Raimondo
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| Inviato: 24/7/2008, 23:02 Oggetto: sandalè - Scheda Autore n. 15 |
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Scheda Autore n. 15 - "sandalè"
Flash sulla poetica di "sandalè"
L’Autrice appare motivata dall’intento primario di dipanare, se e fin dove possibile, l’intricata matassa esistenziale, seguendo vie percorribili in cerca di indizi che consentano di avere un minimo grimaldello interpretativo del mondo e dell’io nella complessità delle loro sfaccettature. Anche quando il cammino le si rivela accidentato, rimane attento lo sguardo con cui scruta eventi e persone; la tensione che ne segue, al di là degli esiti della gnosi, la portano alle certezze, in filigrana ai suoi versi, di un’articolata olografia del proprio "habitat" interiore.
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Iscritta il 30.8.2007, ha pubblicato 72 testi, di cui 39 nel 2008 (al 20 luglio); escludendone 16 in prosa e 11 realizzati nelle varie rubriche (Mercoledì, Bonsai, Acrostici), che testimoniano sia la versatilità dell’Autrice, sia la volontà di cogliere ogni utile occasione di laboratorio, le poesie qui considerate sono una quindicina.
Gli aspetti che contraddistinguono la tensione poetica dell’Autrice appaiono ben delineati nella sua più recente composizione, "Cic-Ciac" (*), dove fin dall’incipit dichiara il significativo approccio Open space nella mente che le consente di osservare intorno a sé con lo sguardo lungo, di captare brusii e clamori, da uno scalpiccìo maldestro ad ogni bla-bla-bla, e di valutarne l’impatto interiore in termini che lasciano metaforicamente poco spazio tra la poltiglia evocata dall’onomatopea del titolo e, in chiusa, l’eco assurda di un battaglio di campana allegramente a morto.
È un duro giudizio di valore del poeta, spettatore attento, su insensibilità e/o superficialità della moltitudine di attori nella loro quotidiana recita di vita. La chiara presa di posizione è, io credo, un utile punto da cui partire, provando a riaggomitolare da qui il filo poetico lasciato scorrere nel dedalo esistenziale da Arianna-sandalè.
È un’Arianna che scrive il suo diario in versi arricchendolo di esperienze, sempre pronta com’è, nelle più disparate circostanze, ad attivare il proprio radar mentale e sentimentale.
L’Autrice sa cogliere precisi segnali anche nella dinamica di un fenomeno naturale come la Nebbia /.../ panno grigio a cancellare tutto /.../ poi arriva il vento a passare a canovaccio il cielo, in "E adesso è luce": lirica forse da intendersi, rispetto al "Cic-Ciac" di prima, come propositiva risposta che invita a guardare oltre il grigiore occasionale (beninteso, se lo è o se si ritiene che possa essere tale).
Maggiore, e quindi più motivata, attenzione è quella rivolta a luoghi che per l’Autrice sono osservatori privilegiati: come, in "Ad ascoltare il vento" (*), le stazioni via vai d'umanità diversa per cogliervi ora brandelli di pensieri rubati al volo, /.../ un bacio, /.../ due lacrime ed ora Una bella nera vestita di colori, il bimbo appeso alla sua grande schiena / mi guarda e sgrana gli occhi splendidi, ho perso la coincidenza, cedere ad un feeling ipnotico mentre Cammino lenta, la mia valigia trascinata / dall'altra la sigaretta, una lucciola sospesa nel buio delle vite altrui e concludere che così Trenitalia rimborsa i miei disagi; o come il "Bar Magenta" dove prendo a due mani / piccoli sorsi meccanici a labbra dischiuse, / gli occhi spiritati che svolazzano rapidi sia verso il legno antico / muri immacolati e infiniti - niente fumo adesso qui -, sia verso certi tizi troppo trendy, come pugni in faccia al seppia del locale, dopo Esco a fumare, c'è un tizio lì fuori /.../ disquisisce di affari col vento / poi, zaino in spalle, se ne va ed infine quando Piove / un po' curvi nel buio uniamo le vite / e andiamo; o altri spazi che offrono i colori e i suoni della folla / Arte drammatica svenduta nelle prime bancarelle / Quelle senza tende, quelle dei dannati in prima fila, in "Attaccato fisso al palo".
Ancora altri scenari o fotogrammi, su cui riflettere e far riflettere i lettori, "sandalè" non se li lascia sfuggire, con particolare riferimento alla condizione femminile, fatta: di estremi disagi, incisivamente tratteggiati in "Un sorriso di sasso" che, in un angolo di strada qualunque appare come una crepa nella sua faccia di pietra; di altrettanto estreme insidie in "Tempo di arancia succhiata", un tempo che scuote le forme in abbozzo / con brividi strani mentre Tu aspetti in riva allo stagno / sgranando un rosario di sogni mandati in frantumi da chi ha mani sapienti, /.../ indole di cane randagio / che ha vissuto e non crede più a nulla, per cui un pezzo di vita larvale / steso languido a sciogliersi al sole. / Ne esci farfalla dalle ali di cera; in definitiva di insidie e disagi qualificabili, in "Piccole dee. Gioco di pensieri e parole", come figli bastardi di totem e tribù (o branchi allo sbando) di neo-paganesimi i cui Spiccioli gonfi di vita / preparano attese //...// colmano vuoti a venire //...// nella luce non luce / di un domani d'assenza.
Quando dall’orizzonte esistenziale non giunge nulla di diverso da un alterno crudele gioco che muta le attese in disillusioni, il ripiegamento entro una frontiera più circoscritta ed intima è inevitabile.
Ecco allora che l’Autrice muove verso l’approdo sicuro, e con le sue tipiche opportunità salvifiche, dell’amore dandone sia una versione al maschile, con sottili venature di ironia, in "E arrivo adesso" (cerco subito i tuoi occhi verdi / e dentro ad essi / quella luce che m'imbambola / come un bambino di fronte alla televisione perché Sì, sono migliore di un antidepressivo / io ho pupille che sembrano palline / di quelle piccole dei flipper, avanti e indietro //...// per farti ridere, e non pensare), sia una al femminile, molto intensa, in "Viaggio", dove sa bene Che cosa mi resta e che Io sono solo un po' triste, il mio è un moto perpetuo / divisa tra affetti importanti / lascio un pezzo a vagare e torno a riprenderlo poi, //...// nell'attimo in cui scopriamo ancora di amarci.
E dalla memoria a breve passa a quella più distante ma di maggiore presa introspettiva: prima in "E dondoli" con occhi in tempesta ad attendere quieti / l'arco di schiena come a scoccare una freccia / di grida, sussurri, parole nascoste e con la consapevolezza che l'incanto è quell'attimo / il gorgo si apre e ci unisce per sempre; poi in "Muro a secco" (*), dove così s’incammina e va: C'è odore di terra bagnata / chiave di ricordi / l'infilo curiosa nella toppa / arrugginita dal tempo, scoprendo quel muro a secco / un sasso sopra l'altro // e le mie gocce di parole / che scivolano via.
Di quest’ultima lirica va sottolineata l’efficace forma espressiva nel rendere il denso coagulo emozionale in cui convivono ed urgono tre componenti sorgive forti: la memoria, l’amore e la poesia in quelle "mie gocce di parole" che, se "scivolano via", è per uscire dall’animo dall’Autrice e lasciarne traccia nei suoi versi.
Ne emerge, in complesso, un variegato panorama emozionale che è, come si è visto, il "combinato disposto" di esiti poetici e stimoli tematici di ampia portata, dalla natura alla condizione umana, dall’amore alla memoria; tuttavia "sandalè" spesso sostiene, dialogando con i lettori del Sito, di essere predisposta più alla prosa che alla poesia.
Senza entrare nel merito, altrimenti questa scheda sarebbe fuori tema, dico solo che da un’occhiata sommaria ho capito perché: semplicemente perché anche i suoi testi in prosa sono intrisi di poesia. Per convincere l’Autrice, uso il criterio tutto americano che "qualunque cosa detta o, a maggior ragione scritta, sarà usata contro di te" e, applicandolo al suo brano in prosa "Sogni quasi reali", ne "estraggo" (solo togliendo e senza manipolare nulla!) queste quartine nascoste:
Ti guardo che arrivi con le spalle
ben dritte, gli occhi nocciola che mandano
lampi, impulsi vitali che colorano
il mondo...
Un dipinto, uno stagno di Monet
pennellate soffuse, io sul pontile
osservo ninfee, indosso un vestito
di pizzo!
Come una piuma tra i viali del parco
mi trasformo in tahitiana con il suo
bel mango giallo in mano, sono nuda
dalla cintola.
Cerco i capelli per coprirmi i seni,
ricci fluenti di mulatta sensuale,
e intono una danza che mi sale
da dentro.
Io rido, tanto non mi crederesti
mai, roteo gli occhi a mimare sorpresa
"dormito, devo aver fatto dei sogni
un po' tosti".
Come volevasi dimostrare. Convinta ora, cara "sandalè"? Se sì, aggiungo di non lasciarti intimidire dalla domanda posta da Juan Ramon Jimenez (in "Bellezza"): Dov’è, cuore, la parola / che dia luce d’amore al mondo vile; / che gli doni per sempre - e solamente - / forza di bimbo / e difesa di rosa? Anche se non vuoi ammetterlo, lo sai già.
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SCHEDE PRECEDENTI:
n. 1 - Virginj
n. 2 - pelmo
n. 3 - donnadautunno
n. 4 - Alex Manunta
n. 5 - tiziana pizzo
n. 6 - nazim
n. 7 - Mariella Tafuto
n. 8 - umbratilis
n. 9 - raffaela ruju
n. 10 - tea42ndu4me
n. 11 - AnnaR.
n. 12 - OssoDiSeppia
n. 13 - Ameo’e
n. 14 - Blue
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(*) Testi da prendere in considerazione per la prossima antologia. |
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