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I CLASSICI RIVISITATI : Lab. 1 LE MIE PRIGIONI
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Redazione
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Inviato: 25/10/2006, 18:57    Oggetto: I CLASSICI RIVISITATI : Lab. 1 LE MIE PRIGIONI  

LE MIE PRIGIONI di Silvio Pellico
Fa parte della tradizione risorgimentale e forse della sua più eccessiva retorica ma può essere interessante una sua moderna riscrittura ...

Vi propongo la lettura dell'intero primo capitolo.

CAPO I

Il venerdì 13 ottobre 1820 fui arrestato a Milano, e condotto a Santa Margherita. Erano le tre pomeridiane. Mi si fece un lungo interrogatorio per tutto quel giorno e per altri ancora. Ma di ciò non dirò nulla. Simile ad un amante maltrattato dalla sue bella, e dignitosamente risoluto di tenerle broncio, lascio la politica ov'ella sta, e parlo d'altro.
Alle nove della sera di quel povero venerdì, l'attuario mi consegnò al custode, e questi, condottomi nella stanza a me destinata, si fece da me rimettere con gentile invito, per restituirmeli a tempo debito, orologio, denaro, e ogni altra cosa ch'io avessi in tasca, e m'augurò rispettosamente la buona notte.
«Fermatevi, caro voi;» gli dissi «oggi non ho pranzato; fatemi portare qualche cosa.»
«Subito, la locanda è qui vicina; e sentirà, signore, che buon vino!»
«Vino, non ne bevo.»
A questa risposta, il signor Angiolino mi guardò spaventato, e sperando ch'io scherzassi. I custodi di carceri che tengono bettola, inorridiscono d'un prigioniero astemio.
«Non ne bevo, davvero.»
«M'incresce per lei; patirà al doppio la solitudine...»
E vedendo ch'io non mutava proposito, uscì; ed in meno di mezz'ora ebbi il pranzo. Mangiai pochi bocconi, tracannai un bicchier d'acqua, e fui lasciato solo.
La stanza era a pian terreno, e metteva sul cortile. Carceri di qua, carceri di là, carceri di sopra, carceri dirimpetto. Mi appoggiai alla finestra, e stetti qualche tempo ad ascoltare l'andare e venire de' carcerieri, ed il frenetico canto di parecchi de' rinchiusi.
Pensava: "Un secolo fa, questo era un monastero: avrebbero mai le sante e penitenti vergini che lo abitavano, immaginato che le loro celle sonerebbero oggi, non più di femminei gemiti e d'inni divoti, ma di bestemmie e di canzoni invereconde, e che conterrebbero uomini d'ogni fatta, e per lo più destinati agli ergastoli o alle forche? E fra un secolo, chi respirerà in queste celle? Oh fugacità del tempo! oh mobilità perpetua delle cose! Può chi vi considera affliggersi, se fortune cessò di sorridergli, se vien sepolto in prigione, se gli si minaccia il patibolo? Ieri, io era uno de' più felici mortali del mondo: oggi non ho più alcuna delle dolcezze che confortavano la mia vita; non più libertà, non più consorzio d'amici, non più speranze! No; il lusingarsi sarebbe follia. Di qui non uscirò se non per essere gettato ne' più orribili covili, o consegnato al carnefice! Ebbene, il giorno dopo la mia morte, sarà come s'io fossi spirato in un palazzo, e portato alla sepoltura co' più grandi onori".
Così il riflettere alla fugacità del tempo m'invigoriva l'animo. Ma mi ricorsero alla mente il padre, la madre, due fratelli, due sorelle, un'altra famiglia ch'io amava quasi fosse la mia; ed i ragionamenti filosofici nulla più valsero. M'intenerii, e piansi come un fanciullo.

postate numerosi e buona scrittura
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MT Sampietro
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Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 7449

Inviato: 25/10/2006, 19:09    Oggetto:  

Ah mio Dio...
(adesso lo cucino io, il Pellico...dammi solo un po' di tempo...)
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valentina gaglione
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Iscritto: 16 Giu 2006
Messaggi: 3190

Inviato: 25/10/2006, 19:25    Oggetto:  

ma i lavori devono pervenire entro stasera?
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Principepazzo
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Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 9085

Inviato: 25/10/2006, 19:30    Oggetto: scadenza  

Nooooo hai una settimana di tempo
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valentina gaglione
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Iscritto: 16 Giu 2006
Messaggi: 3190

Inviato: 25/10/2006, 19:31    Oggetto:  

grazie principe
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Stefano Cona
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Iscritto: 24 Mar 2005
Messaggi: 5820
Località: Roma Roma nordest

Inviato: 25/10/2006, 19:45    Oggetto:  

Ecco il mio contributo. Ci tenevo ad essere il Primo!

Le mie Pigioni
(di Stefano Cona)

Capitolo 1
Dopo mesi di resistenza strenua e fughe notturne dal mio domicilio alla fine mi lasciai sorprendere.
Erano tre notti che non dormivo a casa e quindi quel Venerdi 17 di Febbraio del 2001 ritornai di soppiatto a casa, aprii, il più silenziosamente possibile, la porta alla quale avevo messo ben quattro serrature antintrusione, e mi gettai sul letto, preda di semisvenimento.
I mio errore fu quello di chiudermi la porta alle spalle dimenticandomi di dare le sedici solite mandate.
Quella mia fatale dimenticanza comportò l’irruzione della Signora Giovanna nella sua casa, di cui io ero affittuario moroso da ormai sei mesi, e il mio risveglio di soprassalto date le violente scosse che ben sei mani mi imponevano con una violenza inaudita. Sei mani grosse come pale di addetti cimiteriali ed appartenenti a tre energumeni assoldati dalla Signora Giovanna per convincermi a sborsare i soldi delle pigioni arretrate.
Piansi, implorai, baciai i piedi della Signora Giovanna, ma non ci fu niente da fare.
Irremovibile la donna ordinò ai suoi bravi di trascinarmi fuori dall’appartamento e di condurmi a casa sua.
Che poi era locata al pian terreno dello stesso palazzo dove abitavo.
Mi trascinarono per le scale come un sacco pieno di immondizia, voluminoso e puzzolente.
Giunti al pian terreno mi spintonarono dentro l’appartamento della mia creditrice e mentre questa apriva una porticina che conduceva in una umidissima cantina da cui arrivavano zaffate di muffa nauseabonde, i tre energumeni mi davano pizzichi marinai nelle gonadi e nelle pareti interne del sedere.
Poi mi gettarono per quelle scalette dure coe il marmo pur essendo invece fatte di legno marcito chissà da quanti anni.
E richiusero la porticina.
Un coro sommesso di “Buona sela” salutò il mio arrivo.
Nella cantina c’era un flebile chiarore che proiettava ombre tremolanti sulle pareti scrostate. Ombre nere di musi tutti gialli. Una cinquantina di cinesi erano stipati là dentro.
“Bene allevato” mi disse un cinese con una barbetta svolazzante al suo stesso fiato.
“Tieni, questo è il tuo quintale di liso e queste sono le olive. Questo è l’ago. Buon lavolo amico”
Ero rintronato dal sono e dalle percosse e non capivo nulla di quanto mi stesse accadendo.
Ma bastò poco per farmi rendere conto di tutto l’orrore di quella situazione.
Vidi i cinesi tutti intenti a bucare i chicchi di riso e farcirli, uno per uno, con microscopici pezzetti di olive.
Il “barbetta” mi sorrise.
E disse.
“Non ti preoccupale amico, al plincipio sembla difficile ma poi ti lendi conto che fale il liso lipieno alle olive non è così difficile come sembla”
Io non credevo alle mie orecchie. E quello continuò.
“E poi la paga è buona. Cinque euli l’ola. Lavorando venti ole al giorno, si guadagnano ben cento euli e in un mese sono ben tlemila euli”
Io feci un rapido conto. Dovevo alla Signora Giovanna proprio tremila euro considerando che ero moroso da sei mesi.
Dunque la mia vita per il prossimo mese sarebbe stata quella. Pazienza pensai, in fondo ero disoccupato da sei mesi e finalmente avevo trovato un lavoro!
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Patricia Panebianco
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Iscritto: 18 Set 2005
Messaggi: 6945
Località: Acitrezza

Inviato: 25/10/2006, 20:42    Oggetto:  

Domani ci provo.
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Raimondo
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Iscritto: 31 Mar 2005
Messaggi: 4818
Località: Roma

Inviato: 25/10/2006, 20:45    Oggetto:  

Dammi tempo e arrivo, Raimondo
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Soffio
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Iscritto: 12 Giu 2005
Messaggi: 2941
Località: Marche

Inviato: 26/10/2006, 01:21    Oggetto:  

Interessante questo laboratorio,cercherò di esserci...
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Patricia Panebianco
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Iscritto: 18 Set 2005
Messaggi: 6945
Località: Acitrezza

Inviato: 26/10/2006, 06:14    Oggetto:  

Raffaele, io ci ho provato seguendo le tue istruzioni, ma mi sa che non è cosa mia :-)

Le mie prigioni

Mi chiamo Gaetano e sono un secondino. Anzi ero un secondino. Adesso ho cambiato vita: sono un pentito e vivo in una villetta di quelle con la cantinetta, la mansarda e il giardino e c'ho pure un cane e due gatti. Mia moglie è sempre brutta come il primo giorno che l'ho incontrata, i miei figli vanno a scuola e, Dio mi perdoni, mi pare che sono finocchi con tutte quelle cose sulla poesia e la cultura che se io gliele avessi raccontate a mio padre mi avrebbe preso a schiaffi a due a due fino a quando diventavano dispari.

Ma di queste cose io non parlo, ché tanto dirle non serve a niente, come non serve a niente stare incazzato con la tua amante che te la devi tenere come è, se no ti tocca andare a letto con tua moglie ed è peggio.

Era il 13 ottobre 2008 quando entrava dalla porta del carcere l'uomo che ha cambiato la mia vita. Si chiamava Silvio. Il cognome non lo dico che tanto chi deve capire capisce e chi non vuole capire non lo capisce lo stesso.
Alle nove di sera - che questi sono signori e anche in carcere ci arrivano quando vogliono - mi consegnano il nuovo prigioniero, proprio quando stava per iniziare "la penisola dei coglioni", proprio il giorno che trasmettevano l'eliminazione in diretta nel mio quartiere ed erano nominati quello stronzo del mio panettiere e quel venduto del macellaio.
Figuratevi quanto mi dava fastidio vedermelo davanti, tutto elegante e con quell'accento da riccostronzooraticomprochetantoseinessuno. Per giunta quando gli chiedo l'orologio e gli effetti personali, mi fa tutta una storia che pare che glieli dovevo rubare e che aspettavo lui per dargli il pane ai miei figli.
Come se non bastasse, lo porto nella cella numero uno che manco Nitto s'era mai lamentato - e quello sì che se lo poteva permettere - e si siede sul letto e piagnucola che pareva la principessa sul pisello che non ha più le dolcezze che confortavano la sua vita. Ecchissenefrega ho pensato io, ma siccome ci campavo la famiglia con le ordinazioni degli stronzetti così, gli ho chiesto se voleva qualcosa, che so, vino, birra, da mangiare.
E quello mi dice se mi pareva che avesse la faccia del poveretto come me che beveva vino, che lui solo champagne beveva e mi incomincia a stonare la testa con la gente che si lamentava del carcere per colpa di quelli come me, dopo che lui aveva confiscato persino monumenti storici e conventi come quello per creare dei luoghi consoni al recupero delle povere vittime della giustizia e dei magistrati. Quasi quasi pareva che ce l'avevo mandato io lì alla cella numero uno con il mio vino buono che non aveva mai ammazzato nessuno e che anche la bonammuzza* di Nitto se lo beveva senza tutte queste storie sulle monache e sui piselli sotto i materassi.
E ora, per colpa sua e del suo telefonino satellitare ultimo modello cheguardaparloancheconMarteesisente benissimoesivedeperfettamente, io sto qui a fare il pentito nella villetta con i figli finocchi e la moglie tutto il giorno a casa, che adesso sì che sono in prigione.
Ma se lo meritava quell'animale: mi aveva fatto sostituire con il suo fornitore di fiducia ed io avevo perso una vita di onorata carriera.
E l'onore è tutto, talìa mi veni macari di chiànciri*

*Buonanima
*Guarda, mi viene pure da piangere.
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Rossana Carturan
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Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 6597
Località: Latina

Inviato: 26/10/2006, 07:24    Oggetto:  

Bello spunto.
Ma non so se riuscirò...mi dà ansia parodiare. :(
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Principepazzo
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Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 9085

Inviato: 26/10/2006, 08:18    Oggetto:  

up up up upon :-)
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reverenda
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Iscritto: 06 Set 2005
Messaggi: 5418
Località: san bonifacio (vr)

Inviato: 26/10/2006, 09:05    Oggetto:  

mi piace assai.
ma lo vedo difficile per il mio polso magro...
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mirtillo
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Iscritto: 19 Dic 2005
Messaggi: 163

Inviato: 26/10/2006, 09:26    Oggetto:  

Data di nascita 13 ottobre 1966


Oggi compio quaranta anni, devo decidermi, devo evadere da questa prigione, non sopporto più queste urla che aggrediscono i miei pensieri, e miei secondini che arrivano di corsa e se la rifanno con me.
Trotterellano sino alla mia cella, poi mi abbracciano, mi coprono di parole dolci come glassa, non credendoci minimamente.
Qualcuno tira poi fuori la sua arma e mi colpisce. Tutte le volte è così ed io mi ritrovo steso nella branda intontito e sfatto. Ne approfitto per lasciarmi andare e recuperare le forze.
A volte arriva un secondino e a forza mi fa ingoiare un bicchiere di veleno, che forse veleno non è, dicendo che mi fa bene.
Non li capisco, non li ho mai capiti, prima mi riducono ad uno straccio sdraiato sulla branda e poi vogliono farmi credere che hanno a cuore la mia salute.
Ecco ricominciano le urla, sono così forti che mi rintronano nella testa, rimbalzano nelle mie cellule e creano quelle strane immagini che sembrano ricordi.
A volte penso che ad urlare così possano essere solo i morti che se ne sono andati prima di aver concluso qualcosa d’importante.
Sono riuscito persino a carpire qualche parola nel buio della mia cella: non li vedo, ma credo che siano almeno due a parlare ed uno chiede pietà. Dice che è piccolo, di non fargli più male, che non è colpa sua, che avrebbe fatto tutto ciò che lui voleva, “Non lo faccio più, papà.”
Quell’altro urla te l’avevo detto , ora te ne pentirai e poi le parole vengono superate da rumori che potrebbero essere frustate o qualcosa di simile . A volte sento un fruscio come di fiamme che divampano e odore di benzina, ma non ne sono sicuro. E’ lo stare qui dentro che altera le mie percezioni, probabilmente il cervello crea ricordi, pur di non andare alla deriva.
Chissà se invece dai morti, queste voci vengono dalla cella accanto.
Ma oggi ho deciso che scapperò, non voglio essere più prigioniero di questo ambiente di pazzi, schiavo di decisioni altrui, mi pare di avere passato tutta la vita qui. Anzi, non proprio qui, credo che mi abbiano cambiato palazzina diverse volte, lo so perché a volte dal finestrino ho visto tetti, a volte cortili. Tutte le volte mi hanno dato abiti e scarpe di un’altra taglia, mi dicevano che stavo crescendo, ma da quando in qua in cella si cresce. Credo piuttosto che si prenda la forma della cella, quando mi espando la riempio tutta e divento come lei: divento i suoi muri, le sue sbarre, il suo intonaco. E’ l’unico passatempo che qui mi viene concesso.
Mi sono organizzato come nei film, ho rubato il cucchiaio e l’ho limato sino a ridurlo ad una lama tagliente.
Questa sera evado.

13 ottobre 2006

Il rumore dei carrelli della colazione è la colonna sonora dell’inizio delle attività della giornata. Odore di caffè d’orzo, latte, finta cioccolata si espande come vapore. Sembra una cosa normale in una casa normale.
Così però non è, l’arredamento è tutto bianco e le porte delle stanze si aprono tutte dallo stesso lato del corridoio, tutte in fila come le porte di un treno.
Mike e Paul si guardano negli occhi.
“Mike,non è oggi che Baby ha detto che sarebbe evaso?”
“Tranquillo Paul, non è suonato nessun allarme, sarà sempre lì e come il solito dirà che sentito i morti urlare, lo dice tutti i giorni da quando è arrivato qui tre anni fa, da Gloweston”.
Arrivano all’ultima porta, la aprono con la chiave di sicurezza e rimangono pietrificati.
Paul sviene.
L’uomo è sempre lì, ma in realtà è evaso.
Mike trema come una foglia, non aveva mai visto una cosa così.
Vomita appoggiandosi alla porta.
Baby è evaso dal proprio corpo, rinunciando al primo prezioso confine verso il mondo esterno.
Si è levato la pelle a strisce quasi regolari, deponendole ordinatamente sulla branda accanto a sé ed ora giace immobile come un uomo nudo della propria vita. Solo il viso è intatto e guarda i suoi carcerieri con un’espressione stupefatta, forse nemmeno lui credeva di riuscire a fuggire. Un velo di sangue rappreso gli copre quasi pudicamente ciò che una volta era stata la cella della sua anima.
Con il cucchiaio in mano sembra aspettare una prima colazione, che non gusterà più: è definitivamente fuggito dal suo corpo e dalle urla di suo padre.
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PennaLibera
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Iscritto: 05 Ott 2005
Messaggi: 2450

Inviato: 26/10/2006, 12:15    Oggetto:  

LA Prigione

La barba e il solito profumo di buon mattino aiutano a creare quell’alone di benessere che serve a confondere chi osserva il volto rasato di fresco, ma già troppo tirato.
Uno sguardo allo specchio e una cravatta elegante sopra la camicia pulita, lasciando i pensieri ad inseguirsi ed accumularsi, quasi a riempire un’altra giornata di dolori di stomaco.
In scooter in studio: otto e venti.
Ogni mattina.

- La pratica Badaloni per favore.-

C’è sempre una pratica a levarti il sonno di notte e a metterti ansia di giorno.

- Chiedono 45.000 Euro di sanzioni, Dottore. -

Li chiamano avvisi “bonari”. Lasciano un tempo ragionevole per respirare, tra il recapito al contribuente per contestare qualcosa in materia fiscale e l’ arrivo l’ufficiale giudiziario a pignorare i beni.

Si tratta spesso di errori dell’ufficio, ma troppe volte di valutazioni diverse sul giusto comportamento da tenere in una materia che di materiale ha solo i quattrini che ti levano se sbagli ad interpretare.

- Abbiamo consultato la circolare 22 del marzo 2004. ? - Cerco di ribattere senza convinzione, rigirando tra le mani la pratica Badaloni.

- No Dottore, ci siamo attenuti al comunicato stampa del maggio 2004 - dice Simona con la faccia tirata, come parlasse della sua dichiarazione dei redditi e non certo di una dichiarazione d’amore.

- Ma il Decreto del febbraio 2003 non era stato convertito in legge nel marzo ? - insisto in cerca di uno spiraglio per non vedere sfumare le ultime speranze di tranquillità della giornata.

- No dottore, il decreto è stato convertito nel marzo 2003, ma il decreto successivo ha modificato l’articolo 22, con la legge 562 del luglio 2004.-

- Quindi ha ragione l’Ufficio a rettificare la dichiarazione ?- farfuglio ripiegando il fascicolo.

- Ad interpretare meglio la circolare del 2004, pare che ……… -

Il telefono non ha mai smesso di squillare stamattina.
La segretaria esce ed entra dalla mia stanza con continui quesiti sulla legge finanziaria 2007, che produce già effetti per il 2006. Guarda caso, retroattivamente.
Francesca, la contabile che lavora da 15 anni con me, è in imbarazzo con un cliente sull’altra linea che non sa più come comportasi con le autovetture aziendali, secondo le nuove norme; Isabella non sa cosa dire ai due dipendenti della società Fulmine che sono nell’altra stanza “incazzati” , per i rimborsi spese che sono stati limitati, dall’ultimo decreto del settembre 2006.
Simona mi guarda in silenzio e mi porta il terzo caffè.

Infilo il cappotto nero ed esco con la pratica Badaloni nella borsa, nera.
Simona ha sorriso ed ha capito.

Per fortuna l’ufficio è a due passi dallo studio. Sarà un viaggio perso, questo è sicuro, ma almeno prendo la mia solita ora d’aria prima di tornare dentro.
Sono quasi convinto che il cliente dovrà pagare la sanzione ed io dovrò allertare la mia compagnia di assicurazione sperando che copra tutto il danno procurato.

- Non riesco a capire da dove spunta questa benedetta rettifica, dottore. - mi dice l’impiegato dell’Agenzia. quando gli mostro l’avviso bonario dopo essere stato in coda un’ora e dopo una ricerca per codice fiscale al terminale.

-La dichiarazione del 2003 è corretta. Sembra abbiano fatto la correzione direttamente dal Centro di Roma. Ci mancavano pure loro adesso. Come se n’avessi poche da aggiustare di nostre. -

- Ma il Decreto legislativo 2004.? - Obietto sottovoce, quasi per non farmi sentire, ma per non lasciarmi dentro quella sensazione di errata interpretazione dell’impiegato, che sarebbe facilmente sovvertita dal diretto superiore.

-Ma no dottore, ha ragione lei. Quel cavolo di decreto si applica dal 2004 e non dal 2003. E in base al comunicato stampa del gennaio 2005, lei ha operato correttamente. Sono matti quelli del Centro di Roma che fanno impazzire anche noi. -

Esco dall’ufficio alle 12.45, molto sollevato.
Dovrò fare domanda, parlare con il cliente, spiegare l’errore dell’ufficio.
E poi, ripresentare tutto perché possano annullare la cartella con le sanzioni di 45.000 Euro.
E poi, andare al centro di riscossione tributi per chiedere la sospensione del recupero coattivo….
E poi, ….

E pensare che volevo fare il veterinario. Mi piaceva l’idea di lavorare con gli animali.
Venni in questa città per quello, ma poi cambiai idea poco dopo e m’iscrissi a un’altra facoltà.
Dopo la laurea ho seguito la strada del lavoro in aziende multinazionali, ma quel lavoro era peggio di una prigione, e me ne andai due anni dopo.

Adesso faccio questo lavoro da più di vent’anni. Per ripiego e perché doveva consentire maggiore libertà.

Mi domando ormai da anni se prima o poi mi lasceranno uscire.
Almeno per buona condotta.
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Principepazzo
Visitatore


Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 9085

Inviato: 26/10/2006, 13:40    Oggetto:  

up up
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mirtillo
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Iscritto: 19 Dic 2005
Messaggi: 163

Inviato: 26/10/2006, 14:20    Oggetto:  

per la redazione
mi sorge un dubbio: io come altri abbiamo parlato di prigione, ma non abbiamo in realtà rivisitato Silvio Pellico.
E' la prima volta che partecipo a questo tipo di esperimento e mi domando se siamo in sintonia con esso o fuori tema. M.
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mariovaldo
Visitatore


Iscritto: 27 Set 2005
Messaggi: 747

Inviato: 26/10/2006, 14:48    Oggetto: Le Pie prigioni  


Le Pie prigioni

Sono arrivati che avevo appena spento il lume.
Ricordo che stavo avvicinandomi al corpo caldo di Ester, mia moglie devota e dolcissima signora delle mie notti.
Bussarono alla porta, anzi, pareva quasi che la volessero sfondare, senza dare tempo a Ignatio di arrivare e togliere il paletto.
"In nome di sua Maestà Cattolica, Re Ferdinando, cerchiamo il conversos chiamato Francisco"
Toccava a me, non potevo crederci.
Eppure avevo fatto tutto quello che mi avevano imposto: avevo abiurato alla fede dei miei antenati facendomi battezzare Francisco. Non era il nome datomi da mio padre, io mi chiamo Elia.
Frequentavo tutte le funzioni religiose nella nostra cattedrale, mi confessavo e mi comunicavo. Ma non era bastato. Come non era bastato a Simone, e prima di lui a Isacco.
Siamo ricchi, questa è la nostra colpa. Il re ha messo gli occhi sui nostri tesori, ne ha bisogno per tutto lo sperpero che compie sulle enormi ricchezze della Spagna. Ora anche quella ridicola spedizione affidata allo straniero, Colon, e fortemente voluta dalla Regina. Tutti sprechi che hanno asciugato le casse dello stato, e non bastano più le esose tasse che ci impone, e che noi paghiamo in silenzio. Allora si confiscano tutte le nostre ricchezze, e per farlo basta accusarci di qualcosa di turpe: apostasia.
Facile, noi siamo conversos. Nessuno ci protegge. Siamo odiati da coloro che abbiamo tradito, quelli che ancora seguono la nostra fede. Certo, nostra, che dentro il mio cuore c'è posto solo per quella, che il Dio di Abramo mi perdoni.
E siamo visti come "marrani", cioè porci bestemmiatori giudei, dai cattolici che non siamo riusciti a convincere della nostra devozione.
Il paradosso è che quando ho abiurato ricevendo il battesimo, mi avevano garantito che solo così io e la mia famiglia saremmo stati considerati degni di rispetto e protetti dalle leggi di Sua Maestà Cattolica. Ma proprio come cattolici, ora io e molti altri siamo accusati di apostasia, mentre i veri Ebrei, coloro che ancora frequentano la sinagoga e professano apertamente la nostra fede, vengono considerati non credenti e quindi immuni da quell'accusa.
Siamo caduti nella trappola come gli stupidi pesci che vengono attratti dall'esca e poi tirati a riva, agganciati senza pietà.
Ora sono qui, in questa prigione lurida. Sento le urla di coloro che sono sottoposti all'interrogatorio.
Io non mi farò dilaniare, io confesserò subito. Sì, sono un marrano, nell'oscurità della mia casa compio i riti del risveglio, rispetto la sacralità del sabato e seguo tutti i precetti che mi rendono un buon ebreo. Poi alla luce del sole entro nelle chiese e faccio il segno della croce, ma dentro di me vorrei gridare che non riconosco il vostro salvatore e che sono un vigliacco, che per questo merito la più orrenda delle morti
Ora attendo il mio turno, il processo sarà breve, la condanna certa, il rogo mi aspetta.
Resterò poco nelle vostre pie prigioni.
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Silas
Visitatore


Iscritto: 25 Mag 2006
Messaggi: 922

Inviato: 26/10/2006, 15:51    Oggetto:  

Se solo potessi ritornare nella mia Torino a ragionare ancora con quell'ombroso Ugo e quell'irruente Enzo...ah se potessi!
Se solo lo potessi, mi guarderei bene dal seguire quel Pietro e soprattutto quelle sue idee malsane, che m'hanno qui condotto.
Non pensavo certo di goder di questa Venere marina che mi sciaborda giorno e notte lungo la pietra di queste mura spesse, in tali miserrime condizioni di galeotto in attesa di giudizio.
Peraltro temo anche che questo mio soggiorno in tanta umidità e cotal accidia di corpo, dato il ristretto spazio della cella, mi cagioni regresso di salute, tal da far avverare profezia di morte mia immatura, l'istessa che il medico pronunciò ai miei, quando ancora in Saluzzo m'apprestavo alla vita, tra una febbre e l'altra.
Ma non devo lasciarmi catturare da simili pensieri.
Ora, pur non essendo un Ercole, m'appaleso robusto, seppur nella mia limitata statura che mal si concilia con quello che m'apprestava a fare con quell'amico mio, tal Maroncelli.
Certo che il piombo ammassato su pel tetto di questa costruione non credo sia salutare, anche se è presto per dire per bocca della scienza che di certo potrebbe nuocere gravemente. Ma io lo sospetto. In fondo il piombo che ha massa sì pesante non può essere del tutto innocuo al pari d'altri metalli dal peso più leggero a parità di volume.
Ma non mi intendo di medicina e quindi a che pro congetturare sciagure di salute?
Piuttosto potrei ingannare il tempo dell'attesa scrivendo qualche verso o qualche rigo.
Ecco questo potrei fare.
Ma non mi sento degno ancora, né come uomo, nè come scrittore, giacchè per scrivere bisogna aver tale conoscenza di sé da poterla estendere ai fatti che si vogliono raccontare. E poi cosa potrei dire? Non più di tanto. Ancora. Meglio aspettare quale sia la condanna per sapere, innanzitutto, se manterrò la testa, poi, nel caso me la lasciassero sul collo, allora si vedrà. Nel frattempo fa freddo, qui dentro. Un freddo umido che penetra nelle ossa come il muschio si fa strada nelle crepe di questi palazzi immersi dentro l'acqua della laguna.
Meglio che dorma e faccia qualche sogno lieto. Potrei sognare forse la Nadine, quella che a Lione mi introdusse all'amore in quel sottoscala buio. Che bella la Nadine con quel sorriso sempre pronto ad invitare tutti. Mi sembrava una cicogna così ben piantata sul pavimento di legno con quell'unica gamba schiacciata contro la mia, mentre con quell'altra mi cingeva il fianco sinistro come una ballerina di tango.
Ma forse il tango è solo nella mia mente perché non di quest'epoca quel ballo così sensuale.
Meglio dormire sì e sognare queste mie prigioni, in fondo, sicure, in quest'epoca così pericolosa, piena di Maroncelli. Maledetto lui.
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Duncan
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Iscritto: 19 Apr 2005
Messaggi: 6742

Inviato: 26/10/2006, 16:08    Oggetto:  

interessantissimo..appena ho un attimi riguardo..intanto complimenti alle prime opere!
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Jeudemots
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Iscritto: 25 Ago 2006
Messaggi: 5393

Inviato: 26/10/2006, 17:46    Oggetto:  

Silvio P. come pirla

Venerdì 13. E quale altro giorno, sennò, avrebbero potuto beccarmi? Passeggiavo tranquillo in Piazza Duomo a tirar calci ai piccioni e quei bastardi mi sono arrivati alle spalle, con quel modo di merda che hanno loro, finto cordiale: “Silvio P.?” E io, pirla: “Chi lo desidera?” Eran le tre del pomeriggio, un sole che a ottobre mai visto, almeno qui a Milano. E non so se sudavo più per quello che per i braccialetti di ghisa quando m’han fatto “clac” intorno ai polsi.
Mamì, mamì, mamì, quaranta dì, quaranta nott, a San Vitur a ciapà i bott… M’han tenuto sotto la lampada per tutto quel cazzo di 13 ottobre e anche dopo. Quaranta giorni magari no, ma tanti. Tanti. A farmi sempre le stesse domande. Uguali. E io a dare sempre le stesse risposte. Perché mi sun di quei che parlen no, sempre per citare la canzone. Ma morta lì. Tanto di questo non parlo. Zitto. Come quando la Marisa mi diceva: “Barbun, lader disgrassià” e io facevo finta di niente che tanto poi, la notte, quando la cercavo nel letto, lo sapevo che era lì che m’aspettava a gambe aperte, la troia, che allora che fossi lader e disgrassià non gliene importava più niente, le andavo bene anche così.
M’han portà denter alle nove di sera di quel cazzo di venerdì 13. Un secondino terrone ciccione, Angiolino, mi porta in cella e mi fa: “Orologgio, patende, ghiavi, cinta dei calzoni e tutti i neuri che c’hai dammeli ammè c’appoi, quanno nesci, se nesci, te li ritorniamo”. Ma come cazzo parli, ho pensato. Ma alla scuola dei secondini ve lo insegnano l’italiano? Poi lo stronzo mi fa “Felice notte, cumpà” e fa per andarsene. Solo che io non avevo mangiato un cazzo da tutto il girono e avevo una fame che lèvati.
“Oei, nino, ma qui da mangiare non ne date? Cos’è, siam tornati ai tempi del Medioevo?” gli dico. E lui: “E comme no! Chisto è o’ grandhotel! Il signore desidera forse pure nu poco ‘e vino?”
Fa lo spiritoso, l’amico. Che se non fosse per dove sono, un bel cartone nei denti glielo cioccherei volentieri. Ma meglio stare ai primi danni e allora decido di non dargli soddisfazione.
“Naa, perché si dà il caso che sia astemio, va bene?” ribatto.
A questa risposta, ho visto che l’Angiolino c’è rimasto proprio male. Perché si sa che coi secondini è come essere al mercato e se trovano il pirla giusto, gli smazzano di tutto, dal vino di marca alla maria. Ma con me gli è andata male: da quando son finito in un fosso con la Suzuki del Mambretti, col cazzo se mi faccio di nuovo rincoglionire dal cancarone.
Ho mangiato due patate bollite e un tocco di formaggio e muffa e poi mi son messo a guardar fuori. Cioè, vabè, fuori è una parola grossa. C’eran solo muri e inferriate, muri e inferriate. E i pirla come me finiti dentro che facevano un bordello della madonna e i secondini che sferragliavano a sbatter tacchi e porte e a far scattare serrature. E m’è venuto in mente che mio nonno diceva che prima – non so quanto prima, tipo un secolo fa – qua c’era un convento di suore. E m’è proprio scappato da ridere a pensare se le pinguine che c’erano prima, tutte belle pulite e sante e zitte, avessero saputo che un giorno le loro stanzette tutte bianche e profumate d’incenso si sarebbero riempite di bestemmie e puzza di canne, e di siringhe e gente come me che il segno della croce non si ricorda nemmeno con che mano si fa. E di colpo mi son visto quando da piccolo andavo a messa con mia nonna e poi m’è tornato in mente quand’ho conosciuto quella stronza della Marisa e quando andavamo tutti assieme a ballare con mia sorella e mio fratello e ridevamo e l’unico problema era non salire in moto troppo da storti perché sennò rischiavi di finire paralitico come il Mambretti che poi la sua moto me la son presa io che se non stavo all’occhio rischiavo di finire come lui, quel pirla… E m’è venuto da piangere. Proprio. E non riuscivo a smettere se pensavo a come stavo prima: che magari non avrò auto una vita da vip, però potevo andare dove cazzo mi pareva e scopare la Marisa nel suo letto caldo e andare al bar a cazzeggiare con gli amici e invece adesso dovrò star qui chissà per quanto a mangiar patate e muffa e sentir storpiare l’italiano da quel terrone obeso dell’Angiolino. Che pirla. Silvio P come pirla, cazzo.
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Armando
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Iscritto: 14 Mag 2005
Messaggi: 6929
Località: Palermo

Inviato: 26/10/2006, 18:39    Oggetto:  

IO. La mia prigione.

Dottore il problema è questo:
Lei lo sa dove sono io?
Io sono in carcere
Sono più in carcere io che i carcerati veri, quelli dietro le sbarre.
Non posso uscire dalla mia prigione. Non posso andare ne avanti né indietro.
Sa da quanto sto fermo qui senza sapere cosa fare?
I carcerati veri almeno hanno una speranza, io no.
Anche quelli che hanno avuto l’ergastolo, non tutti certo, ma qui in Italia qualche speranza possono averla. Io nemmeno quella. Non ho neanche la speranza di una speranza.
Il punto è che non lo capisco perché mi ci ritrovo sempre qui, dove sono.
Non riesco mai a ricordare neppure quando è incominciato ancora.
Neppure la prima volta me lo ricordavo.
Ricordo soltanto che ad un certo punto mi ci sono trovato dentro e non ho saputo come uscirne.
Allora le chiedo: Perché? Che devo fare.
Io sono la prigione di me stesso, mi capisce? Mi condanno e mi arresto da solo. Ogni volta.
Mi scavo la fossa con le mie mani. Le vede le mie mani? Lei non immagina nemmeno che cosa sono in grado di fare queste mani. Buchi neri enormi, grandi quanto l’ingresso di un pozzo e sapesse quant’è profondo e quanto buio c’è lì dentro. Lo stesso che porto dentro.
Sa, sono uscito più volte da questo carcere però c’è qualcosa che mi spinge a ritornarci ed è questo che voglio sapere. Me lo deve dire lei che ha studiato dottore. Che cos’è? Perché?
Perché mi dispero e contemporaneamente sembra che non possa farne a meno?
Sono il carcere di me stesso dottore. Che devo fare.
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Massimo Guisso
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Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 13803

Inviato: 26/10/2006, 18:45    Oggetto:  

Non riuscivo a commentare nel suo specifico post il brano di Mariovaldo, quindi lo faccio qui: estrema accuratezza storica, come suo solito; stile inconfondibile; possibilità di adattarlo ad altre situazioni purtroppo similari (vedasi la strage dei Càtari). Stop.
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Principepazzo
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Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 9085

Inviato: 26/10/2006, 19:04    Oggetto:  

segnalo agli amministratori l'inconveniente ...

verrà sistemato a breve
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Leomar
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Iscritto: 22 Feb 2006
Messaggi: 69
Località: Milano

Inviato: 26/10/2006, 19:44    Oggetto:  

Per Mariovaldo:
qualsiasi sia l'argomento, la tua scrittura è sempre notevole, attenta e curata. Ancora una volta ho apprezzato lo stile, il ritmo, il contenuto di un autore versatile. L'insieme degli elementi regala testi pregevoli, di ottima qualità, che lasciano sempre un segno. Indipendentemente dai gusti personali, è innegabile la tua capacità di coinvolgere chi legge. Davvero complimenti e grazie :)
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