apostrofo.com Forum :: L'archivio di apostrofo.com
L'altro scrivere - Poesia, Narrativa, Laboratorio di Scrittura e Drammaturgia, Arte Cultura ed Attualità.
 

Archivio di apostrofo.com. Queste pagine sono ad eclusivo utilizzo tecnico.

Per uscire dall'archivio ed accedere al sito apostrofo.com cliccate sui seguenti links:

Link per la Home Page - Portale di apostrofo.com

Link per l'indice dei Forum originali di apostrofo.com
Faustina e il mondo di sotto
Clicca qui per visualizzare il messaggio originale

 
       apostrofo.com Forum :: -> Pollicino: testi prodotti
Argomento precedente :: Argomento successivo  
Autore Messaggio
Legend



Iscritto: 13 Dic 2005
Messaggi: 497

Inviato: 1/10/2008, 04:27    Oggetto: Faustina e il mondo di sotto  


Nel 1946, in una zona di Roma allora poco conosciuta, ma che noi consideravamo il nostro esclusivo paradiso (noi non eravamo persone normali, eravamo una banda di ragazzacci tra i dieci e gli undici anni...insomma tutti nati tra il 1935 e il 36 e quindi considerati prodotti di guerra, ragazzi pronti al sacrificio e all'amicizia, e non era poco vi assicuro) venne a vivere, con la sua famiglia, una bambina di nome Faustina.

Beh, il nome non era un granché, ma era dotata di una bellezza pulita, tranquilla, insomma rassicurante.

Le nostre abituali compagne di giochi erano tutte con un diavolo per capello, e la tranquillità di Faustina ci sorprese tutti piacevolmente.

In men che non si dica le volemmo tutti bene, maschi e femmine.

Anche lei aveva undici anni, dai genitori aveva ereditato un corpo magro e snello con una massa incredibile di capelli castani che teneva raccolti sul retro del capo, sempre intrecciati in una lunghissima treccia. Indossava sempre gonne lunghissime che le arrivavano alle caviglie e per questa ragione decidemmo di affibbiarle un soprannome «Camiciona», oh! Non che questo fosse un gran bel nome, ma ci sembrò subito migliore di Faustina, che a quei tempi richiamava alla memoria il grande naso del grandissimo Fausto Coppi, e poi, ognuno di noi aveva il suo bel soprannone.
Ad esempio io mi ero guadagnato sul campo il soprannome di «Tamarindo» a causa della mia insaziabilità per quella bevanda che all'epoca andava molto di moda.

Come già detto, Faustina si era da poco trasferita con la mamma e il papà a Monte Mario, il luogo appunto che noi avevamo eletto nostro personale paradiso.

Dovete sapere che a quell'epoca, quel pezzo di campagna che s'innalzava sulla città, era tutto un susseguirsi di piccole e grandi villette, circondate da giardini ed orti, per il nostro piacere e le nostre scorribande alla ricerca di frutta.

Per non dire del verde degli alberi che riempivano ogni spazio.

Per arrivarci dalla città era necessario prendere un tram, il 35, che arrancando impiegava più o meno un'ora per percorrere il tratto da P.zza Cavour a P.zza S.Maria della Pietà, ovvero i due capolinea.

Il tran-tran delle ruote sui binari era l'unico rumore che si sentiva in quegli anni, per il resto era la pace completa e assoluta a tutte le ore del giorno e della notte.

La famiglia di Faustina si era trasferita a Roma perché avevano preso in gestione un esercizio commerciale, una rivendita di pane pasta e salumi, con annesso un forno che oltre che cuocere e dorare il pane, il pomeriggio era impegnato a cuocere arrosti vari, ma soprattutto dolci che i golosi abitanti di Monte Mario portavano in cottura, e lei, Faustina, avendo dovuto lasciare tutti i suoi più cari amici, viveva in un infinito stato di tristezza.

Raramente la si poteva notare per la strada, e quelle poche volte si fermava ad osservarci giocare interminabili partite di pallone tra schiamazzi, polveroni e qualche vaffa (Termine sconveniente, ma che in quegli anni andava tanto di moda) che immancabilmente seguiva gli interventi più duri.

La famiglia l'aveva iscritta ad un istituto privato dove frequentava la prima media.
Soltanto la domenica la si poteva vedere un po' più a lungo, quando si recava in chiesa per la funzione domenicale assieme ai genitori.

Nei primi cinque o sei mesi la si vide veramente poco, era sempre a scuola o tappata in casa, e l'unico compagno di giochi che le era rimasto era l'orsacchiotto che il papà le aveva regalato per un suo compleanno, al quale aveva dato un nome importante, «Lancillotto».

A quell'orsacchiotto e a volte al nostro capo banda (che ero io) Faustina confidava molti dei suoi segreti, se tali possono chiamarsi i desideri di una bambina di quell'età quando si sentiva sola, soprattutto perché la mamma e il papà avevano sempre qualcosa da fare in negozio e non potevano perdere tempo con lei.

In alcune sere, uscivo di casa dalla finestra che dava sul giardino, e mi arrampicavo fin sotto la finestra della sua camera e lei, non subito s'intende, ma pian piano mostrò di gradire quelle visite, e allora iniziai a trascorrere qualche ora con lei per tenerle compagnia.

Faustina era piena di curiosità, e sapeva anche ridere, ma non comprendeva perché il suo papà non la portava più a passeggiare e perché la mamma non le comprasse più il gelato, l'unica spiegazione che riusciva a darsi era che non le volessero più bene.

Non capiva cosa fosse successo, eppure si era sempre comportata bene.

Noi, del gruppo dei furfanti, ci rendemmo conto quasi subito che qualcosa non andava come avrebbe dovuto, quella bambina era troppo triste e questo mise in subbuglio la pace delle nostre coscienze.

A furia di brigare, chiedere ed indagare, ben presto riuscimmo a sapere quali fossero le difficoltà che la rattristavano, e di punto in bianco decidemmo di darle una mano a venirne fuori.

All'inizio non sapevamo neppure noi cosa avremmo potuto inventarci, ma il più intraprendente del gruppo, cioè io, progettò per lei un viaggetto nel «mondo di sotto»...e successe che...beh, che ci crediate o no non ha alcuna importanza, però la cosa mi sfuggi di mano e prese una piega assai diversa.
Infatti, per qualche inspiegabile evento propizio, accadde che...La sera del 18 Settembre, si era ormai agli sgoccioli dell'estate, Faustina si era coricata piangendo, ma mentre se ne stava nel suo letto, udì una vocina chiamarla dalla parte più buia del giardino che circondava la casa.

Per farla breve scoprì che quella vocina non era altri che la voce di una minuscola fatina che le stava porgendo la mano per risolvere i suoi guai.

«Ciao Faustina, sono la fatina del sonno e sono qui per farti vedere una cosa».

Faustina si alzò dal letto con un po' di paura nel cuore.
All'inizio fu molto dubbiosa se dar seguito a ciò che vedeva, ma poi, per quella stranissima voglia di mistero che coinvolge tutti i ragazzi di quella età, prese Lancillotto con se e strinse la mano di quella creaturina fantastica.
Pochi istanti dopo stava volando, la fatina l'aveva cosparsa di una polverina magica che le permetteva di librarsi in volo come un angelo.

«Dove stiamo andando?» le domandò Faustina
«Nel Mondo di sotto»» rispose candidamente la fatina.

Attorno a loro si fece un gran silenzio per tutto il viaggio.
Incredula, ma allo stesso tempo felice, a Faustina parve di essere veramente in una favola.

E non era poi troppo lontana dalla verità.

Improvvisamente si trovò in un luogo fantastico, una terra rigogliosa e incontaminata, abbracciata da un immenso arcobaleno che risplendeva sugli alberi, sui fiumi e suoi fiori sparsi dappertutto.

Era come nella storia del «Mondo di sotto» che le avevo raccontato nei primi giorni che andavo a farle compagnia sotto la sua finestra.

La fata le mostrò ogni particolare di quel piccolo immenso paese.
Tutte le creature che vi abitavano le corsero incontro e si presentarono.
Conobbe così lo gnomone Zuzzurellone, (non vi dirò chi era, ma non dovrebbe essere difficile intuirlo) le signorine Frittelle, che si lamentavano d'essere allergiche al miele, il folletto dagli occhi arancio, l'asinello Trottapiano che si prestò a condurla in giro per il paese, la fatina che non sapeva ancora volare...ah,ah,ah, quella fatina non imparò mai a volare, più ci provava e più faceva del grandissimi capitomboli, e una deliziosa famiglia di ranocchi; ovvero Piccolamamma, Piccolopapi, Piccolasemola e Piccolabelva i loro due pestiferi figli.

Assieme a quei due furbacchioni Faustina entrò in ogni casa e conobbe quasi tutti gli abitanti di quello strano regno.

Fu ricevuta dalla regina delle fate che le fece dono di un intero cartoccetto di polverina per volare...Insomma, trascorse moltissimo tempo a giocare con ognuno di loro, e più trascorreva il tempo più le sembrava di aver finalmente trovato l'affetto di cui tanto aveva bisogno.

Più tardi, moooolto più tardi, la fata accompagnatrice ricomparve e le disse che era tempo che tornasse alla sua casa, da mamma e papà.

«Ma loro non mi vogliono bene, sono troppo impegnati per giocare con me, non voglio lasciare i miei nuovi amici» rispose Faustina cominciando a piangere.

La fata allora la prese per mano e la condusse in un boschetto dove c'era lo stagno sincero.

«Queste acque» le disse «riescono a capire quello che prova il tuo cuore, riescono a percepire le tue emozioni, è uno stagno magico, ed è il solo che può trasformare le tue lacrime in sorrisi.»

Faustina non capiva, si chinò per vedere meglio e una delle sue lacrime cadde nell'acqua.

All'improvviso vide i suoi genitori riflessi nello stagno, stavano parlando di lei con i ragazzi del gruppo dei furfanti, e dicevano che dovevano tornare presto a casa perché ora sapevano che Fautina stava soffrendo e loro volevano solo la sua felicità.

Senza rendersene conto Faustina aprì gli occhi e si ritrovò nel suo letto.
«È stato un sogno?» si chiese

Ma mentre si chiedeva se ciò che aveva vissuto fosse veramente accaduto, aprì la mano e vide il cartoccetto di polverina magica che le aveva regalato la regina delle fate e con cui era riuscita a volare.
Allora capì che tutto ciò che aveva vissuto era realmente accaduto, e che l'amicizia aveva compiuto il miracolo, e soprattutto comprese che anche per lei, se soltanto lo avesse voluto, sarebbero tornati i tempi felici.
Faustina nascose il cartoccetto di polverina magica e corse dai suoi genitori, li abbracciò e disse loro.

«Vi voglio bene.»

Da allora Faustina tornò ad essere una bambina normale, abbandonò la tristezza, riprese a vivere con l'allegria della sua età iniziando a frequentare il campetto di calcio e imparando a sparare (sottovoce perché lei era una femminella) ogni tanto qualche salutare "vaffa".

Sono passati tanti tantissimi anni da quel giorno, e ognuno di noi ha seguito la propria strada, con alcuni ci siamo persi di vista, ma tutti gli anni, il 18 Settembre, ricevo ancora una cartolina con un grossissimo «Grazie» scritto con l'inchiostro bleu di una penna stilografica.

Forse vi ho raccontato più di quanto mi ero proposto di fare e sicuramente devo aver fatto un po' di confusione, però una cosa oggi voglio dirvela, noi ragazzi siamo davvero strani, quando abbiamo qualcosa che addolora il nostro cuore, preferiamo non confidare a nessuno i nostri maltrattati sentimenti, non mostriamo mai ciò che proviamo, forse perché ne abbiamo paura o forse pensiamo che potremmo non essere creduti, eppure, farlo significherebbe donare un sorriso a chi ci ascolta e ci darebbe un sicuro attimo di felicità, e invece, preferiamo rifugiarci nella fantasia.

Torna ad inizio pagina  
Sheherazade



Iscritto: 21 Giu 2005
Messaggi: 2105
Località: Genova

Inviato: 9/10/2008, 14:17    Oggetto:  

Che bello quando mescoli dettagli realistici e fantasia come se fossero tutt'uno, come se i tanti mondi di cui è fatta la nostra vita e che di solito sono separati riuscissero, per un po', a reintegrarsi, a formare un unico quadro di realtà magica o di magia reale. E allora anche rifugiarsi nella fantasia serve, se poi dalla nostra fuga traiamo la forza per cambiare quello che nella realtà ci fa vivere male.
Grazie!!
Torna ad inizio pagina  
 
       apostrofo.com Forum :: -> Pollicino: testi prodotti
Pag. 1 di 1


RSS Feed ::  •  ATOM 3   •  RSS .92   •  RSS 1.0   •  RSS 2.0   •  RDF 1.0  •