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cino720 - Scheda Autore n. 16
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Autore Messaggio
Raimondo



Iscritto: 31 Mar 2005
Messaggi: 4818
Località: Roma

Inviato: 31/7/2008, 23:01    Oggetto: cino720 - Scheda Autore n. 16  

Scheda Autore n. 16 - "cino720"

Flash sulla poetica di "cino720"

In un incessante andirivieni dell’io poetante tra sé e l’altro da sé, con alterno susseguirsi di impulsi interiori e loro "transfert" e/o riscontri esteriori, il passaggio dal momento creativo al "poiein" effettivo risulta filtrato da uno stile essenziale che, privo di asperità e ridondanze, rende efficacemente il "mix" di pulsioni attraversate o evocate, veicolando un messaggio forte e chiaro di "cino720" ai lettori delle sue composizioni.

* * *

Iscritto il 9.4.2006, i post di "cino720" sul sito sono 147, di cui 29 nel 2008 (al 28 luglio), tutte poesie; ne sono state escluse cinque (scritte per il laboratorio Bonsai), ma i testi considerati per questa scheda restano un’abbondante ventina.

Credo che il "motore" poetico dell’Autore ed i relativi "propellenti" siano individuabili in quattro composizioni, sulle quali soffermare preliminarmente l’attenzione. Se ne enuclea un "meccanismo", dall’articolata funzionalità, che è la risultante di precise componenti di base.

Queste componenti sono: anzitutto, da "il porto dissepolto" (*), la capacità, o almeno l’intento, di dare un senso al proprio itinerario di vita che si diùrna così / aprendosi ai margini / e ci si incammina incauti / nel profumo fertile del nuovo viaggio e, con essa, l’irrinunciabile volontà di farlo sia perché non sono io il perdente / che si cava le parole dalla bocca sia perché ognuno è poeta, se ci crede; inoltre la consapevolezza, tutta propria e quindi non necessariamente condivisibile, icasticamente espressa nei due versi di "aforisma?": -Ogni volta che scrivo una poesia, / ho sempre paura che venga capita-; ed infine avvalendosi delle attitudini mentali-sentimentali, tipiche del poeta, la cui tensione-attenzione ora è rivolta alla natura, quando (in "scrivere è fuggire?") la sensazione è che sono un cielo che abbaia / dietro un manicomio di nuvole, ora viene attivata intorno e dentro di sé da quello sguardo di aurorale meraviglia (in "pastello") che sempre ha un bambino che sorride.

Il poeta, così "attrezzato", si incammina lungo i sentieri esistenziali. E, per quanto la vita possa lasciare perplessi, trovandosi imbrigliati nelle sue ripetitività e ciclicità, perché (in "ipotesi") si vive di formule / oltre che di tempo, oppure rassegnati a "dormire" perché prima o poi il sonno arriva / a liberarci dalla vita, è tuttavia possibile districarsene assumendo atteggiamenti positivi nei confronti della stessa quotidianità, traendo conforto dal fatto che "sono ancora qui" sia pure a guardare / questo sole / che s'ammazza per noi / ogni sera, e quindi non disperandosi se "siamo briciole" (*) in uno sbadiglio di prato; anzi scoprendo l’incanto delle stagioni ne "la primavera" che con calligrafia lieve / riscrive di verde / le bucce dell'inverno o comunque misurandosi con gli eventi, quali che siano, come in "tra due punti", dove è ribadito che anche io ci sono // a mano a mano // conto con i passi // il ritiro del mare.

È un convincimento, quest’ultimo, che si rafforza quando l’Autore volge l’occhio indietro nel tempo e nessuno dei suoi percorsi memoriali appare velato da dolciamare nostalgie né afflitto da rimpianti o rimorsi.

A volte è accettazione di ciò che è stato, sia pure con latenti o appena accennate venature di rammarico (come in "qualcuno era comunista") perché poco è rimasto o (in "quasi quarantotto giri") con un vagheggiamento intorno all’eroe per caso finché si aprono le porte // una carezza si estingue / un ronzio scompare oppure (in "come una voce di paese") con una vertigine causata da l'ombra che lascia una parola / nella scia ingiusta del sogno.

Altre volte poco o nulla intacca la disincantata distensione, anche quando (in "dove nessun futuro") nel viaggio che si racconta accade di inoltrarsi dove nessun futuro / ha abbastanza fiato / per non morire, tanto da giungere alla conclusione (in "strade mute") che ogni ricordo / è un malessere passeggero.

Si è finora riscontrata la sostanziale serenità che trapela nei versi dell’Autore e che avrebbe certamente soddisfatto l’opinione di Keats, secondo il quale "La poesia dovrebbe essere una cosa che ti entra nell’animo, ma non ti fa sobbalzare né stupire". Tuttavia nelle liriche che seguono questa "regola" è spesso infranta, probabilmente perché si tratta di composizioni il cui "collante" è quel moto dell’animo, difficile da tenere a bada, che è l’amore.

Dell’amore l’Autore passa in rassegna (o ne è passato...) molteplici aspetti, momenti ed effetti: la sua "localizzazione" che, annunciata dal titolo "tra cielo e terra", l’essenzialità dei versi esattamente circoscrive: tanti luoghi / ma solo uno / è cuore; la sua genesi adolescenziale ne "il lato estivo", quando io guardavo altrove / ma non con la coda dell'occhio; le ansie che provoca se, desiderato, sfugge in "pelle", quando è un morso / la tua bocca / che si dilegua // lasciando alle mani / ogni foglio di pioggia; l’amaro in bocca che lascia dopo la sua fine, constatando (in "cado") che sono io lo scheletro / rinchiuso nel mio armadio oppure (in "per noi") il coricarci a turno / nei nostri corpi che più non ci appartengono.

E c’è, ancora, l’amore visto: attraverso il diaframma della memoria o della lontananza in "chi" con gli interrogativi che ne conseguono; nel suo forte impatto, capace di redimere la magra quotidianità, in "dimmi che è vero" (*), in quanto libertà / di scegliere con chi stare / cosa fare / dopo il tramonto che digiuna la sera; infine nell’altrettanto forte, ma rovinoso, impatto se è assente nelle relazioni umane o diventa odio in "diplomazia".

Ritengo che l’ultima tappa dell’itinerario poetico dell’Autore (ovviamente limitato al segmento qui considerato) possa essere significativamente rappresentata da "essenza", nei cui versi si compendiano l’essenzialità dello stile, il ben dosato "mix" tematico (natura-vita-amore) e l’equilibrio emozionale. Nella lirica - interamente riportata di seguito:

ha un profumo
di mandorle dolci
la luce

svanisce
nei tuoi occhi
la sera

- la dimensione della luce, nel contesto esaminato, fa da etereo contrappeso complessivo a quelle della quotidianità o della memoria o degli altri nuclei tematici emersi, che restano ingombranti nella loro concretezza, al di là della mimesi con cui il poeta può adombrarle.

Di più non tocca a chi ha da dire qualcosa su chi scrive e sui suoi testi, altrimenti sottrae ai lettori il gusto personale nello scoprire chiavi di lettura proprie, che la poesia di per sé tende a moltiplicare. Quanto fin qui detto intende invogliare a farlo, nella convinzione che le poesie di "cino" abbiano i requisiti raccomandati (in "Una specie di canto") da William Carlos Williams: "E la scrittura / sia di parole, lente e rapide, affilate / a colpire, quiete ad attendere, / insonni. // A conciliare con metafore / le persone e le pietre".

* * *

SCHEDE PRECEDENTI:

n. 1 - Virginj
n. 2 - pelmo
n. 3 - donnadautunno
n. 4 - Alex Manunta
n. 5 - tiziana pizzo
n. 6 - nazim
n. 7 - Mariella Tafuto
n. 8 - umbratilis
n. 9 - raffaela ruju
n. 10 - tea42ndu4me
n. 11 - AnnaR.
n. 12 - OssoDiSeppia
n. 13 - Ameo’e
n. 14 - Blue
n. 15 - sandalè
__________

(*) Testi da prendere in considerazione per la prossima antologia.
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