pelmo
Iscritto: 05 Dic 2005
Messaggi: 1851
Località: Francavilla al mare
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| Inviato: 25/5/2008, 16:23 Oggetto: Las favola dell'uomo a cui piaceva camminare |
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La favola dell’uomo a cui piaceva camminare
Come si chiamasse non ha importanza, potete chiamarlo come vi pare.
E’ più importante magari sapere quanti anni avesse anche se non era “macchinista ferroviere” diciamo sui cinquanta, un bel traguardo, un passo avanti della vita e un passo prima della morte, ma forse un passo prima della morte è cosa di tutti e non solo sua.
Da ragazzo faceva strani sogni, strani davvero.
Sognava una principessa che un giorno avesse potuto amare e sognava di fare un viaggio a piedi, un lungo viaggio a piedi.
La principessa la incontrò quando aveva perso ogni speranza e con lei passò il giorno più bello della sua vita, un giorno che avrebbe ricordato sempre.
A dire il vero lui avrebbe voluto persino un futuro, ma i sogni si fanno in due e poi forse era un sogno, magari non è mai successo.
Gli rimaneva il secondo sogno.
Voi mi direte, ma allora perché non ha fatto un viaggio in macchina o in bicicletta o in barca?
Aveva letto “tre uomini in barca” ma lui era solo, in macchina che gusto c’è, lo fanno tutti e in bicicletta?
In bicicletta si, ma ehm, lui non sapeva andare in bicicletta.
Lo so, lo so non ci credete non esiste nessuno che non sappia andare in bicicletta, ma tanto questa è una favola no? Mica è la verità, nelle favole esistono anche persone che non sanno andare in bicicletta e io non ci trovo “nulla di male in questo” chiaro!!!
Come fare? Esiste il lavoro nella vita, mica si può non lavorare, a meno che non si è ricchi, ma lui non era ricco.
Così decise di fare questo viaggio durante le sue ferie.
Il percorso? La via Tiburtina da Pescara verso Roma e dove si arriva, si arriva.
Uno zaino leggero, un paio di scarpe di ricambio, un paio di jeans di ricambio, qualche maglietta e biancheria intima.
La strada correva sotto i suoi piedi con lentezza.
La via Tiburtina passa dentro Pescara, supera l’aeroporto e poi il grande centro commerciale.
Non aveva uno storico, non sapeva quanto tempo occorresse.
Si fermò a mangiare alla Dragonara un posto particolare vicino all’imbocco di Pescara Ovest dell’autostrada.
Un panino e una bottiglia d’acqua.
Pensava che il peso maggiore da portare fossero i vestiti, ma poi capì che era soprattutto dell’acqua che aveva bisogno e l’acqua pesa.
Riprese la sua strada con pochi pezzi senza case, sino ad arrivare alla periferia di Chieti Scalo nel primo pomeriggio.
Vide la ragazza in bicicletta e lei gli mandò un bacio.
A Chieti Scalo la Tiburtina passa parallela alla ferrovia, arrivò in stazione indeciso, la notte si stava avvicinando. Dove poteva dormire? Dove?
Pensò al percorso che aveva ancora davanti a se.
Lo stadio e poi un pezzo di strada rasente la campagna.
La ragazza in bicicletta ripassò da quelle parti e si fermò.
-Ma non mi riconosci sono Roberta.-
Era passato tanto tempo, quanti anni, la gente cambia e cambiano anche i ricordi.
Quella notte dormì a Chieti Scalo. |
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oissela
Iscritto: 28 Mar 2007
Messaggi: 340
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| Inviato: 26/5/2008, 08:39 Oggetto: |
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In questa sez. Fiabe e Fantasy, oasi poco frequentata dalla maggior parte
degli utenti, ogni tanto appaiono dei bei lavori.
"La favola dell’uomo a cui piaceva camminare" è una bella storia, ben
scritta e che si fa rileggere volentieri.
Mi ha colpito l'epilogo anche perché mi piacciono le storie che finiscono
bene, nella loro semplicità.
Ciao.
Oissela |
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