donnadautunno
Iscritto: 03 Ott 2007
Messaggi: 1012
Località: polis della Magna Grecia sul mar Ionio
|
| Inviato: 8/10/2008, 23:36 Oggetto: un po' Russia e un po' no (Mercoledì Dovlatov) |
|
|
-Un uomo è veramente libero quando può portare con sè tutto ciò che possiede-
(il guaio è che mi ricordo spesso le citazioni ma quasi mai la fonte...scusatemi!)
*****
Uno scarafaggio passeggia pigro dentro al lavabo.
Infastidito dai rivoli del mio sangue, scappa a rifugiarsi dietro lo specchio.
Mi tampono il naso come posso. Il fazzoletto è ormai zuppo, e nel bagno lercio di questa stazione non ci sono salviette.
Tra poco chiameranno il mio treno. Non ho molto tempo.
Devo ancora ritirare la valigia al deposito bagagli.
Maledetta questa mia fragilità. Quest'antica debolezza del corpo che mi fa scoppiare vene e venuzze ad ogni piccolo sforzo, ad ogni nervosismo, ad ogni dispiacere.
Ero così già da bambino. Bastava un brutto voto a scuola, o un rimprovero di mia madre, e giù sangue dal naso.
Il dottore diceva che ero troppo emotivo, e pure anemico. Che bisognava aver cura di me, perché ero delicato. E farmi mangiare tanta carne.
Le odio le bistecche, se ci penso a quante ne ho dovute masticare.
E odio pure mia madre e le mie sorelle, sempre a stringersi intorno, soffocarmi, farmi mancare l'aria.
Ma poi per fortuna sei arrivata tu. La mia stella, il mio riscatto.
Non ti faceva impressione, no, il sangue che ti colava sul viso proprio mentre ti stavo baciando.
Alzavi il braccio e lo tergevi con la manica della tua stessa camicetta, anche se era di seta, anche se la macchia non sarebbe più andata via.
Perché mi amavi. Vero che mi amavi?
Eri così bella. E anche tutto il resto era bello. Io stavo con te e non vedevo più mia madre, e non mi salutavo con le mie sorelle per la strada, e al lavoro ero stato promosso caporeparto, e avevo messo da parte un dignitoso gruzzolo per il nostro futuro insieme.
Io e te. Noi.
Non so perché tu abbia scritto quel biglietto, ieri.
Che te ne vai per conto tuo, lontano. Che vuoi star sola, che con me ti senti come in una gabbia.
Sempre ad asciugare quel sangue che mi esce dal naso, perché sono troppo innamorato e troppo emozionato.
Perché a ogni tua assenza anche di dieci minuti rischio un'emorragia.
Che non puoi portare questo fardello per la vita.
Ma io non voglio essere un fardello, cara. Io ti amo.
Ho messo nella valigia le cose più importanti: il fazzoletto sporco del nostro primo incontro, la tua camicia da notte con gli aloni che non vanno via, le nostre lenzuola costellate di macchioline rosse, il libro di poesie tutto sbavato ai bordi perché ogni volta che te lo leggo sanguino senza sosta...
E adesso sto per partire, mia adorata. So dove ti sei nascosta, non hai scampo.
Vengo a riprenderti.
|
|