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nazim - Scheda Autore n. 6
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Autore Messaggio
Raimondo



Iscritto: 31 Mar 2005
Messaggi: 4818
Località: Roma

Inviato: 9/5/2008, 17:03    Oggetto: nazim - Scheda Autore n. 6  

Scheda Autore n. 6 - "nazim"

Flash sulla poetica di "nazim"

Tratto saliente dei versi di "nazim" è che egli, poetando, mantiene sempre ben saldi i piedi a terra: vive guardando al quotidiano e alle sue asperità e ne risulta uno spaccato esistenziale di problemi in una sequenza che è ampia ricognizione e al tempo stesso diagnosi di mali acuti della società; ma questa rassegna non prelude alla rassegnazione perché la medaglia, come tutte, ha il suo rovescio, sul quale è possibile leggere la "ricetta" salvifica del poeta.

* * *

Iscritto il 16.3.2006, "nazim" ha pubblicato su apostrofo.com (al 29.4.2008) 402 testi, tra i quali sono state scelte - per questa scheda - circa venti poesie: tutte quelle postate nel 2008 (escluse le sperimentali o di laboratorio) ed alcune del 2007.

È un Autore meritevole di attenzione per il motivo ben espresso da Cesare Pavese ne "Il mestiere di vivere": Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma.

Il tono lirico a volte può, a prima vista, dare l’impressione d’un preannuncio di resa: quasi un sommesso cedimento. A che cosa? Sicuramente a quei mali del mondo, individuali, sociali e psicologici, evidenti in molte composizioni. Sono mali cospicui, che attraversano e lacerano la nostra quotidianità, ed ai quali sembra difficile poter sfuggire, come denunciano l’incipit e la chiusa di "Marinai" (*): Riesce malamente / quel dio in manovra / ancora questa barca / regge e imbarca acqua //...// Lui fa il suo / e del mio / si darà pace.

Il disagio che l’Autore esprime, di fronte a particolari situazioni ed eventi di vasta portata, trova ulteriori conferme nei versi di "Occidente bastardo" in forma autocritica tra il generale e il personale (mi commuove la fame / che non so mio malgrado) e con volontà di riscatto: rinnego il passato / apro la frontiera; ma questa apertura, vista come possibile rimedio, è causa di nuovi mali testimoniati da "Guardie e ladri": sono i padroni nuovi / e tu un ladro.

Ne derivano le sconfortanti conclusioni di "Una definizione di libertà" (pallina di gomma // pare sia libertà / ma rimbalza sempre / su pareti e soffitti) o di "In questo Paese, io": un paese in cui c'è molto da fare / nel bosco delle intenzioni perfette, tanto da sentirsi preso in giro // immagine sbiadita / che si ostina a volermi / rappresentare.

Così tutto finisce per perdere vitalità o dinamismo, come in "Déjà vu" (mi calo nei tempi //...// ritorno alla piazza / tutto rimane com'era / il mio percepire / e quel che gli serve), oppure assume contorni paradossali, persino nella visione della morte (in "A quel certo punto: ?"): Parlar di morte è comico / quasi avesse un naso finto / e io dovessi intervistarla / mentre presiede al funerale; tant’è che (in "Morte, assoluzione e luppolo"), di fronte al suo odore pastoso e forte / di nudità definitiva / indifesa / per questo sigillata a stagno e sepolta / prima che la ragione veda // bevo una cattedrale di birra.

Se la metaforica ubriacatura consente all’Autore di prendere le distanze dai sapori acri dell’altro da sé, al tempo stesso lo stringe in cunicoli introspettivi, ora memoriali ora riflessivi, inevitabilmente emozionali soprattutto quando il movente ispirativo è l’amore. I versi di "Come dovevo" rievocano un amore del quale è vivo il profumo / del gelsomino come quando la presi / mentre ancora appendeva / le sue stelle / ad un cielo acerbo; anche altre liriche sono intrise di ricordi, dolci sì eppure amari, come in "Ti amo di spalle" (Solo, chino, / giro il capo / e amo le tue labbra), e di venature autocritiche, come in "Scusa": scusa / per quanto non ho detto allora / e per non aver taciuto adesso.

Viene quindi fatto di chiedersi: se le cose stanno così, su uno sfondo fatto più di ombre che di luci , è ovvio che la lirica significativamente intitolata "Commiato" (*) sia una conferma di resa. Dico di no; ma vediamo perché. A me sembra di poter leggere in questi versi piuttosto una motivata convinzione, che racchiude in sé l’ossimoro dell’altruismo insito nell’uomo (suo malgrado) e dell’egoismo tipico del poeta; all’auspicio solidaristico iniziale (la mia vita / si interrompa / la mia memoria / si perda / se tutto questo / vale un tuo giorno sereno) segue quello proprio del poeta: I vermi /.../ rinascano poi / come farfalle / e la mia anima /.../ voli via con loro.

È da ritenere che con questi versi "nazim" abbia, più o meno inconsciamente, allestito una sorta di vetrina in cui è possibile esporre variegati campionari di malessere, da osservare, sì, con attenzione, senza però trarre affrettate conclusioni sulla sua ineluttabilità.

Sono, io credo, due significativi punti di snodo tra la diagnosi e la prognosi che consentono al poeta di prescrivere la sua precisa "ricetta" salvifica. Bando, cioè, ai catastrofismi dell’anima, che ora si rivolge a sentimenti luminosi in grado di rischiarare il buio fin qui rinvenuto: in "Armonico" (*) la luce viene dal riso perfetto di bambino / con sguardo adulto / che non lo sa / d'esser felice; in "Temi antichi e nuove atmosfere" la consapevolezza si rafforza quando Riprendo con fogli smangiucchiati da tarme / determinati appunti che vagano / nel pulviscolo illuminato / da un primo raggio / che non mi aspettavo; in "Camino" il rinnovamento è acquisito: fosse già quel tempo / che sta nella speranza; infine, in "Oggi", ecco l'anima /.../ (strizzata) / messa ad asciugare / sul filo teso / tra me e qualcosa //...// a rubare / la vita che saprei / che sarei bravo a fare / come autore / e attore.

Attivarsi in quest’area mentale e sentimentale equivale a metabolizzare ogni male dell’odierna condizione umana, tant’è che - come si è visto - l’animo rinfrancato del poeta, nel riscoprire che effettivamente c’è spazio per la speranza, si concede momenti di lirica pura, pur prendendo le mosse proprio dai temi che vorrebbero precluderla.

Nei suoi versi l’Autore sa ben circoscrivere l’orizzonte di riferimento: anzitutto saltando a pie’ pari gialle margherite o rossi papaveri di verdi campi sotto un cielo blu, cioè rifuggendo da oleografiche raffigurazioni di realtà emozionali puramente estetiche; di conseguenza concentrando la sua attenzione su aspetti dell’altro da sé ben lontani dall’oleografia e dalla fruibilità estetica fine a se stessa, in quanto generatori di immagini ed emozioni poetiche che vanno dall’ansia alla sofferenza, dal crudo disincanto all’attonita sfiducia. Ne viene fuori una poesia "polarizzata" su nuclei tematici che non stendono veli pietosi ma attraversano e scavano la realtà del nostro tempo.

L’Autore sembra condividere l’avversione di Robert Musil, espressa ne "L’uomo senza qualità", per un certo tipo di poesia: Nei tempi in cui lo spirito rassomiglia a un mercato pubblico, passano per la perfetta antitesi di esso certi poeti che col loro tempo non hanno nulla a che fare. Essi non si sporcano con pensieri contemporanei, forniscono per così dire poesia pura e parlano ai loro fedeli un morto linguaggio di grandezza, come se fossero appena tornati dall’eternità per un breve soggiorno sulla terra.

* * *

SCHEDE PRECEDENTI:
n. 1 - Virginj
n. 2 - pelmo
n. 3 - donnadautunno
n. 4 - Alex Manunta
n. 5 - tiziana pizzo
__________

(*) Testi da prendere in considerazione per la prossima antologia.
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