Rossana Carturan
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| Inviato: 9/7/2008, 18:25 Oggetto: COME DIO COMANDA - NICCOLO' AMMANITI |
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Per questo Mercoledì desidero proporvi un passo dal premio strega dell%u2019anno scorso: come dio comanda %u2013 di Niccolò Ammaniti. In questo romanzo, molto ammanitiano, il mondo feroce, senza conciliazioni, visto dagli occhi di un bambino, risulta essere un autentico spaccato di quella che era ed è, e purtroppo ha tutte le carte per esserlo ancora, una società crudamente in decadenza.
Un libro che si legge velocemente, perché Ammaniti anche sul piano stilistico è di certo una garanzia.
La trama
(quarta di copertina):
In una pianura zuppa di pioggia, in una landa ai margini di tutto, dove i campi e i fiumi si mischiano con i capannoni, le villette con il prato davanti e i concessionari di automobili, vivono un padre e un figlio. Rino e Cristiano Zena. Uniti da un amore viscerale che si nutre di sopraffazione e violenza. Tirano avanti un'esistenza orgogliosa insieme a un paio di balordi: Quattro Formaggi, rimasto strano dopo un incidente con i fili dell'alta tensione, e Danilo Aprea, abbandonato dalla moglie e segnato dalla perdita della figlia. Un giorno decidono che è arrivato il momento di dare una svolta alle loro vite. Il piano è semplice: scassinare un Bancomat.
I protagonisti di questa fiaba apocalittica si ritrovano così in una notte di tempesta, affollata di fantasmi e rimorsi, in cui i fiumi straripano e il fango sembra seppellire ogni speranza. Ma dalle tenebre emerge una ragazzina bionda che sprigiona una forza oscura e finisce per cambiare per sempre i loro destini...
Eppure è proprio nel buio delle aspirazioni dei personaggi che popolano il romanzo che Ammaniti riesce a cogliere la luce che li anima e che ce li rende familiari fino a farceli amare. Nella cieca brutalità della vita o nella sua tragicomica normalità, sono anche loro creature che cercano il proprio dio.
Il Passo:
La notte in fondo alla pianura, cominciava a mostrare i primi segni di volersene andare. Una striscia di nebbia densa come ovatta era adagiata tra i filari di pioppi che seguivano il corso del fiume. Le cime scure degli alberi spuntavano come pennoni di navi fantasma.
Cristiano Zena ansimava spingendo la carriola su cui era adagiato il cadavere di Fabiana Ponticelli lungo una stradina che tagliava i campi chiazzati di pozzanghere.
Si orientava a memoria visto che non poteva accendere la torcia. Aveva perso un sacco di tempo nel garage e tra poco avrebbe albeggiato e c%u2019erano buone possibilità di incrociare qualcuno%u2026
(%u2026) Bisognava essere completamente idioti per non capire che sotto quella coperta c%u2019era un cadavere
E quindi%u2026
E quindi niente, se mi beccano è il destino che vuole così. Dirò che sono stato io. E così quando papà si risveglierà capirà quanto gli voglio bene
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