Raimondo
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| Inviato: 2/10/2008, 23:03 Oggetto: GUTEMBERG - Scheda Autore n. 24 |
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Scheda Autore n. 24 - "GUTEMBERG"
Flash sulla poetica di "GUTEMBERG"
È, quella di "GUTEMBERG", ovvero di Gianluca, una poesia da leggere centellinandola e meditandola. Vi si scorge tra le righe una sorta di "teorema" - brillantemente dimostrato dai suoi versi - ricco di corollari, da intendere come "istruzioni per l'uso" al poeta perennemente alle prese con i due problemi (ciascuno più complicato dell'altro), della parola e della condizione umana, che l'Autore risolve insieme giungendo ad una cifra lirica di grande atmosfera, come sospesa in una dimensione rarefatta, quasi desensibilizzata a fronte delle asprezze esistenziali e materiali.
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"GUTEMBERG" - d'ora in poi Gianluca - si è iscritto il 27.1.2006 ad apostrofo.com e vi è presente con 63 testi, di cui 10 postati nel 2008 (a fine settembre) sui quali è stata elaborata questa scheda, incluso un brano in prosa attinente peraltro alla poesia.
Il percorso, per una ricerca di chiavi di lettura dei versi che l'Autore scrive, può utilmente avere inizio dall'immaginaria "Intervista con Cernuda", che significativamente rivela il proprio pensiero in tema di poesia, sia direttamente dalle sue parole, sia indirettamente dalle impossibili "risposte" di Luis Cernuda Bidón (Siviglia, 1902; Città del Messico, 1963), antifascista e allievo, all'Università di Siviglia, di Pedro Salinas.
Nel prologo all'intervista Gianluca fa affermazioni importanti, esattamente contrapposte, a qualificare la sua visione sulla poesia e sul ruolo del poeta: Ad un poeta (...) avevo imparato a non chiedere mai quale male attanagliasse il mondo. Sapevo già che avrebbe cominciato quasi sempre ad elencarmi gli affanni che lo affliggevano, dal mal di testa alla nausea, dal più banale raffreddore alla più infausta consunzione della memoria. La realtà è che i poeti sono gli spiragli attraverso cui poter immaginare questo tempo nella sua complessità, questo mondo nel suo vacillante equilibrio.
Quest'ultimo concetto è ripreso ed ampliato nella risposta di Cernuda, cui fa dire che il poeta ha il compito arduo di annusare il tempo, intuirne i ricami e i pericoli, e di educare gli altri a distinguerne i segni, le contrarietà, le omissioni volute e quelle involontarie, portando ad esempio gli eventi che dagli anni '30 in poi sconvolsero l'Europa e il mondo, in quanto a quel tempo, e sebbene avessimo intuito l'orrore che si celava dietro i totalitarismi spagnolo, italiano e tedesco, noi non fummo capaci di arrestare l'orribile, portandolo alla luce e ostacolandolo con la nostra parola. Questa fu la nostra più grande sconfitta. Come uomini e come poeti.
Secondo l'Autore quindi (ma anche secondo chi scrive e condivide in toto) sono due gli imperativi per il poeta: che non debba rintanarsi a soliloquiare in versi sulle pagine di un personale diario minimo e che, invece, debba fare il proprio "mestiere" di brandire la parola come grimaldello da affondare nelle cose del mondo e nei fatti della vita, quali che siano, per provare a darsene una ragione.
Tracciata così la sua via, Gianluca la percorre deciso e, se non è affatto detto che l'esito sia soddisfacente, lo fa convinto che ne valga la pena, come ne "La radice di tutte le cose" è evidente: Forse noi non /.../ Scoveremo l'origine delle burrasche / Oceaniche o la radice di tutte le cose; ma l'importante è non arrendersi perché abbiamo dato tanto e avuto così poco / Il tempo nemmeno per essere felici forse /.../ che già di nuovo potrebbe essere il pianto.
La necessità che - a fronte di una condizione esistenziale fuggevole nei ritmi e sfuggente nei significati - non vi sia resa, ma semmai cedimento alla sorpresa, del resto era stata molto ben additata da Italo Calvino quando scrisse (Il cavaliere inesistente): "La pagina ha il suo bene quando la volti e c'è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro".
L'essenzialità del legame fra vita e poesia è incisivamente esaltato in "Sinapsi" (*), i cui versi si snodano in cinque significativi momenti - o strofe, valide anche come singole unità poetiche in sé compiute - centrati sulla sofferenza (cosa vuol dire il dolore, / cosa significa e cosa ci mente), sulla conoscenza (parole nuove come / Rivoli d'acqua in mezzo alla sabbia / Come il sole che batte alle tempie / E ti vieta di comprendere il cielo), sull'inconsistenza di rapporti umani relativi più all'apparire che all'essere (invisi invasi pure noi / da questi sconosciuti in cravatta e sciampagna / per il lieto fine dell'anno), sulla strumentalizzazione della "pìetas" (C'è chi finge di predicare che un Dio / Muore ogni giorno per noi appeso)e, infine, sui limiti che la poesia stessa ha: non tutto / Quello che scrivo / Mostra il suo gesto compiuto perché esiste anche il prima, il dopo, la cura / certosina durante / La maniacale aspettativa di chi comincia / E Puntualmente delude alla fine.
All’altrettanto essenziale nesso tra senso e segno - da ricercare proprio con "cura certosina", in modo che l’immateriale intuizione sorgiva possa essere espressa dalla materialità del segno - sono dedicati i versi di "Ad libitum" (*) in forma di dialogo di grande spessore: vorrei dirti che la poesia non esiste, davvero, /.../ che non coincidono perfettamente le impronte, mentre La poesia -tu dici- è quando / qualcuno la legge nero su bianco / è quando non si ha bisogno di intendere / perché è tutto già inteso.
Le restanti poesie qui prese in considerazione appaiono tutte polarizzate intorno ad un nucleo tematico che è parte centrale, in quanto costitutiva, della vita umana e della stessa sopravvivenza: l'amore.
Ed anche su questo tema Gianluca si esprime poeticamente come sa fare: in uno stile limpido ed efficace che non conosce né fronzoli né frenesie mielose o tragiche, troppo spesso ricorrenti, riuscendo a cogliere i vari aspetti del particolare divenire emotivo dell'amore ed i conseguenti riflessi sulla condizione esistenziale duale.
L'insieme delle composizioni offre infatti una gamma di situazioni nelle quali l'amore protagonista è variamente visto: come itinerario memoriale dalle tracce indelebili ne "Il dato certo" (noi due ci amammo / per quel pezzo di tempo perso / che non conosce inganno, sparizione); nella sua pienezza e consapevolezza in "Soluzioni politiche a lungo termine", i cui versi sottolineano la forza dell'"elettività" in amore (Candido i tuoi occhi alla presidenza /.../ Candido la tua voce / all'espressione di tutto l'argento che è vivo, / per come scaturisce dalle vene del tempo); con i suoi dubbi ed incertezze in "Malva" (*) (sono / Uno che l'anima invece l'ha in pena / In piena come un fiume che ridonda /.../ Ma mi manca il nodo che congiunge / Due fili); con i suoi "Interrogativi" frammisti a ricordi (Cosa rimane di così intatto / Di così puro alla fine?); nel suo spegnersi (in "A settembre") a causa di Cavilli per vizio di forma / Per l'opportunità non concessa / Di replicare pienamente, fino al calare de "La notte" con le ombre dell'incomunicabilità: Questo 'quando' che ti rispondo / non ha odore di tempo /.../come questo 'Come' che tu mi domandi / e che ha invece sentore di fughe.
I numerosi indizi fin qui raccolti denotano una sorta di circolarità di percorso e confermano che il punto di partenza, con Luis Cernuda, non poteva che essere anche punto di arrivo, per l'affinità dell'approccio di Gianluca a quello del poeta spagnolo, con particolare riferimento all'impegno (da "Notte dell'uomo e del suo demonio") nella cura dell'espressione poetica: "Quest'amaro piacere di trasformare il gesto / in suono, il verbo preferendo all'atto, / ansia costante fu della mia vita".
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SCHEDE PRECEDENTI:
n. 1 - Virginj
n. 2 - pelmo
n. 3 - donnadautunno
n. 4 - Alex Manunta
n. 5 - tiziana pizzo
n. 6 - nazim
n. 7 - Mariella Tafuto
n. 8 - umbratilis
n. 9 - raffaela ruju
n. 10 - tea42ndu4me
n. 11 - AnnaR.
n. 12 - OssoDiSeppia
n. 13 - Ameo'e
n. 14 - Blue
n. 15 - sandalè
n. 16 - cino720
n. 17 - nuccina
n. 18 - Angelo Tozzi
n. 19 - Nord_Slow
n. 20 - mezzacapa
n. 21 - Francesca Pellegrino
n. 22 - Claudio Iannicella
n. 23 - Giulia
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(*) Testi da prendere in considerazione per la prossima antologia. |
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