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Alias
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Autore Messaggio
DiEcoLaNemesi



Iscritto: 03 Feb 2006
Messaggi: 43

Inviato: 17/7/2006, 01:47    Oggetto: Alias  

Alias





Tutto iniziò senza un inizio.
La musica era già nelle dita, nel sangue verso il cervello e le mani, io uno dei suoi strumenti.
Io: un grumo di carne che accarezza miracolosamente i tendini di un piano.
E al pianoforte, a questa creatura immobile e viva come un albero, presto il movimento, di essa io sono i muscoli e i nervi, con essa condivido la linfa. Siamo il corpo di quando la musica vuole farsi carne e legno.
I tasti pregustano il tocco e lo chiamano, così facile trovarli lì dove mi attendono.
Se imparai la logica delle note un giorno l'abbandonai per la sua mistica. Il piacere della deriva, di essere nel vento il vento.

Se inizio vi è stato io non ne serbo memoria.
La musica è nella pelle soprattutto, e solo dopo nelle orecchie e nella mente. Si prende i miei segreti ma non li nomina, ne veste gli oggetti e lì mi riconosco, ovunque attorno a me mi sento pur non sapendomi, pensato dalla musica non mi penso. Eccomi, srotolato nucleotide per nucleotide, suono dopo suono, eccomi compitato dentro il Nome dell'universo. Ecco l'anima vibratile di ogni donna o uomo, il senso di ogni affinità elettiva, di un riconoscersi, di un deja-vu.

Forse questo sono, un Golem di note, una d'infinite combinazioni di storie avvenute, che avvengono, che avverranno. Cabala di note, alchimia di silenzi significanti sensi della prossima vibrazione, del mio prossimo nome.
Il rumore di fondo del cosmo è solo la Chiave sconosciuta, la sintassi in cui riconoscere nel tutto il particolare, nell'eternità un momento, dell'umanità un uomo.

Sono il pianista davanti ai tasti, e sono colui che ascolta a due metri dal piano. Sono lì e lì. Anzi, qui e qui. Non riesco a disgiungere i due sguardi, le due psicologie che forse sono solo una di chimera. Sono il pianista e due metri più in là l'ascoltatore. Lo spettatore e due metri più in là il pianista. E questo interrogativo non so in quale delle due menti lo stia pensando: in entrambe, se non fosse folle. E se sono folle in quale dei due è la mia follia? chi dei due è l'estraneo se mi sono estraneo? quale dei due è il pazzo? Oppure ho rubato la mente dell'altro finalmente dandomi un me fisicamente distinto dall'io? O un mio pensiero ha rubato la mia mente? rendendo sé (pensiero) ciò che dice di sé “io”, e di me (che ero un io capace di dire me) “me”?



Sono un carillon. Il balocco di un dio bambino, sono uno strumento a carica che la musica ha immaginato consapevole, sono il pianista il piano e lo spettatore: capace di pensarmi ma non di sentirmi, impossibilitato a toccarmi e dire “Io”.
Sono il giocattolo di un dio bambino. Un dio bambino giocato da qualcun'altro.
Ma la musica perfetta invece non ha bisogno di un suonatore.
Sono il carillon, anzi il dio bambino. E se non sono un giocattolo ma mi sento tale, non importa che non lo sia perché lo sono.

Sono il pensiero di un Pazzo-pensato, ideato da un Pazzo-pensatore inconsapevole. Un folle X che non ha più coscienza di sé dal momento in cui ideò questa follia di essere il tale Y che s'interroga sulla propria pazzia: l'interrogativo non è del pensatore ma di un pensiero che si crede il pensatore, del pensato che credendosi pensante lo è diventato.

Allora sono il pianista che suona l'ascoltatore, o l'ascoltatore che pensa il pianista: non importa. La musica perfetta non ha bisogno di un suonatore: è l'idea che non ha bisogno di essere ideata, Essa crea e non è creata.

Tutto ciò è un'illusione? Non è mai esistito né un pianista né uno spettatore neppure un pianoforte? Solo la musica di un universo senza suonatori, solo un pensiero pensato da alcuna mente o non ancora da una mente?
Perché la musica perfetta suona, non ha suonatore: lo inventa, lo fa credere vero e da quel momento è vero (o non meno finto di ogni altra realtà), come un pensiero che si crede il pensatore e non si può dire che sia meno vivo di chi non sa di stare pensando un pensiero che pensa.

Chi ha scritto queste parole e chi le sta componendo? o chi queste parole stanno ideando?

Io sono stato d'infinite storie una storia possibile, non ho la certezza di aver mai scritto e voi non dovreste aver certezza di aver mai letto.
Forse sono un dubbio che si crede un uomo, una frase che si crede il locutore, una nota che si crede pianoforte.
Forse non sono lo scrittore ma il suo racconto.
O magari non sono né il poeta e neppure la poesia. Sono tra voi uno di voi, un lettore che si convinse di essere lo scrittore...






Tony P., 10 luglio 2006
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tartaruga



Iscritto: 01 Apr 2005
Messaggi: 9383
Località: Roma

Inviato: 17/7/2006, 05:46    Oggetto:  

Hai espresso nel modo che ti contraddistingue -sofisticato-profondo-introspettivo-crudele perfino-, una sensazione che riconosco.
Se questo commento ha un senso mi ritrovo nel nucleo "dell'impossibilitato a toccarsi", nel guardarsi dal di fuori come si fossi alieni di se stessi. Anche e di più, scrivendo un commento.
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tartaruga



Iscritto: 01 Apr 2005
Messaggi: 9383
Località: Roma

Inviato: 17/7/2006, 23:19    Oggetto:  

ripropongo
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