noi smettiamo di sperare, chiudiamo gli occhi e, quando già abbiamo rinunciato, rieccoci in gioco, con rabbia, con violenza, con un "vorrei" che è contro gli dei, contro se stessi, contro i sentieri percorsi vanamente controvento, contro il vento dell'eternità. Ci ribelliamo con lui in un bacio frettoloso, in una giornata che corre verso il nulla, in un sorriso "privato" come il tempo, così intimamente nostro e, insieme, negatoci: "Si deve/ma con rabbia." perché
"Noi

non vogliamo
dio

noi
non
lo amiamo. E crepa,
se non ci senti".
Ed è in questi versi, spezzati, singhiozzanti di rabbia e di desiderio, che si fondono tutte le emozioni di una vita, che si sprigiona l'amore, la delusione, l'universale sgomento di chi si dibatte nella gabbia dell'esistenza, lacerato da ogni attimo che è promessa negata di eternità.
Perché l'eternità
"[...] Quella
ci sopravvive

e non ci conta."

Con questo grido silenzioso si conclude una poesia che tocca ogni livello emozionale umano, una poesia che, spezzando il limite dell'incomunicabilità, aggira il tempo e ci rende liberi.


ALTRI TEMI

URLANDO
- pelmo

Piccoli passi sul tappeto di foglie,
sulle sponde di un torrente torbido e freddo.

Urla il lupo chiamando il branco.

Farfalle che scivolano sulle begonie,
la lucertola beve senza mentire.

Urla la madre esasperata dal figlio.

Scatolette aperte di pomodori e legumi,
sotto lo sguardo di un cane balbuziente.

Urla il lupo chiamando il branco.

Uno straccione suona con la chitarra,
il cane è tornato dalla battaglia.

Urla la madre tutta la rabbia.

Scheletrici mostri dalle fauci aperte,
tra siringhe e puttane strappano applausi.

Urla il poliziotto nel sottoscala.

Un re di Camorra sposa la principessa di Mafia,
suggellano il patto sotto le stelle.

Urla una madre il sangue versato

Eppure tra cocci di vetro e baci rubati,
un prete operaio riprende la croce.

Urlano in tanti i bambini di Secondigliano.
___________________________________
Sette distici intervallati da altrettanti versi singoli per una poesia di "denuncia" sociale di singolare valore e forza evocativa il cui segno dominante è il fragore originato dall'esplosione dell'urlo in tutte le sue svariate valenze. Urla di raccapriccio, di rabbia ed impotenza, di dolore per le tante vite lasciate per strada, come foglie morte lungo la sponda di un torrente torbido e freddo, in cui scorrono acque stagnanti di fango.
Ogni distico si stende a rappresentare un'aberrazione umana, a disegnare un'atmosfera di degrado e abbandono che pervade di sé l'intera poesia. Lattine aperte di cibi inscatolati lasciati allo sguardo di un cane balbuziente, mostri scheletrici, voraci presenze notturne tra siringhe e puttane, popolano di orrori le strofe e le strade su cui si distendono i versi e nemmeno la voce della chitarra suonata da uno straccione giunge ad alleviare l'atmosfera di abiezione e solitudine che circonda il lettore: è una voce solitaria e quasi silenziosa, tra le urla che esplodono intorno, muta, come al secondo distico la lucertola che beve senza mentire.
E dopo ogni distico, dopo ogni immagine, ecco, nei versi singoli, esplodere un urlo. Ululati di lupi che gemono chiamando il branco a raccolta, alternate ad urla di madri disperate di rabbia e impotenza per il sangue dei figli versato, urla di allarme di un poliziotto solo in un sottoscala inquieto, mentre fuori, sotto le stelle, la malavita suggella i suoi patti.
Ma c'è ancora come un auspicio di luce tra queste immense urla, nella figura di un prete che riprende tra le mani la sua croce: la sofferenza di tutti, della gente, della strada, dei bambini di Secondigliano che urlano l'urlo più forte di tutti, in chiusa, da solo, come se da questo urlo si generassero tutte le altre urla che frastornano di dolore la poesia.

DIALETTALE

'NA VORDA
- Maria Sole

Madonna, se ripenzo
a quannu ero fija!
Che sconfortu
che me pija!
Non c'era 'n sordu
pe' cacciasse 'n occhiu
e mai gniciunu
che te portaa un baloccu!
'Na vorda u bambinellu
me portò 'na penna
con 'na palletta a penzoloni
che me parea 'n ovettu,
allora lu nascosi
sotto lu cuscinu,
pe' paura che quarcunu
lu mettea a cova'
sotto lu crinu!
Ma a 'n certu pundu
sai che te pozzo di'?
Era mejo quella vorda,
perché mo pe' avecce troppu,
t'appiccheresti da 'na corda!!
_______________________
Una rievocazione schietta e spontanea si stende in ventidue versi, per lo più brevi, raccolti in un'unica strofa a cui il dialetto contribuisce a dare atmosfera, musicalità e tono.
Fin dall'incipit ci si trova presi dall'armonia dei versi, dondolanti nelle numerose allitterazioni in "n" e "m", nelle rime e nelle assonanze del dialetto, tese a dare voce viva ai ricordi:"Madonna, se ripenzo/a quannu ero fija! Che sconfortu/che me pija".
Il ricorrere, quasi ad ogni verso, delle consonanti nasali, sorde e sonore, segna il ritmo alla poesia, rendendo morbida e fluida la cadenza del ricordo.
Ed è il dialetto la lingua madre della rievocazione, quella in cui trascorreva e viveva il tempo dell'infanzia, in cui "Non c'era 'n sordu/pe' cacciasse 'n occhiu/e mai gniciunu/che te portaa un baloccu!", un ricordo che a richiamarlo adesso sembra mettere "sconfortu", eppure, quasi come in una contrapposizione, ecco che, subito dopo, compare un'altra immagine, più concreta, quasi corporea: una penna e una palletta "a penzoloni" che "parea 'n ovettu", portata dal "bambinellu", dono forse così raro da dover essere nascosto sotto al cuscino "pe' paura che quarcunu/lo mettea a cova', scambiandolo per un "ovettu".
Ed ecco che in chiusa, quello stesso tempo che a pensarlo all'inizio sconfortava, filtrato attraverso la luce degli anni passati, assume un altro valore e non è più sconforto: non è nel materialismo il senso della vita, non sta nel non possedere nulla il vero sentimento di sconforto, semmai nell'"avecce troppu" di ora, nel vuoto riempito di cose, questo sì, sconfortante al punto che "t'appiccheresti da 'na corda!!".



POESIE DI APOSTROFO

INTERIORE
- froyg

sorrido
da un banco del mercato
aspettando una mano sporca di gelato

che mi prenda e che mi
porti via da qui
dove tutti sorridiamo

non sai quanto io
darei
per piangere le
lacrime
invidiate al pierrot della scatola in al to

urlerei il mio
dolore
strapperei i miei
bottoni
sputerei e bestemmierei
se solo sapessi cosa
sono

ma resto qui
nel mio banco del
mercato
sorridendo ad una
manosporca di gelato
_____________________________________
In cinque strofe di lunghezza variabile si condensa una poesia di rara intensità.
Un Io/pupazzo sorride "da un banco del mercato/aspettando una mano sporca di gelato" che lo porti via: l'oggetto si fa correlativo delle emozioni del poeta e le fa vivere in un pupazzo che aspetta una "mano sporca di gelato". È attraverso questa potente sineddoche che il lettore immediatamente abbraccia il punto di vista dell'"oggetto", il quale identifica il bambino con la mano che lo porterà via e che si distingue dalle altre inutili mani per il fatto che è "sporca di gelato".
Fermo in attesa il peluche sorride per poter essere portato via da quel banco, "via da qui/dove tutti sorridiamo": il suo "creatore" gli ha fissato il sorriso sul volto, impedendogli di essere se stesso in nome del suo ruolo, della sua funzione "sociale". Di sé non gli resta altro che un disperato desiderio: il pupazzo guarda il pierrot in alto, lontano dalle mani e dal banco di mercato ed arriva ad invidiarne la lacrima dipinta, il pianto eterno che, almeno, mostrerebbe a tutti chi è e cosa prova e non lo costringerebbe a singhiozzare ogni volta che il dolore rimbalza sul sorriso.
Così le parole ed i versi si frantumano in singhiozzi, in:
lacrime
invidiate al pierrot della scatola in al to .
La parola si destruttura, divenendo pianto, riportando, anche graficamente, quel singhiozzo interiore che non può esplodere, la lacrima solamente "sentita" di cui non si conosce il sapore, il pianto visto dipinto sul volto di un altro pupazzo.
Il verso si spezza, creando una "sintassi del dolore", via via sempre di più, nel tentativo di rendere visibile una sofferenza interiore che non può essere gridata, non può esplodere in urla e bestemmie perché lui non sa cosa sono: "sputerei e bestemmierei/se solo sapessi cosa/sono".
E poi ecco, nell'ultima strofa, L'Io/pupazzo arrendersi stancamente di fronte all'evidenza della sua realtà, immutabile, come il sorriso stampato sul suo volto.
Così torna, in chiusa, l'immagine che aveva aperto la lirica ma, adesso, la realtà ha il ritmo della consapevolezza del dolore, ha il singhiozzo lento del pianto che cerca di ricomporsi, così come cercano di ricomporsi la sintassi e la parola in "una manosporca di gelato".


ANOMALA
-Patricia P.

Insonne lo sciacquio dell'ondascoglio
mente incessante e_rode il ticchettio
del tempo. Liquida risacca la vita
suona canzoni cieche ad occhi sordi

e non è mai violino solo corda
che lega barche a porti mai voluti
e tesse reti vuote a rincasare

vuote. Attendo l'onda che non ritorna.
______________________________
Sul ritmo di otto endecasillabi, quasi tutti in enjambement, sciaborda e risacca e si avvolge e rotola lo sciacquio di un'ondascoglio, che è mare e terra insieme, fusi e confusi come in un abbraccio senza fine.
È insonne questo sciabordare che mente incessante, rode e rodendo erode la vita ed il tempo, mentendo un'esistenza che è canzone senza note, splendidamente espressa nella sinestesia di canzoni cieche suonate ad occhi sordi, nella corda che, da sola, non crea musica di violino, ma è soltanto cima, ad ancorare scafi di barche ad approdi mai voluti, in attesa deserta di una pesca che non porta frutti, ma soltanto reti vuote a rincasare, finché in chiusa si apre la speranza, nell'attesa di un'onda che non ritorna, un'onda anomala, senza risacca che possa essere vita senza distruzione.
Sembra di sentirlo risaccare il movimento di quest'ondascoglio dentro l'armonia piana degli endecasillabi, dentro il frangersi in enjambement di ogni verso nel successivo proprio come lo sciabordio di un'onda si spezza e risacca dentro l'onda che la segue.
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Chiara Vitagliano



Iscritto: 24 Mar 2005
Messaggi: 9973
Località: Napoli

Inviato: 11/7/2006, 23:07    Oggetto:  

Vorrei ringraziare sentitamente Patricia P. per il contributo prestatomi nell'elaborazione dell'analisi della poesia di gionni b.

Grazie di cuore, Pat.
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Paolo Biagioni



Iscritto: 24 Mar 2005
Messaggi: 1818
Località: Carrara

Inviato: 11/7/2006, 23:11    Oggetto:  

Ed io vorrei ringraziare Chiara e Patricia per l'ottimo lavoro svolto.
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Stefano Cona



Iscritto: 24 Mar 2005
Messaggi: 5820
Località: Roma Roma nordest

Inviato: 12/7/2006, 00:44    Oggetto:  

...e pure io naturalmente! Poi domani con calma leggo tutto
Brave ragazze.
stefano
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Patricia Panebianco



Iscritto: 18 Set 2005
Messaggi: 6945
Località: Acitrezza

Inviato: 12/7/2006, 02:18    Oggetto:  

Splendido lavoro Chiara, come sempre e come sempre grazie. Questa volta anche un grazie personale sia per la scelta e per l'analisi della mia poesia, sia per avermi consentito di contribuire nell'analisi di una poesia che ho amato moltissimo.

Mi hai fatto due grandi regali, grazie di cuore a te :-)
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pelmo



Iscritto: 05 Dic 2005
Messaggi: 1851
Località: Francavilla al mare

Inviato: 12/7/2006, 08:21    Oggetto:  

E' la prima volta che una cosa scritta da me viene scelta e davvero non me lo aspettavo. La cosa che mi sorprende è come è stata criticata, pensare che qualcuno si sia messo a leggere una cosa scritta da me ed abbia perso il suo tempo mi lascia di stucco. Grazie ragazzi.
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metamorfosi



Iscritto: 01 Lug 2006
Messaggi: 675

Inviato: 12/7/2006, 08:45    Oggetto:  

ciao...
leggerò con calma: tutto nuovo per me!
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elinor



Iscritto: 30 Mag 2006
Messaggi: 1482
Località: siculo-torinese

Inviato: 12/7/2006, 08:56    Oggetto:  

Grazie!!!! non me l'aspettavo davvero!!
sono contentissima...
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TUCO



Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 6114
Località: Marche

Inviato: 12/7/2006, 09:39    Oggetto:  

applausi a scena aperta: stampo e rileggo con la dovuta calma ed attenzione.
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nazim



Iscritto: 17 Mar 2006
Messaggi: 3918
Località: Pistoia

Inviato: 12/7/2006, 11:00    Oggetto:  

Grazie, sono onorato, soprattutto dal commento.
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frieda



Iscritto: 29 Set 2005
Messaggi: 1926
Località: Belgio

Inviato: 12/7/2006, 12:11    Oggetto:  

AUGURISSIMI A TUTTI !!!
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marco cinque



Iscritto: 27 Ott 2005
Messaggi: 2641
Località: Roma

Inviato: 12/7/2006, 12:43    Oggetto:  

sempre impagabili e appassionate
nel vostro lavoro, Chiara e Patricia
grazie per l'impegno e la dedizione
e grazie agli autori di questi bei testi

smack
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Père Jules



Iscritto: 28 Nov 2005
Messaggi: 2742
Località: Reggio di Calabria

Inviato: 12/7/2006, 13:04    Oggetto:  

Braviiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.............. :happy: ...contentissimo per Nazim che è stato una mia scoperta! 8-[ .....vabbè comunque sono stato uno dei primi a fiutare la sua genialità! :thankyou:
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nazim



Iscritto: 17 Mar 2006
Messaggi: 3918
Località: Pistoia

Inviato: 12/7/2006, 14:35    Oggetto:  

PERE' MA CHE CACCHIO DICI, IO NON SONO GENIALE E POI SEI TU CHE SEI STATO UNA MIA SCOPERTA, PARACULIS...
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claudia misasi



Iscritto: 03 Apr 2005
Messaggi: 2623
Località: cosenza

Inviato: 12/7/2006, 16:24    Oggetto:  

complimenti a tutti i poeti e ovviamente anche a Chiara e Patricia
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gionni b.



Iscritto: 09 Mar 2006
Messaggi: 265

Inviato: 12/7/2006, 18:29    Oggetto:  

grazie, amici.
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Rossana Carturan



Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 6597
Località: Latina

Inviato: 12/7/2006, 19:00    Oggetto:  

Belle tutte. Brava Chiara e Brava Patricia ed ovviamente Bravi gli autori. Un lavoro sempre oltre ogni aspettativa.
Invidio la vostra capacità, davvero.
Mi piace poter imparare. Grazie...
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edilafnits



Iscritto: 03 Giu 2006
Messaggi: 440
Località: napoli

Inviato: 12/7/2006, 20:03    Oggetto:  

...bravi ...a tutti!!!!!!
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Silas



Iscritto: 25 Mag 2006
Messaggi: 922

Inviato: 12/7/2006, 20:29    Oggetto:  

trasecolo dallo stupore Rectors- e distribuisco complimenti e devozioni- ma perchè non fare qualcosa di simile pure per la prosa? sarebbe un tripudio più esteso ( e potrei ambire anche io) - comunque nel mio eremo non era mai giunta notizia di siffatte inziative in templi pubblici di scrittura- fasci di lodi celestiali per voi tutti
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FrancesCoockeye



Iscritto: 19 Ago 2005
Messaggi: 3923
Località: Oplonti

Inviato: 13/7/2006, 09:55    Oggetto:  

...bravi/bravi! =D>
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raffaela ruju



Iscritto: 19 Mag 2005
Messaggi: 5011
Località: trieste

Inviato: 13/7/2006, 11:48    Oggetto:  

bravissimi tutti :-)

complimentissimi
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froyg



Iscritto: 13 Mag 2006
Messaggi: 336

Inviato: 15/7/2006, 05:29    Oggetto:  

ringrazio Chiara_mente che/i mi ha inseritonel novero degli autori premiati

presto tornerò ad imperversare coni miei nonsocosasiano

grazie àncora
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andreas



Iscritto: 02 Giu 2005
Messaggi: 14094
Località: reggio calabria

Inviato: 15/7/2006, 10:55    Oggetto:  

faccio i complimenti agli autori dei pezzi..tutti bravi e qualificati..
una sola domanda: cosa c'entra Froyg tra i vincitori del mese di Apostrofo? Non è più riservato agli autori dello staff?
c'è stata qualche modifica a i premi oppure Froyg fa parte dello STAFF ?
grazie ...
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Chiara Vitagliano



Iscritto: 24 Mar 2005
Messaggi: 9973
Località: Napoli

Inviato: 15/7/2006, 11:01    Oggetto:  

Nessuna modifica, andreas.
La sezione Poesie di Apostrofo non è destinata solo ed esclusivamente ai membri dello staff.
E' stata pensata per dare anche alle opere dello staff la possibilità di essere selezionate, ma anche gli utenti possono essere inseriti in questa categoria, e se vai indietro nel tempo, noterai che non sempre ci sono solo membri dello staff tra le poesie selezionate come "Poesie di Apostrofo": ci possono essere ANCHE poesie dello staff, ma non SOLO.
Io spero di essere riuscita a chiarire. Sennò, non esitare a domandare ancora.
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andreas



Iscritto: 02 Giu 2005
Messaggi: 14094
Località: reggio calabria

Inviato: 15/7/2006, 11:03    Oggetto:  

Chiara Vitagliano ha scritto: Nessuna modifica, andreas.
La sezione Poesie di Apostrofo non è destinata solo ed esclusivamente ai membri dello staff.
E' stata pensata per dare anche alle opere dello staff la possibilità di essere selezionate, ma anche gli utenti possono essere inseriti in questa categoria, e se vai indietro nel tempo, noterai che non sempre ci sono solo membri dello staff tra le poesie selezionate come "Poesie di Apostrofo": ci possono essere ANCHE poesie dello staff, ma non SOLO.
Io spero di essere riuscita a chiarire. Sennò, non esitare a domandare ancora.

tutto chiaro..grazie e complimenti a Froyg..
non voleva esser polemica
solo curiosità :P :P
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