Daniela Adamo
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Località: Napoli
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| Inviato: 3/8/2006, 09:59 Oggetto: Un'estate da ricordare (Concorso "Un libro per l'estate |
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Un'estate da ricordare
“Era scoppiata un’estate appassionante e tumultuosa.
Le giornate, torride e lunghissime, divampavano come bandiere in fiamme; notti di luna brevi e afose erano seguite da lunghe e afose notti di pioggia; rapide come sogni e traboccanti d’immagini svanivano febbrili quelle settimane sfavillanti.”
Una vera classica estate, coma da quando erano nate le estati. Un vero classico agosto.
Le giornate lunghissime – che non potevi ripararti dal caldo – si succedevano ad altre un po’ grigie, dove il sole giocava a nascondino ed eri in compagnia solo d’una insopportabile afa. E così le notti, brevi e afose ma a volte spazzate da violenti temporali.
Ma queste note temporali di certo non venivano considerate dalla numerosa banda di ragazzi ancora poco cresciuti che affollavano una villetta a due piani della costa marchigiana, presa in affitto per trascorrervi le vacanze.
Una villetta situata alle porte di San Benedetto del Tronto, giusto con l’essenziale, letti e stoviglie. E ai giovani questo interessava. Avrebbero usato la casa solo per le poche ore notturne e qualche pausa pranzo, poi…… a tutta birra!
Sì, questo era il motto che s’erano prefissi.
Che, tradotto, voleva significare… in tarda mattinata al mare, tanto sole e… guardarsi un po’ intorno; un panino per pranzo; verso pomeriggio sera, dopo una veloce doccia e un cambio a casa, in giro per il paese, all’angolo del bar, a prendere l’aperitivo e accordarsi per la sera, e la sera… la sera in giro per locali… pub, qualche volta pizzeria, quasi sempre discoteca, per imbottirsi di decibel e di alcol e “cuccare” (conquistare!) la fanciulla o il ragazzo conosciuti al mare e… far mattina…
Una canzone di qualche annetto fa diceva “la notte è piccola per noi, troppo piccolina, c’è poco tempo per ballar…..”; questo non valeva certo per loro. La loro notte iniziava all’incirca alle 23.00, quando si incontravano per i primi scambi di idee, e proseguiva anche fino alle 6.00 del mattino dopo, quando, con la mente completamente fusa, si concedevano quelle cinque – sei ore di sonno prima di ricominciare……
In fondo, che la casetta non fosse in centro… che il mare non fosse quella perla azzurra… che il cielo spesso borbottasse… per loro aveva poca importanza. Sì, il mare, certo, ma……. la notte! La loro estate era fatta soprattutto di notte! Se non si faceva baldoria, se non si beveva, se non si ballava, se non si cuccava (pardon… conquistava!), cos’era l’estate? E i discorsi vertevano principalmente sulla nuova discoteca da andare a visitare e su quant’era carino quel ragazzo/a …
Un’estate tranquilla e giocosa a loro non interessava, volevano un’estate vissuta a mille, con il cuore che va a trecento, la mente sempre infuocata e i pensieri sui binari del trasgressivo…
Ma forse loro volevano una vita così, perché – con le dovute differenze – può dirsi che la loro vita in città non fosse poi così diversa.
E così, “rapide come sogni e traboccanti d’immagini svanivano febbrili quelle settimane sfavillanti”, svaniva quell’estate sulla quale tanti sogni avevano riposto…
E fu una sera di quell’estate che accadde l’irreparabile, che risvegliò di colpo tutti quanti da quella vita finta e sfalsata.
Una sera – l’11 di agosto – che si prospettò con nuvole minacciose. Il caldo era torrido, intriso di quell’umido che non ti lascia respiro.
Giorgio, Francesca, Marialaura, Gianni, Lucrezia, Billy, Mariano, Ester, Vittorio e Victoria quella sera decisero per una discoteca della costa romagnola, una delle più “in”, delle più sognate… Così, partirono dalla loro villetta con due auto, guidate da Giorgio e Vittorio. Erano tutti amici
di città trasferitisi al mare, con aggiunti Victoria – una bella tedeschina figlia della famiglia che soggiornava accanto alla loro casa – e Gianni – conosciuto al mare.
Il viaggio non sarebbe stato brevissimo – la discoteca era a molti chilometri dal luogo dove villeggiavano – così decisero di partire verso le 22.00. All’andata – tutti allegri e sobri, a cantare, a ridere e a scherzare – il viaggio fu una passeggiata. Giunsero al locale che s’era nel pieno del divertimento… Decisero di inaugurare la notte con un Bacardi prima di esplorare una delle piste.
E tra un American Rose, un Boombastic, una birra, un Bourbon, un Bentley, un Boca Loca, un Bloody Mary e qualche whisky… la serata proseguì caldissima… Alla fine, pochi cocktail avevano per loro il sapore del mistero!
La pancia era vuota ma i giovani erano sazi di musica e di alcol…..
Chi più chi meno, il gruppetto dimostrò compatto di gradire birre e cocktail. Victoria fu l’unica che assaggiò solo una birra chiara perché non amava granchè gli alcolici.
Verso le 4.15, Marialaura accusò una leggera indisposizione e chiese ai compagni se ci si poteva avviare verso casa. Così, i ragazzi – sudatissimi e infuocati - uscirono dalla caldissima discoteca e salirono di corsa sulle loro auto, con la promessa di ritornare presto in quel posto favoloso. Li attendeva una pioggia scrosciante, uno di quei caratteristici temporali estivi…..
Giorgio e Vittorio ripresero così la guida, diretti a casa. Durante il viaggio, molti dei compagni erano silenziosi, chi perché assonnato, chi perché stanchissimo, chi perché non troppo in forma, come Marialaura. E così Giorgio, nella sua auto, poteva contare – di tanto in tanto – solo su qualche parola di Lucrezia e Vittorio, nella sua, su qualche cenno di Billy.
I ragazzi – anch’essi ovviamente distrutti d’alcol e di stanchezza e con le idee del tutto fuse – spinsero così il piede sull’acceleratore per guadagnare al più presto la strada di casa. L’autostrada era libera e allora…… a tutto gas!
Ma il loro stato poco si sposava con il tempo inclementissimo, che invitava alla cautela e alla prudenza sulla strada.
E così un attimo, una scheggia di tempo, fu fatale a Vittorio e ai suoi compagni d’auto.
Mentre Giorgio l’aveva sorpassato e si dirigeva alla villetta – distante ormai solo una trentina di chilometri – l’auto di Vittorio, di colpo, svoltò sulla destra – forse perché il ragazzo nella sua visione indistinta aveva creduto di vedere uno spazio destinato alla sosta – ma trovò davanti a sé solo un guard-rail, che sorpassò in velocità, prima di precipitare in un burrone……
Uno schianto. E cinque vite non erano più. L’unica consolazione, non ebbero il tempo per accorgersi di nulla, perché l’incidente durò pochissimi secondi.
Nessuno seppe poi ricostruire bene l’accaduto, nessuno seppe dire con esattezza perché Vittorio, all’improvviso, cambiò la direzione della sua auto verso destra. Forse ebbe un fatale colpo di sonno, forse – come detto – credette di vedere una piazzola per la sosta d’emergenza e decise di fermarsi per qualche minuto perché aveva bisogno di riposarsi, forse perse il controllo dell’auto, forse l’auto sbandò per l’asfalto bagnato e scivoloso. Forse… chissà…
L’unica certezza è che la vita di cinque ragazzi in una notte d’estate divenne una non-vita.
Vittorio portò con sé nel suo tragico destino Billy, Gianni, Ester e Victoria, l’unica ragazza a non aver toccato alcol (se non qualche goccia) ma alla quale toccò la stessa sorte di chi aveva bevuto.
Perché l’alcol è un mostro che uccide e che non ha pietà.
Giorgio e i suoi amici si resero conto solo a casa che l’auto di Vittorio non li aveva seguiti più e seppero dell’accaduto dalla Polizia.
La vacanza, per loro, si trasformò in tragedia, la loro vita divenne una tragedia, perché simili disgrazie segnano per sempre.
Per quei ragazzi, la prima vacanza da “adulti”, soli con le loro responsabilità e con la loro mente, che corre all’impazzata senza stare troppo a riflettere, sarebbe rimasta una traccia indelebile.
In un attimo, i ragazzi “sopravvissuti” (qualsiasi parola stonerebbe!) pensarono che nell’auto di Vittorio avrebbero potuto esserci loro, pensarono che la loro auto avrebbe potuto prendere la direzione di quella dell’amico, pensarono che in fondo a quel burrone avrebbero potuto esserci i loro corpi, pensarono ai loro genitori… e a quelli dei loro amici. E chi gliel’avrebbe detto? Dinanzi ai loro occhi, passarono veloci i film di tante altre disgrazie simili narrate ai TG.
E soprattutto pensarono… perché questo, poi? Per una serata in discoteca!
Loro, chissà, forse una discoteca non l’avrebbero mai più rivista; loro forse, chissà, mai più avrebbero avuto una vita che si potesse chiamare veramente tale, perché in un rifugio della loro anima si sarebbe stagliata per sempre l’immagine di Vittorio, di Billy, di Gianni, di Ester e di Victoria, che la vita l’avevano persa per tanti stupidi decibel e tanti dannosissimi bicchierini di veleno!
E così quell’ “estate appassionante e tumultuosa”, con “le giornate, torride e lunghissime”, le “notti di luna brevi e afose” “seguite da lunghe e afose notti di pioggia; rapide come sogni e traboccanti d’immagini”, in un battito di vento si trasformò in un inverno cupo e ghiacciato e “quelle settimane sfavillanti”, che nel loro immaginario sarebbero seguite, divennero giorni destinati al ricordo dei loro giovani amici.
E i ragazzi capirono che la vita non era una corsa verso il massimo, verso la trasgressione che ti fa sembrare adulto; capirono che la vita non era uno stravolgimento d’orari e un non rispettare – a prescindere – le regole dei genitori.
Soprattutto, capirono che dietro un bicchierino di whisky non c’è la vita ma si nasconde la morte.
C’erano volute cinque morti per capirlo……
I versi tra virgolette sono tratti da “L’ultima estate di Klingsor” di Hermann Hesse |
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