Principepazzo
Iscritto: 30 Mar 2005
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| Inviato: 20/7/2005, 12:42 Oggetto: I PROMESSI SPOSI 2 (bimani con Claudia ) |
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MONOLOGO DI DON RODRIGO (Principe pazzo)
Don Rodrigo, fulminato da quella notizia così impensata stette rintanato nel suo palazzotto a scrutare chi osasse approcciarsi per far commercio carnale con le fantesche del maniero.
Nessuno si approcciò al maniero e se fosse stato altro che quel mormoracchiare continuo della gente nelle filande, su in paese nelle locande verso Milano, avrebbe pensato che trattatasi di un incubo da eccesso di vino.
Don Rodrigo dopo una notte insonne a cagione del trovarsi in frangenti così fastidiosi, in tanta incertezza di partiti, pieno di affanno ed irritato si ripose sul suo seggiolone, cominciò a fare toletta da solo e a fare galoppare la mente.
Ma ben presto si levò e camminava a passi infuriati su è giù sul pavimento traballante , senza aver determinato quel che dovesse fare, ma con una smania addosso di far qualcosa di strano e di terribile mormorava tra i denti.
“Proprio a me di tanto nobil lignaggio, dove accadere tanto angoscioso evento, che ha condotto per man di quella lercia plebea il disonore nella mia magione avita. I miei avi si rotolano nella tomba per tutto questo. E me lo dissi il conte zio mettendomi sull’avviso. E cosa t'importa degli altri, prendila, fanne commercio carnale e lasciala al suo pari. Ed invece le donai il mio cuore e la feci mia principessa. Ed ora più non mi dona le sue grazie nascoste in uno strato di epa tremolante. Ed io inseguo nei campi e nelle filande graziose giovani che si fan beffa di me, la malattia, dalla quale miracolosamente ebbi a guarire, ha lasciato nelle mie viscere e nei miei umori una maledizione che con il tempo mi ha fatto perdere il mio vigore . Ebbi solo tempo di inseminare la malnata per ben tre volte e far si che desse tre eredi alla mia casata. Ma tutti e tre portano negli occhi, nelle mebra e nelle opre, maggiori tracce della plebea fattrice .
Ed ora dopo che tanto fallai nei miei congressi carnali, tutti nelle vallate, sanno la mia debolezza e ogni volta che mi appropinquo ad una giovane essa , per beffeggiarmi , si alza le vesti e mi mostra le bianche terga urlando :”Don Rodrighino dall’attrezzo piccolino”
Non mi sento più di uscire di casa ed ora quest’altra vergogna.
Tutti questi provocatori, soverchiatori, che tanto male mi stanno facendo non solo devono essere responsabili davanti al Signore del male che commettono verso di me , ma anche del pervertimento che stanno portando nella mia anima.
Io sono uomo pacifico e alieno dal sangue, schietto e nemico d'ogni insidia; eppure quando mi urlano Don Rodrighino hai l’attrezzo piccolino, in que' momenti, il mio cuore non batte che per l'omicidio e la vendetta. Ed ora che so che la mia sposa fa mercimonio carnale la mia mente non vuole che la vendetta .
Vorrei afferrare per il collo quelle puttanelle berciandi a culo nudo, , afferrarlo , farle inginocchiare davanti a me, mostrarle l’attrezzo e .. La mia connaturata pudicizia mi impedisce di andare oltre anche con il pensiero ma un cerusico di Milano mi ha detto che con l’ira la situazione dovrebbe migliorare .. E Lucia? Appena questa parola mi si getta nella mente le più bieche fantasie ed i peggiori pensieri v'entrano in folla. La darei in pasto ai predoni che calano dalla Svizzera o ad una truppa di mercenari alemanni da lunghe fiate assenti da congressi carnali e che ne facciano scempio di quelle carni flaccide, di quel corpo olezzante di tanfi di filanda.
Che il demonio la trascini nell’infermo più profondo… e vi resti per l’eternità .
Eccola ora mi chiama.
Tesoro mio , mia sposa amata , dimmi in cosa ti posso ubbidire ? "
MONOLOGO DI LUCIA (Claudia Misasi )
"Ecco, così mi aggrada che rispondiate…si, come un cane al suo padrone!. Se avessi ascoltato le parole della madre mia a suo tempo, ora non mi troverei a badare ad uno smidollato come voi, buono solo a odorar le vesti delle serve, ché solo questo potete fare..
Neanche il Signor Iddio è ormai più dalla mia parte, io, che lo pregavo a mani giunte e occhi lacrimosi…e Lui che m’ha indicato la strada più difficile.
Voi, Don Rodrigo, maledetto uomo, essere viscido e immondo, pensavo d’esser corteggiata e amata per la vita…ma voi, mio signore (signore ?) una volta assaporato il talamo, mi avete privato delle vostre attenzioni, donandole al contrario alle giovini fanciulle del borgo, facendomi ridurre per la rabbia a quest’ammasso di lardo olezzante. Un tempo avevo grande onore, ero riverita e amata finanche dalle tonache (e voi sapete di chi parlo, vero?) e adesso, man mano che passano i giorni, la mia pelle si riempie di piaghe, le mani di calli e la mia bella chioma diventa di stoppa, le mie vesti lerce e bucate. E’ questa la mia ricompensa? Era questo il sogno vostro d’amore? M’insegnaste il piacere del corpo e peccammo di lussuria, mentre io sognavo di viver nel castello, di esser dama leggiadra e nobile, ed invece…corrotta, mi ritrovo ora a condurre un lupanare, per soddisfar dapprima le vostre porche voglie e poi per il vile dinaro, (che in codesto palazzo gli scudi li porta la vostra Lucia, se ancora non ve ne siete dato conto…)
Un tempo la mia consolazione erano le preghiere alla Vergine Maria, oggi è guardare le mie serve, quelle meretrici che fan commercio di se con valletti, signorotti , mercanti ricevendo omaggi di ogni genere.
E da questo immondo commercio ne ho ricco guiderdone
Che vergogna, il rimorso mi divora l’anima, uno spirito disperato urla dentro le viscere.
Vi lascio mio signore, avete fatto di me ciò che non sono, fortuna che quella santa monaca a Monza m’ha aperto gli occhi e qualcos’altro… Addio Don Rodrighino, la monaca m’attende, con lei troverò la pace dei sensi e dei pensier beati |
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tenerezza
Iscritto: 10 Lug 2005
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| Inviato: 19/8/2005, 17:33 Oggetto: tenerezza |
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Non male questa nuova versione moderna di Don Rodrigo,e la giovane Lucia povera operaia della filanda, che si concede per una volta al signorotto di nobile Stirpe Don Rodrigo. Descrittivo, il soliloquio del (Principe,)che non riesce a prendere sonno,pensando alle varie sconfitte amorose,prima con Lucia,che non non vuole più amarlo,e successivamente anche tutte le altre fanciulle della filanda che lo beffeggiano,asserendo che il suo attributo è piccolo. E da qui la vendetta di Don Rodrigo,ferito nell'orgoglio di maschio,dichiara guerra aperta cercando vendetta.E quando Lucia,spiegherà il motivo vero del suo rifiuto,lo insulta dicendogli, che lei ,ben altra sorte sperava da lui, lui essere spregevole che dopo essersi congiunto con lei,ha cercato,poi altri piaceri.. inseguendo le giovani ragazze della filanda.Quindi lei,mortificata,delusa,(aveva accarezzato un sogno, nella sua mente), sperando di vivere insieme nel maniero con lui. E ora,che tutto questo non ha più senso,pronuncia questa frase"avete fatto di me,ciò che non sono" sono stata fortunata aver conosciuta la Monaca di Monza, che mi ha aperto gli occhi e lo
saluta per sempre. Addio caro Don Rodrighino.Una sintesi , la mia, per rielaborare il vostro dialogo a due mani. Bravi ad entrambi, un bacione tenerezza . |
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