Raimondo
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| Inviato: 4/9/2008, 23:06 Oggetto: mezzacapa - Scheda Autore n. 20 |
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Scheda Autore n. 20 - "mezzacapa"
Flash sulla poetica di "mezzacapa"
L'approccio dell'Autore, a volerlo forzare schematicamente, potrebbe essere considerato una variante aggiornata, certamente particolare, di "maledettismo" per la forma espressiva forte, acuminata e talvolta rabbiosa, mitigata da un'autoironia che spesso vorrebbe nascondere una sostanza fatta di buoni sentimenti: un "mix" intimo che affonda le radici nella sua città, Napoli, bella e impossibile, sì, né diversa dalle realtà metropolitane di tutte le latitudini, ma unica per bellezza e fascino.
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Iscritto il 20.6.2006, "mezzacapa" (ovvero Antonio) ha pubblicato 384 testi, di cui 45 nel 2008 (a fine agosto) quasi tutti in versi e quasi tutti considerati ai fini di questa scheda, escludendo quelli in prosa (un paio) ed uno postato nel laboratorio Bonsai.
Sono molte le composizioni che consentono di tratteggiare le linee di fondo che caratterizzano l'atteggiamento dell'Autore verso la poesia. È per lui (in "nessun poema") un primario bisogno / di recuperare versi alle labbra / evitando il mondo platinato e siliconato, nel quale si hanno le brutte sensazioni / dei sentimenti che tardano a venire. A quel bisogno concorrono, da un lato (in "correggimi le bozze"), il fatto che I miei giorni di adesso /.../ poco hanno da spartire / con quello che succede sulla terra //...// quando oramai da molto tempo / i fogli sono diventati infiniti e, dall'altro, la preferenza per "la forma lieve" dei piccoli gesti che ci aiutano / a ricercare sensi e parole, tali da far Riempire fogli bianchi da disperdere nel tempo.
Occorrono anche particolari condizioni: anzitutto dovremo avere pazienza / e fermare le parole dentro / per poi comunicarcele a segni, ne "l'ultima rimasta"; è poi necessaria la capacità di fronteggiare ogni questione di paura / di quelle solite e di tutte le altre / Eventuali / Scomode è questione di dire tutta la verità, in "nel frattempo ci penso"; è infine indispensabile la disponibilità a scrivere / ascoltandosi dentro, in "non sono rimasto uguale a me stesso" (*), anche se È così difficile entrare nella stanza dei pensieri / ovattare l'esterno / escludendo voci sguaiate / e sentimenti meschini / così difficile che non ci riesco, ne "il tempo che più non è".
Quest'ultima difficoltà può essere tale da creare problemi e fa scattare moti dell'animo contrastanti, che l'ironia stenta a contenere, come accade in composizioni quali: "strangedays", che impreca all'assenza di corsie preferenziali / per teletrasportare le fottute emozioni / le meravigliose emozioni; oppure "tutti pezzi incompiuti", che insinua il dubbio a chi importa dei pezzi e dell'esistenza di un altro; o ancora "poesia scorbutica", con acuminati picchi di autoironia: Voglio prendere un po' di poesie miste alla fragola / Come labbra di donne su di giri / Un po' di materiale umano / Meglio umanoide //...// Giro giro tondo / Mi fotto tutto il mondo / Giro giro tondo / È ora di smetterla.
Antonio invece non la smette affatto, e per motivi ben precisi: perché "questa vita" è prestare attenzione / a quello che ci arriva da dentro /.../ liberarsi da tutto tranne che dell'amore; e bisogna farlo anche se "il quinto mondo" è quello che vive in noi ma su vie infangate / come le strade di Verlaine / quelle che portavano ai cabaret / quelle dei cumuli di immondizia, inseguendo comunque (in "sciolgo trecce e cavalli...") Pensieri accattivanti da inventarsi / per abbozzare sorrisi / prima che sia troppo tardi, agendo anche convinti ed "ecco perché" (*): ci resta così tanta paura / che dobbiamo esprimere piano / quello che siamo, / quello che rimane di noi.
Di quella paura è importante liberarsi in ogni modo: esorcizzandola ora grazie all'amore (sia pure in un "albergo ad ore"), ora grazie alla musica, come in "nuovo argomento" o in "mi accompagna un pezzo di Vecchioni" perché C'è un quotidiano che mi aspetta / a cui penso continuamente di sfuggire / alla ricerca di un tempo che mi sia amico / alla ricerca di un tempo che non esiste; ma non cedendo né alle delusioni, per timore (in "una mas") che sia Tutto perso / Tutto andato a puttane / E nemmeno nel vero senso della parola in "questo tempo" che ci tiene lontani / questo tempo che non ci appartiene / che non ci ha mai presentati, né al rischio, incisivamente paventato in "dopo di questo", che nella migliore delle ipotesi / c'è solo la vecchiaia /.../ Sarà meglio sbrigarsi / Comprarsi sedie comode / Materassi confortevoli / e badanti a cui non badare.
L'Autore sa evitare tutto questo con la ricerca di positivi rapporti con gli altri, ben evidente in composizioni nelle quali afferma: che "il cuore ha bisogno di disciplina" perché non vuole smettere di essere e soprattutto ha bisogno di amore / per non ammalarsi; che non seguirne la pulsioni sarebbe una "incoscienza abnorme", mentre basta poco, anche una tazzina di caffè perché non costa molto / è a buon mercato / ancora più delle sigarette e della droga e perché cento libri non valgono un cazzo di caffé con un amico; che non importa la discontinuità per cui (in "scatti") Vado avanti a strappi / Anzi non è sicuro nemmeno che vada avanti / Però sono scatti; che l'importante è crederci, anche se "vado per flussi" che è Sempre meglio di andare per puttane / O forse no? / Vado per flussi e non mi chiedere perché / Perché molto probabilmente non so mettere ordine.
Le intime consapevolezze di Antonio devono tuttavia fare i conti con la realtà che lo circonda, sia essa quella metropolitana o quella dell'umanità dolente in paesi lontani che, già inospitali, ne muovono le genti a subire inospitalità peggiori. Così si accentua l'amarezza in versi quali: quelli di una delle molte composizioni "senzatitolo", il cui incipit è "le tragedie senza fine...", tipiche delle società metropolitane //...// piccole croci individuali, i dolori del destino / quando basterebbe un solo gesto di amore / un gesto di amore che voli alto / ma anche radente fra le miserie; o di "via della libertà", quella che non c'è o, se c'è, vi mancano le cose che contano i sentimenti / Da cosa altro dovremmo imparare? / Dalla guerra?; una via dove (in "è tutto un gioco il rock and roll") si accumulano Frantumi di bottiglie / Frantumi di vita / che non vale la pena raccogliere in cocci / non vale la pena differenziare) e che (in "incompleta 2") è circondata da Palazzoni di Periferie / Vite scontate, dilazionate / con rate da pagare per l'eternità; o ancora i versi preoccupati per il fatto che "le generazioni future avanzano" con le pillole del giorno dopo / e i tatuaggi di Maradona e che fanno scattare, ne "i soliti suoni", la sarcastica invettiva: vi conviene fracassare tutto / Vi conviene fare una bella rivoluzione / Di quelle dove si scopa col popolo / E si viene scopati dai dittatori.
È un'insofferenza che deriva all'Autore in qualità di "persona informata dei fatti", potendoli quotidianamente vedere con i propri occhi nella sua Napoli, tradotta in versi così: sporka e marokkina / coordinata e continuativa / Napoli che riemerge e mi sommerge, in "napoli sotterranea negli occhi"; piena di funicolari / chi sale e chi scende / e chi se ne sta sui falsi dislivelli, in "ascensore per l'inferno (ci manca solo mikey rourke)"; città vista anche con un disincantato umorismo quando accade che, "in due tempi brevi", La prima blatta del 2008 /.../ L'ho trovata sul divano / A livello di scarafaggi / Kafka mi fa un baffo.
Oltre all'ironia, Antonio trova vie consolatorie alternative. Da un lato, quelle suggerite dall'adagio del "mal comune, mezzo gaudio": in altri versi "senzatitolo", dei quali il primo è "Non ho visto ancora niente...", dove si sottolinea che Tutte le città somigliano a Napoli / Tutte le città hanno difetti e meraviglie; in "buffalo" perché "nihil sub sole novi" c'è sotto questo cielo nordamericano / del tutto uguale ad un cielo del nord Europa; e ne "le lunghe camminate" attraverso il Senegal e la Costa d'Avorio dove Il lavoro nobilita l'uomo / e lo distrugge, che gli fanno avvertire "la malinconia dei neri" e, ancora di più, la tentazione di tornarmene a casa.
Dall'altro lato, propende per la più consolatoria via, autenticamente salvifica, motivata, in "questo nostro malecon" (*), dalla consapevolezza che, nonostante tutto, Napoli / resta sempre bella / sempre un posto dove scovare / un'ora in cui tutto tace pacificamente / anche dentro di te.
E questa conclusiva dichiarazione d'amore per la propria città, molto sentita anche nel tono in cui l'Autore sa esprimerla, conferma la convinzione di Marguerite Yourcenar ("Memorie di Adriano") che Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi.
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SCHEDE PRECEDENTI:
n. 1 - Virginj
n. 2 - pelmo
n. 3 - donnadautunno
n. 4 - Alex Manunta
n. 5 - tiziana pizzo
n. 6 - nazim
n. 7 - Mariella Tafuto
n. 8 - umbratilis
n. 9 - raffaela ruju
n. 10 - tea42ndu4me
n. 11 - AnnaR.
n. 12 - OssoDiSeppia
n. 13 - Ameo'e
n. 14 - Blue
n. 15 - sandalè
n. 16 - cino720
n. 17 - nuccina
n. 18 - Angelo Tozzi
n. 19 - Nord_Slow
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(*) Testi da prendere in considerazione per la prossima antologia. |
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