Chiara Vitagliano
Iscritto: 24 Mar 2005
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Località: Napoli
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| Inviato: 10/10/2006, 16:06 Oggetto: ANALISI POESIE DEL MESE SETTEMBRE |
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AMORE
ONLY A MINUTE
- tartaruga
IT
Cammini distratta
La gente ti guarda
IT ONLY
Indossi il profumo
di un abito scuro
IT ONLY TAKES
In tasca il saluto
di un letto vissuto
IT ONLY TAKES A MINUTE GIRL
La voglia ti prende
di volger le spalle
IT ONLY TAKES A MINUTE GIRL
TO FALL
Un'ombra distante
e il treno riparte
IT ONLY TAKES A MINUTE GIRL
TO FALL IN LOVE
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Cinque distici, cinque fotogrammi intervallati dal verso di una canzone che piano piano cresce e prende forma, come forma e vita acquista la protagonista di questo bellissimo amalgama poetico, una sperimentazione molto ben riuscita.
Il testo inglese, spezzato, quasi sincopato, che cresce e si alimenta ad ogni distico, sembra quasi fare da colonna sonora alla poesia che assai bene riesce a rendere le sensazioni dell'innamoramento.
Verso dopo verso, quadro dopo quadro, prende vita la scena a cui tutti i sensi sembrano prendere parte: dalla bellissima sinestesia del secondo distico in cui vista e olfatto si confondono nel profumo di un abito scuro indossato per l'occasione, alla diffusa sensualità percepibile lungo tutti i versi, sesso solo accennato, garbatamente suggerito dall'immagine vivida di un letto vissuto che chiude il secondo distico, mentre la colonna sonora si allunga in un minuto che pare estendersi all'infinito e l'ombra di un corpo sfuma distante, dietro il finestrino di un treno che riparte e completa il distacco ed è solo un minuto il tempo che occorre per innamorarsi: to fall in love e si completa il verso, rimasto sospeso al to fall, cadere, alla voglia di voltarsi indietro.
INTROSPETTIVA
AGO E FILO PER L'ILLUSIONE
- Nuccina
Quel senso
- che tra di noi sfugge -
soggiace
al linguaggio
che ne fu preda
e si macera
nel pensiero
di mani nude
e morbide
orfane di tatto
e si perde
in quell'eco
di uno spazio
incerto
e fragile
Ma quando
nel supplizio
ti vidi vera
ti frantumasti
in mille
e mille pezzi
ancora
Inginocchiata
a ricucire
il tuo esistere
con fili di scrittura
un po' bastarda
Tengo d'occhio
le lancette
ché il tempo è spudorato
e temo mi sorprenda
in mezzo ai cocci.
Addormentarmi vorrei
nell'illusione.
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Otto strofe di particolare intensità, di versi brevi, quasi spezzati a ricucire il senso di un'esistenza con fili di poesia.
Quel senso che sfugge sottomettendosi al linguaggio, che pure ne fu preda, e si macera nel pensiero, dove perfino le mani sono nude, orfane di tatto, private del senso loro proprio, e anche lo spazio appare indefinito, fragile, quasi come i contorni di un'illusione nella cui eco il senso stesso si smarrisce.
E poi, nella seconda parte della lirica, ecco lo strazio della frantumazione, l'illusione che si spezza in mille/e mille pezzi ancora a contatto con la realtà, vera e dolorosa, come un taglio su un tessuto.
Ed ecco l'anima poetica che si ritrova nuovamente inginocchiata a rammendare, con fili di scrittura, un'esistenza illusa e slabbrata, tenendo d'occhio il tempo, cercando forse di ingannarlo, per non farsi sorprendere, ancora, tra i cocci.
Ed ecco in chiusa tornare l'illusione, come un vago desiderio di addormentarsi in lei, che è sì vaghezza di ricucirne i fili spezzati, ma anche forse desiderio di ritrovarsi in lei, al sicuro, come dentro l'abbraccio caldo di una coperta cucita con fili di poesia.
GENERICA
QUEST'ORA
- mareblucobalto
Quest'ora
che la pioggia consuma
silenziosa
sulla linea fredda
azzurra d'orizzonte
può donarmi
un anelito di pace.
E sembrano diversi
i rami spogli
tesi verso il cielo
nudi rifugi
nell'aria pulita.
Il vento stesso
padrone delle cime
non bufera
non più urlo spaventoso
eleva un canto
e m'accompagna
guida
per le strade sconosciute
della mente.
E capisco
che posso recuperare
la vita
come si coglie
una primula precoce
in un largo di sole
medaglia inconsapevole
sull'edera.
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È un limpido paesaggio d'anima che si distende in quattro strofe, leggere come un'ora di pioggia in cui tutto appare diverso, sereno, e perfino i rami spogli degli alberi recano solo una flebile traccia di tristezze autunnali e si levano tesi verso il cielo, offrendo riparo e ricovero ad aria finalmente pulita.
Tutto appare rasserenato in quest'ora di pioggia che cade sottile, e anche l'urlo del vento che atterrisce la mente si placa e sfuma in un canto.
Ogni strofa termina con un punto fermo, come a fissare un'immagine sull'occhio della mente, ogni strofa come una fotografia di un momento di riconquistata serenità, come stare affacciati ad una finestra che dà su un'anima e seguirne le "impressioni", passo dopo passo, dall'anelito di pace diffuso silenziosamente dalla pioggia, alla serenità di aria fresca pulita dentro cui i rami nudi si distendono come braccia tese al cielo, attraverso il canto del vento, che placido e tranquillo sembra trascinarsi via ogni malinconia, ogni tristezza, prendendo per mano la mente e accompagnandola attraverso le inconsuete vie della pace interiore.
E in chiusa ecco nascere una nuova consapevolezza, un nuovo anelito, una volontà di afferrare la vita, di coglierla come un fiore novello su un campo inondato di luce.
ALTRI TEMI
NON DANZI COI GIULLARI
- miaghi
Con una maschera di "c'era"
affronto la platea.
Solito trucco!
Tu, seduta in prima fila,
divarichi le gambe,
suggerendomi un copione.
Non danzi coi giullari.
Recitazione.
Res citazione.
Rea eccitazione
Giri il più bello
nella piaga,
e raggiri
tra-dita,
drogandoli,
i tuoi petali feriti.
Suggerisci
trametodiche,
catturando ogni senso
con labbra di melassa.
Plateale,
liberi mute eco
di passione,
mi inviti a desiderare
e te ne vai,
inseguita dall'ombra
della tua anima,
quando il trucco
ormai
scivola via.
Ti desidero
ogni volta, comunque.
Imparerei ad amarti.
e piango per altro.
Una puttana,
neanche lei,
danza coi giullari.
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Una doppia danza di maschere attraversa i versi ed appare il poeta/giullare, con indosso una maschera di c'era, che è cera di trucco, solito trucco, e imperfetto di qualcosa che era e ora forse resta solo attaccato come una maschera al volto.
E appare una donna, gambe divaricate in prima fila, a suggerire battute e una trama di vita, un copione da recitare, trametodiche a catturare, con labbra provocanti, ogni senso, che è senso fisico, ma anche significato. E questa donna/vita, plateale e provocante, appare anche ingannevole, e gira e raggira, invita a desiderare e subito sparisce, sfumando assieme al trucco scivolato via, nell'ombra della sua anima oramai nuda e lascia nel poeta, ogni volta, fiorire il desiderio ed il pianto.
Otto strofe di varia lunghezza a raccontare, in modo intenso ed originale, la mascherata ingannevole dell'esistenza, in un lessico denso e ricco, fatto di polisemie e invenzioni lessicali, come quelle trametodiche suggerite catturando ogni senso. Come il senso stesso che viene ad assumere la valenza di percezione fisica, di significato, e forse anche di senno, come il trucco svelato che è al contempo maschera e inganno. Come l'intera quarta strofa che dalla recitazione, attraverso il copione di una res citazione, conduce alla rea eccitazione che fa, in un certo modo, da testa di ponte tra la prima parte della poesia, in cui predomina la metafora della recitazione e la seconda parte, in cui a dominare è, invece, un senso di eccitazione.
Ma quando il trucco poi scivola via, anche il desiderio sfuma, e resta solo un pianto silenzioso, un pianto per altro, e un vago senso di solitudine diffusa, ché neppure una puttana danza mai coi giullari.
DIALETTALE
A SQUAGGHIATA DA NIVI SI VIDUNU I PERTUSI
- Armando
Lassati chi scinni
fridda comu la morti
a cummigghiari i strati
ca pò tantu acqua addiventa
e pulizìa lu fangu
A squagghiata di la nivi poi
quannu vennu fora i pirtusa
ni parramu.
Accamora n'ama stari sulu
darrè i vitra
a talìari muti
ognunu cu lu so focu.
Lasciate che scenda (la neve)
fredda come la morte
a coprire le strade
chè poi diventa acqua
e pulisce il fango
Quando si scioglierà la neve poi
verrano fuori i buchi
e ne parleremo
Adesso dobbiamo stare soltanto
dietro i vetri
a guardare in silenzio
ognuno con accanto il proprio fuoco.
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Dodici versi in un'unica strofa per una delizia di poesia a cui il dialetto contribuisce inevitabilmente a donare musicalità e spessore.
È la neve che cade sopra le strade e le veste di sé e ricopre il mondo (e la vita) di uno strato uniforme di bianco, fridda comu la morti, ma bisogna lasciarla cadere ca pò tantu acqua addiventa e allora laverà via il fango e allora si riveleranno i buchi, le imperfezioni e le macchie che quella neve ha nascosto.
È la saggezza del vernacolo che consiglia ed insegna la pazienza dell'attesa e già il titolo è come una massima, un proverbio, segno di un'antica sapienza popolare, quel buonsenso giudizioso che nasce dall'osservazione del mondo e a cui solo il dialetto è capace di dare pienezza di vita e dignità poetica.
Ed è quasi un incanto perdersi dentro la musica e l'armonia di questi piccoli versi, stare rincantucciati dietro i vetri a guardare cadere la neve ognunu cu lu so focu. In attesa paziente.
POESIE DI APOSTROFO
DIARIO
- Raimondo
Non annoto più nulla
degli inutili giorni
se poco ne rimane
da raccontare a fogli
che ammutoliti tacciono
e lascio - se ne ha voglia -
che il vortice dei giorni
continui a spettinare
il vuoto delle pagine.
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Tre strofe di settenari sciolti a tracciare il profilo di una poesia bella e malinconica, come un autunno di vita.
Diario di giorni che trascorrono inutili, spogli come la chioma di un albero svestita dal vento.
Giorni senza note, muti come pagine bianche, abbandonati al vortice del tempo con tristezza quasi noncurante, che spettini pure, se ne ha voglia, ancora questi fogli muti di vita.
Una lirica tutta giocata su due immagini di pensiero, due metafore, nell'accostamento continuo tra i fogli di pagine vuote di parole e di vita e le foglie di un albero che silenziosamente si spoglia del verde, al vento dell'autunno che avanza, indifferente e malinconico.
Il vortice dei giorni scompagina fogli che tacciono ammutoliti con la stessa imperturbabilità con cui il vento spettina le chiome di un albero, in autunno, portando via con sé le foglie vuote di linfa, mentre attorno il tempo trascorre, senza avere più pagine da riempire di vita e di sé.
E la tristezza si distende sopra i versi permeando di sé ogni strofa, nel vortice breve dei settenari, trascinando con sé foglie morte/fogli vuoti e lasciandosi dietro un vago sapore di nostalgia.
DAL DIVANO
- Ameo'e
potrei allungare lo sguardo
che non si vede al di là
del doppio vetro,
aperto
disteso il crepuscolo e le gambe
alzare le braccia per
separarmi
dal freddo
insistere a proiettare esistenze d'avanspettacolo
nelle forme della prima sera
/agganci a rampicanti
piroette /
là
dove un frammento d'amaranto
persiste in ambigue
trasparenze.
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Dal divano uno sguardo si allunga e si distende attraverso i vetri e si arrampica fino a scorgere, attraverso trasparenti esistenze d'avanspettacolo, l'unica macchia di colore dell'intera lirica.
Ed è come se la sintassi si liberasse dalle catene, come se il lessico volasse libero, così che può capitare di trovarsi davanti a un crepuscolo disteso come gambe, a braccia alzate per separarsi dal freddo.
E le parole si abbarbicano ai versi come agganci a rampicanti piroette, mentre la mente proietta esistenze d'avanspettacolo, trasparenti, quasi in-esistenti.
Fortissimo è il senso del ritmo, le sonorità, la scelta delle parole, con quel proiettare che in chiusa di strofa prorompe e quasi si trasfigura dentro un vortice di piroette rampicanti.
E poi là, da solo a costituire una strofa, come se lì il balzo trovasse un punto di sosta, un appiglio, lì dove fiorisce un persistente frammento d'amaranto, unica macchia di colore in questo straordinario quadro di trasparenze in bianco e nero. |
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