MT Sampietro
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| Inviato: 30/4/2008, 10:36 Oggetto: IO SONO UN GATTO - NATUSME SOSEKI |
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Da parte di Rossana, meritatamente in vacanza:
Per questo Mercoledì ho pensato di proporre un scrittore particolarissimo e accattivante, il più grande autore del Giappone moderno, considerato il padre di Mishima : Natusme Soseki con il suo ultimo libro: Io sono un gatto (Neri Pozza 2006) -
Una storia bellissima, dove la borghesia giapponese dell'inizio del '900 viene inchiodata e dipinta in chiave ironica e sottile da un gatto filosofo e scettico.
Davvero un bel romanzo.
La trama (Seconda di copertina)
Il Novecento è appena iniziato in Giappone, e l'era Meiji sta per concludersi dopo aver realizzato il suo compito: restituire onore e grandezza al paese facendone una nazione moderna. Il potere feudale dei daimyo è un pallido ricordo del passato, così come i giorni della rivolta dei samurai a Satsuma, e l'esercito nipponico contende vittoriosamente alla Russia il dominio nel Continente asiatico. Per Nero, il gatto di un vetturino che spadroneggia nel quartiere in cui si svolge questo romanzo, i frutti dell'epoca moderna non sono per niente malvagi: ha un pelo lucido e un'aria spavalda impensabili fino a qualche tempo fa per un felino di così umile condizione. Per il protagonista di queste pagine, invece, un gatto dal pelo giallo e grigio, che i suoi simili sbeffeggiano chiamandolo "Senza nome", le cose non stanno così: dinanzi ai suoi occhi si dispiega tutta l'oscura follia che aleggia in Giappone all'alba del XX secolo. Il nostro eroe vive a casa di un professore che si atteggia a grande studioso e che, quando torna a casa, si chiude nello studio. Di tanto in tanto il gatto va a sbirciarlo e puntualmente lo vede dormire. Certo, il luminare a volte non dorme, e allora si cimenta in bizzarre imprese. Compone haiku, scrive prosa inglese infarcita di errori, si esercita maldestramente nel tiro con l'arco, recita canti no nel gabinetto, spettegola della vita dissoluta di libertini e debosciati... Insomma, mostra a quale grado di insensatezza può giungere il genere umano in epoca moderna...
Il passo
(trad. Antonietta Pastore):
Vorrei avvisare i lettori che l’abitudine degli uomini di chiamarmi “il gatto” in tono che definirei dispregiativo, come se fossi un’entità trascurabile, è davvero biasimevole. E’ vero che sono solo un gatto ma non è lecito trattarmi in maniera così sbrigativa. A chi ci osserva dall’esterno noi gatti siamo tutti uguali, indifferenziati sia nella forma che nella sostanza, privi di una personalità individuale, ma chi entrasse nel nostro mondo constaterebbe che è molto complesso, che vi si può applicare alla lettera il detto umano: “dieci individui, dieci caratteri”
L’antico motto “i simili con i simili” è proprio vero: i bottegai sono i bottegai e i gatti sono i gatti.
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