e.r.r.e.
Iscritto: 27 Gen 2006
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Località: roma
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| Inviato: 14/9/2006, 17:15 Oggetto: Un tentativo di favola andato male :( |
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I bambini ridevano,scherzavano,giocavano per farla breve facevano cose da bambini,mentre il maestro s'impegnava con tenacia a far funzionare un proiettore che avrebbe gettato nello sconforto persino i fratelli Lumiere.
Ci misero pochi secondi ad ammutolirsi e in quegli istanti abbandonarono i loro giochi e nascosero sotto il banco le merende a cui ogni tanto lanciavano un attacco tempestivo e famelico,per poi ritrovarsi con le dita unte sui fogli prima bianchi e ora sempre più simili a cartine geografiche di luoghi misteriosi.
Il proiettore aveva impresso sul muro l'immagine di uno dei più singolari cetacei che l'uomo e i mari conoscano,l'orca.
Tutti affascinati dall'immagine aspettavano in silenzio le parole del maestro e le parole non si fecero attendere.
"Questa è l'orca,qualcuno di voi sa cosa è un'orca?"
Un bambino riccioluto e seduto in fondo disse con tono sicuro e baldanzoso:"La moglie dell'orco!".
Nella classe scoppio di risate,cristalline e rumorose,piccoli aerei di carta che prendono il volo,un bambino ne approfitta per sondare indisturbato i meandri più reconditi del suo naso.
Il maestro non è maestro d'orchestra,eppure basta un suo gesto delle mani per far zittire la classe e riportarla all'ordine;prende un foglio unto da un banco e inizia a parlare,con voce austera eppure carezzevole.
"Supponiamo che questa sia l'unica mappa ancora esistente del paese degli orchi bifolchi e che questo odore di pomodoro sia il fiato fetido di un essere verde
che sta ammirando i suoi bitorzoli,in quel momento non ha nulla da fare perchè gli gnomi stanno ancora nascosti negli incavi degli alberi,i folletti stanno aiutando dei castori a costruire dighe e le fatine fanno incantesimi un po' ovunque,che dappertutto ce n'è bisogno.
Anzi,diamolo per certo,che è già verità e voi non state più curvi sulle sedie,ma correte e vi rincorrete lungo il fiume che a sua volta sembra rincorrervi.
Saliamo su un albero e osserviamo l'orco,oggi è lezione di usi e costumi,inteso come abitudini mica è un orco travestito quello,è un orco vero."
L'orco si conta le dita e le fronde dell'albero gli solleticano lo stomaco,in mano ha un orcio da cui beve un liquido che ha un sapore misto di cuoio e mosto.Un bambino gli si avvicina,finto timido,lo guarda.
Digrigna i denti orco,si sa i bambini sono dispettosi e quello è un novello Lucignolo,arrembato in un'altra favola per sbaglio,esule insieme ai suoi compagnii qui nel paese degli orchi bifolchi.
Il novello Lucignolo e monello caccia fuori delle tasche una gomma da cancellare,con sorriso ingannevole punta l'orco e l'orcio,via una I dall'orcio e ora gli orchi sono due.
Tra gli orchi,così narrano gli scritti del grande storico Orchimede,non corre buon sangue,si odiano reciprocamente e di rado lasciano gli eremi che abitano.
Così gli orchi iniziano ad inseguirsi e i bambini scappano,il fume invece rallenta perchèi castori ancora devono finire la diga e non c'è mai una fatina in giro quando si ha bisogno d'un incantesimo o di un nastrino o più semplicemente di una bacchetta che faccia il paio con quella presa per ricordo da un ristorante cinese.
Tutto d'un tratto gli alberi si piegano,gli orchi si arrestano,le lumache si rintanano nei gusci,le talpe scavano in fretta buche in cui nascondersi,i bambini chiudono gli occhi:sta passando la più bella orchessa che occhio orchesco abbia mai visto.
L'orchessa color ocra lavora alle casse,in un cimitero in cui gli orchi contemplano a lungo i fiori appassire e se ne stanno quieti;Orchidea è il suo nome.
Orchidea di dea ha ben poco,è livida nell'animo e nel colore della pelle ma ogni orco la ama e ne cantano il nome in coro,con tono roco della voce.
Orchidea dalle piaghe avvizzite
e dei steli crespi che reggono la notte
le fate hanno ricci e gioielli
ma tu,bella tra la belle,manchi di ciglia
e ti abbandonarono i capelli.
Orchidea dalla mole imponente
sai di tramonti e di miraggi a levante,
sai di avvoltoi che si voltano,
ti vedono e se ne vanno a ponente.
Orchidea che degli orchi sei la dea
orchidea che di amore sei l'idea...
Così cantavano gli orchi quando ubriachi ritrovavano un minimo di cordialità mentre sulla spiaggia si accendevano i falò delle streghe e a Parigi altre streghe finivano sui i roghi,ma questa non è una favola,le fiabe già da allora non dovevano essere più scritte.
Ma torniamo a noi,che fine ha fatto l'allegra scolaresca?Il maestro sta or ora analizzando una qualità di muschio bianco e i bambini sbadigliano.I castori si chiedevano perchè non nacquero tori per abbattere le dighe costruite dai castori,gli gnomi discutevano con un gigante che aveva appena sentenziato"altezza mezza bellezza"e sulle foglie affollate da folletti le fate tramutavano in giada la rugiada.
"Che fate?"
Due bambini si svegliarono nei banchi in fondo."Le fate,quelle del paese degli Orchi Bifolchi"
La classe scoppiò di nuovo in una grande risata mentre il maestro si accingeva a scrivere un richiamo sui diari. |
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Sheherazade
Iscritto: 21 Giu 2005
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Località: Genova
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| Inviato: 18/9/2006, 21:46 Oggetto: |
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| Anche le tue invenzioni linguistiche e narrative mi mancavano tanto. Una piccola richiesta: anche quando non ti senti ispirato per una fiaba, prendi un foglio, anche unto, e lascia andare la penna, è sicuro che qualcosa di follemente delizioso ne viene fuori. Le tue carte geografiche sono sempre pieni di luoghi magici e incantevoli! :D |
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