Raimondo
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| Inviato: 9/10/2008, 23:02 Oggetto: Jeudemots - Scheda Autore n. 25 |
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Scheda Autore n. 25 - "Jeudemots"
Flash sulla poetica di "Jeudemots"
L%u2019Autrice dimostra di sapere bene che le sfide del poeta partono dal confronto a tutto campo tra l%u2019io e l%u2019altro da sé minuziosamente osservati, anzi "cortocircuitati" finché scocchi l%u2019intima scintilla da tradurre nella materialità delle parole, che è la sfida conclusiva. In una tensione spiccatamente introspettiva implodono distillati emozionali attinti lungo l%u2019aspro orizzonte della condizione esistenziale; ma la trasfigurazione poetica e il messaggio contenuto nei versi assumono insieme il triplice ruolo di antidoto ai catastrofismi dell%u2019anima, di deterrente nel prevenirne o arginarne i possibili guasti e di orientamento al pensiero positivo come abito mentale.
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"Jeudemots" - d%u2019ora in poi Carolina - è iscritta al Sito dal 25.8.2006 e vi ha pubblicato 237 testi, di cui 48 nel 2008 (al 5 ottobre); esclusi quelli dei laboratori (20 tra Mercoledì, Bonsai e Acrosticario) ed uno "scritto a quattro mani", per questa scheda si sono prese in considerazione oltre venticinque poesie.
Non è stato agevole trovare delle risposte alla consueta, inevitabile domanda - sia del critico che del lettore - su quale sia l%u2019approccio poetico dell%u2019Autrice, poiché nessuna delle composizioni qui considerate ha come specifico oggetto la poesia. Tuttavia, anche se non esplicitamente dichiarato, è stato possibile ricavarlo da opportuni e mirati "carotaggi" nei suoi versi.
Un ottimo risultato è stato ottenuto dal "combinato disposto" di tre indizi (che, quando buoni, sono una prova): il primo evidenzia (in "Non posso più") l%u2019impeto sorgivo che fa d%u2019istinto / lasciar tracimare tutto il miele / o il fiele / soffiarmi dentro le parole / sperando che si spargano; il secondo attesta (in "Dicembre") che quell%u2019impulso è condizione permanente a rincorrere arse sul filo / una stilla di sangue / in sillabe sparse; il terzo è una conferma di entrambi i precedenti (in "Seminsonne") a fronte di questa notte seminsonne / di rugiade manoscritte a intuito.
Emersi i connotati salienti di una poesia tendenzialmente introspettiva che, sia essa con radici memoriali o attuali, nasce e procede "d%u2019istinto" e "a intuito", quest%u2019ultimo aspetto è però smentito, nei fatti, proprio dall%u2019Autrice che: è pronta a mettere in discussione propri testi, come accade in "Scuse plausibili", poi rivista in "Scuse plausibili (ried.)" (*) con un "poiein per sottrazione" di ogni ridondanza, tale da migliorarne l%u2019efficacia espressiva; sa dedicarsi con impegno a composizioni dai riferimenti cólti (quali "More uxorio" o "Rita") ed a raffinati esercizi di stile, come in "AlfaBeta"; tiene quindi, e così dev%u2019essere, sempre aperta l'"officina" del poeta, come si desume anche dalla sua assidua partecipazione ai vari laboratori del Sito, con "prodotti" di notevole pregio.
L%u2019accennata propensione introspettiva, basata su volontà e capacità di autoanalisi, è confermata da una significativa sequenza di liriche, quali: "Lapis", che enuncia il proprio efficace metodo per il "conosci te stesso" (Arriveremo a noi stessi per sottrazione / - se mai ci arriveremo / togliendo ogni volta un po'/ di noi); "per fare il cielo", che è un po' il passo successivo al precedente nello scoprire che un ritaglio di me / una briciola è, in ultima analisi, una tessera di puzzle; "Oggi", in cui fa anche affidamento sull%u2019efficacia della comunicazione non verbale (vederti stavolta e non sentirti / perché hai ragione quando dici / che il viaggio comincia dentro agli occhi); ed infine "Di te" (*) - che meglio sarebbe "Di me" poiché il "te" con cui interloquisce è la stessa Carolina - che è poesia di grande spessore, vibrante di tensioni e dubbi estremi sulla via della gnosi: e ti domandi a che fermata scenderanno / tutti i minuti nudi che ti inventi / a rattoppare squarci d%u2019orizzonte e, soprattutto, a risanar ferite quando non c'è non c'è / scudiscio che le allarghi o filo / che le renda cicatrici a farne storia.
E di qui l%u2019inevitabile sguardo del poeta a scrutare con attenzione in quegli "squarci d%u2019orizzonte", animata da forte tensione per i mali che affliggono il mondo, come in "Nuestra Señora de los Dolores" (che ha la lingua gonfia tra le labbra secche / per tutte le inutili suppliche del mondo) oppure in "Maddalena", fino al peggiore dei mali, che (in "Gino") è la guerra; tutti mali destinati a perpetuarsi finché ad essi saranno esposte le giovani generazioni, anziché protette ascoltandone e comprendendone le ansie che sono ben visibili nei loro sguardi annoiati a volte ma più spesso / acuti come spini nelle pieghe della mia memoria (in "Parvulos").
Tanto più pungono quegli "spini", quanto più Carolina s%u2019inoltra lungo percorsi memoriali e si rende conto che senza strepito allora / potremo dirci e fingere / che davvero non sia cambiato niente (in "Non è cambiato niente"), al punto che persino le cose sembrano condannate all%u2019immobilità, come in "D%u2019altr%u2019onde" dove si osserva il vuoto di una spiaggia muta / di ombrelloni chiusi / in attesa / anche loro / di un tempo che non viene.
L%u2019Autrice tuttavia sa che non è questo il proprio "sentimento del tempo", ma ben altro, perché si rende anche conto che la "cognizione del dolore", universale e/o individuale, e la sua possibile "metabolizzazione" passano necessariamente attraverso il diaframma della memoria che, pur con minimi rivoli, sfocia nel mare magnum della storia e in essa, come prima letto in "Di te", si "cicatrizza".
Allora accoglie la sfida a tutto campo e, forte della "pietra filosofale" della poesia, Carolina rievoca: da un lato, momenti sconfortanti in "Persi", con sgomento perché ovunque passi questo tram notturno / su rotaie sghembe a raccontare / staremmo ore come perle di minuti persi; in "Un%u2019estate", con amarezza quando mi scardino le ore / se ti penso e sto / come stanno le lucertole / a secco sulle pietre; e in "Dove ti so", alla ricerca di tetti su cui non ha da spiovere / neve o acqua di rimpianti); dall%u2019altro lato, momenti di felicità che, per quanto passati, conservano un%u2019intensità tale da consentire speranze future, come: in "Piccolo dolore" (sordo ma che passa rivivendo la tersa trasparenza / dei miei inverni di bambina / e il profumo di panna e di cannella / del gelato alla stazione), o ne "Le lucciole" (di nuovo lieta del loro brillare sopra i sassi / - per vedere il cielo - hai detto), oppure in "Meridian blue" (sapendo che ancora una volta ti racconterei come si canta dopo il vino / portandoti per mano a calpestare / le pietre della mia memoria), e infine in "Senza" (*) riassaporando quell%u2019unico bacio / che ti divorai per fame.
È certo che appena qualche %u201Cflash" non può dare la misura del fitto pentagramma emozionale sottostante alle poesie dell%u2019Autrice. Verrà da sé farne vibrare note e melodie a leggerle e dedicarvi attenzione come a prezioso scrigno di perle poetiche: luminose sia per il ben dosato intersecarsi di temi e motivi, sia per un "pensiero dominante" che è ansia di conoscenza e ricerca di certezze, sia per lo stile dalle accurate - talvolta dotte - scelte lessicali.
Conclusivamente, a quest%u2019ultimo proposito, ritengo che Carolina sia una perfetta ed abile sabotatrice considerandone la capacità di auto-soggettivare il "correlativo oggettivo" (consentito ai soli Eliot e Montale, non certo alla moltitudine di presunti epigoni) che, nel suo caso, c'è ma è, come dire?, carta - anche pregiata - d%u2019imballo: semplice involucro di adorna apparenza che non soffoca o azzera la sostanza autentica del suo "poiein" profondamente lirico, incapace di reificare l%u2019io poetante.
A voler ravvisare, al di là della forma, anche nella sostanza echi eliotiani, è altrettanto netta la differenza tra quel quid di agostiniano nel continuum temporale sia fisico che psichico del grande maestro anglo-americano e la visione che ne ha l%u2019Autrice, saldamente ancorata com'è alle sole certezze del passato. Il che significa che anche su questo è distante da Montale, convinto (in "Satura") che "La storia non è magistra / di niente", ma molto vicina a Marc Bloch che (in "Apologia della storia") scrisse: "L%u2019incomprensione del presente nasce fatalmente dall%u2019ignoranza del passato. Forse non è però meno vano tentar di comprendere il passato, ove nulla si sappia del presente".
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SCHEDE PRECEDENTI:
n. 1 - Virginj
n. 2 - pelmo
n. 3 - donnadautunno
n. 4 - Alex Manunta
n. 5 - tiziana pizzo
n. 6 - nazim
n. 7 - Mariella Tafuto
n. 8 - umbratilis
n. 9 - raffaela ruju
n. 10 - tea42ndu4me
n. 11 - AnnaR.
n. 12 - OssoDiSeppia
n. 13 - Ameo%u2019e
n. 14 - Blue
n. 15 - sandalè
n. 16 - cino720
n. 17 - nuccina
n. 18 - Angelo Tozzi
n. 19 - Nord_Slow
n. 20 - mezzacapa
n. 21 - Francesca Pellegrino
n. 22 - Claudio Iannicella
n. 23 - Giulia
n. 24 - GUTEMBERG
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(*) Testi da prendere in considerazione per la prossima antologia. |
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