gionni b.
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| Inviato: 3/5/2008, 19:16 Oggetto: ALPHONSE ALLAIS: Un dramma molto parigino |
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ALPHONSE ALLAIS
Un dramma molto parigino
Capitolo I
Dove si fa conoscenza di un Signore e di una Signora che sarebbero potuti essere felici senza i loro eterni malintesi.
Ah, ha ben saputo
scegliere,
il cliente!
Rabelais
Al tempo in cui comincia questa storia, Raul e Margherita (un nome adorabile per gli innamorati) erano marito e moglie da cinque mesi circa.
Matrimonio d’amore, sia ben chiaro.
Raul, una bella sera, ascoltando Margherita che cantava l’incantevole romanza del colonnello Henry d’Erville:
La pioggia, cara alla ranocchia,
Profuma il bosco ringiovanito.
…Il bosco è come Ninì.
Sa di buono quando si è lavata.
Raul, dicevo, giurò a se stesso che la divina Margherita (diva Margarita) non doveva appartenere a nessun altro se non a lui.
La loro convivenza sarebbe stata la più felice di tutte le convivenze senza il fottuto carattere dei due coniugi.
Per un sì, per un no, crac! un piatto rotto, uno schiaffo, una pedata nel culo.
A questi rumori, Amore fuggiva in lacrime e aspettava, all’angolo di un grande giardino, l’ora sempre vicina della riconciliazione.
Allora, baci senza numero, carezze senza fine, tenere e ben informate, di un ardore infernale.
Veniva proprio da pensare che quei due gran maiali litigassero solo per avere il piacere di riconciliarsi.
Capitolo II
Semplice episodio che, pur senza riallacciarsi direttamente alla vicenda, darà al pubblico un’idea del modo di vivere dei nostri eroi.
Amore in latino si dice amor,
Perciò proviene dall’amore morte
E, proseguendo, tormento che morde
Dolori, pianti, piaghe, malefatte, rimorsi…
(Stemma d’amore)
Un giorno, però, fu più grave del solito.
Una notte, anzi.
Erano andati al Teatro delle Applicazioni dove si rappresentava, fra l’altro, L’infedele, di M.di Porto-Riche.
Informami, sibilò Raul, quando ne avrai avuto abbastanza di contemplare Groscalude.
E tu, inveì Margherita, passami il binocolo non appena sarai sazio di ispezionare Mademoiselle Moreno.
Inaugurata su questo tono, la conversazione non poteva concludersi se non con le più deplorevoli e reciproche violenze.
Nella carrozza che li riaccompagnava, Margherita continuò a pizzicare sull’amor proprio di Raul come su un vecchio mandolino fuori uso.
Così, non appena tornati a casa, i belligeranti si schierarono sulle rispettive posizioni.
La mano alzata, lo sguardo duro, i baffi come quelli di un gatto inviperito, Raul avanzò su Margherita, la quale cominciò subito la ritirata.
La sventurata cercò di svignarsela, rapida e furtiva, come una biscia nei grandi boschi.
Raul era deciso a riacciuffarla.
Allora, il colpo di genio della suprema angoscia illuminò d’un lampo il piccolo cervello di Margherita.
Voltandosi bruscamente, si gettò fra le braccia di Raul gridando:
Ti prego, amore mio, difendimi!
Capitolo III
Dove i nostri amici si riconciliano nel modo in cui, se siete furbi, io vi consiglio di riconciliarvi spesso.
“Metti fuori la lingua,
per favore!”
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Capitolo IV
Un mattino, Raul ricevette questo messaggio:
“Se volete, per caso, vedere vostra moglie di ottimo umore, andate giovedì al ballo degli Incoerenti al Moulin Rouge. Lei ci sarà, trasformata e mascherata da piroga congolese. A buon intenditor… Salute!
Un amico”
Lo stesso giorno, Margherita ricevette questo messaggio:
“Se volete, per caso, vedere vostro marito di ottimo umore, andate giovedì al ballo degli Incoerenti al Moulin Rouge. Lui ci sarà, trasformato e mascherato da cavaliere templare. A buona intenditrice…
Salute!
Un’amica”
Questi biglietti non caddero nell’orecchio di due sordi.
Dissimulando abilmente i loro disegni, quando arrivò il giorno fatale:
Mia cara amica, disse Raul con l’aria più innocente, sono costretto a lasciarvi fino a domani. Affari della più grande importanza mi reclamano a Dunkerque.
Viene a proposito, rispose Margherita con delizioso candore, perché anch’io ho appena ricevuto un telegramma della zia Aspasia, gravemente malata, che mi invoca al suo capezzale.
Capitolo V
Dove si vede la folle gioventù dei nostri giorni turbinare nei più chimerici ed effimeri piaceri senza curarsi dell’eternità.
“Massì, vecchio malvissuto,
la vita è tanto bella!”
Auguste Marin
I trafiletti del Diavolo Zoppo sono stati unanimi a proclamare che il Ballo degli Incoerenti ha riscosso quest’anno uno straordinario successo.
Un bel po’ di spalle e altrettante gambe, accessori a parte.
Solo due convenuti sembravano non prendere parte al generale divertimento: un cavaliere Templare e una Piroga congolese, entrambi ermeticamente mascherati.
Sotto i colpi delle tre del mattino, il Templare si avvicinò alla Piroga e la invitò a cena.
Per tutta risposta, la Piroga poggiò la mano sul vigoroso braccio del Templare e la coppia si allontanò.
Capitolo VI
Nel quale la faccenda si complica.
- Dico io, non vi sembra
che il rajah ci sorrida?
- Può darsi, signore.
Henry O’Mercier
Lasciateci solo un momento, disse il Templare al cameriere del ristorante, giusto per decidere in pace cosa ordinare. Vi richiameremo fra poco.
Il cameriere si allontanò e il Templare chiuse accuratamente la porta della saletta.
Poi, dopo essersi liberato dell’elmo, con un gesto improvviso tirò via la maschera della Piroga.
Entrambi emisero, contemporaneamente, un grido di stupore.
Lui non era affatto Raul.
E lei non era Margherita, proprio per niente.
Allora si presentarono reciprocamente le loro scuse e non tardarono a fare conoscenza con la complicità di una breve cena, e non vi dico altro.
Capitolo VII
Lieto fine per tutti tranne che per gli altri.
Beviamo lo sciroppo di vermut
Conforto dei nostri vecchi battaglioni
George Auriol
Questa piccola disavventura servì da lezione a Raul e Margherita.
Da quel momento in poi non litigarono più e furono perfettamente felici.
Non hanno ancora molti bambini, per il momento, ma arriveranno. |
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