Raimondo
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| Inviato: 16/10/2008, 23:04 Oggetto: Tony Alti - Scheda Autore n. 26 |
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Scheda Autore n. 26 - "Tony Alti"
Flash sulla poetica di "Tony Alti"
I versi di "Tony Alti" propongono un itinerario interessante per varietà di temi, contenuti e forme espressive, in un intreccio strettamente correlato al momento sorgivo ed agli articolati effetti che esso induce sulla tensione poetica. L%u2019impeto è massimo quando il poeta, a fronte dei mali esistenziali, manifesta l%u2019intima ribellione, spesso incontenibile, in flussi di parole pari al tumulto che le fa tracimare. È un modo anche liberatorio che attenua le pulsioni, vibranti di intenti ed echi di "maledettismo", e porta alla distensione emotiva, con il duplice risultato di far rientrare negli argini la parola torrentizia e di far emergere un lirismo di fondo altrimenti sopraffatto.
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"Tony Alti" (d%u2019ora in poi semplicemente Tony), iscritto il 26.2.2008, al 13 ottobre ha postato su apostrofo.com 26 testi, tutti in versi e tutti considerati ai fini di questa scheda.
Focalizzata preliminarmente l%u2019attenzione sulle composizioni utili a tracciare l%u2019identikit poetico dell%u2019Autore, sono molte le indicazioni significative, a cominciare da "I poeti", dove egli si domanda Cosa può, cosa deve un poeta? / Cosa deve un poeta qui? / Testimoniare? Sbagliare ridendo? e risponde, prima con ironia, che I poeti, certo, devono vivere / Per scrivere: difficile il contrario e, poi con sarcasmo, che Non devono servire a nulla / Questo è il loro attuale compito / Forse il loro eterno compito ed infine - evocando persone e vicende reali - con rabbia: I poeti devono spararsi in testa / I poeti devono essere uccisi su una spiaggia.
L%u2019impeto monta e si fa invettiva in "Non serve a un cazzo sublimare", nella motivata convinzione che la poesia non possa essere panacea dei mali del mondo (No / non tocca a noi sublimare / sulla terra ferma e crudele / né avere penosa pietà europea / per sentirsi magari più puliti), ma si stempera in parte in ironia pungente (in "Buoni propositi") con una sorta di ampio inventario o catalogo di "poesie su misura", così articolato: Una per diciassette milioni di persone a rischio carestia / nel Corno d'Africa //...// per un superlatitante napoletano arrestato a Barcellona / per le autobombe a Islamabad //...// per il mercato globale //...// per la Cina, che sa dove andare /.../ per l'India che non sa dove andare e via elencandone per i vuoti telegiornali //...// per i terroristi di al qaeda //...// per la cocaina /.../ per i concorsi di letteratura /.../ per gli intellettuali che promuovono i loro libri in televisione /.../ per gli intellettuali che non hanno mai provato disagio ad essere intellettuali, fino a una poesia per gli ideali sconfitti /.../ per la giungla che non vedrò / per quella che vedo ogni giorno cedendo, in chiusa, all%u2019auspicio di una poesia per domani.
E l%u2019onda di piena di Tony, abbattutasi a mo' di tsunami sull%u2019universo plurale, refluisce su sponde, introspettive ed intime con venature di lirismo, dell%u2019universo duale in "Saremo sommergibili in disarmo" (*): Ti regalo parole / dalla mia guerra fredda surriscaldata / senza più guerra da farti. / Ti dedico versi / da Novecento andato a male.
In queste, che ritengo composizioni-chiave per delineare la poetica dell%u2019Autore, è ben evidente un approccio che punta sulla valenza della parola in funzione sia della tensione interiore, sia del messaggio poetico: ora fortemente reattivo come sasso scagliato nella turbolenta piccionaia del mondo, anche a scuoterne ogni "morta gora", ora come strumento più colloquiale o di ripiegamento introspettivo.
Si ha conferma di quanto ora accennato scorrendo gli altri componimenti e, soprattutto, la loro progressiva variazione di tono.
Quando il poeta, come è naturale, apre la propria finestra sul mondo, ne scopre le tinte fosche, sia che la sua cinepresa mentale e sentimentale operi in campo lungo, sia che zumi su particolari aspetti, ed ogni sequenza o fotogramma appare angosciante.
Ecco, nel primo caso, i panorami: con giorni malati di ecstasy e musica devastante / sulle autostrade vigilate dalla morte //...// ondate sciabordanti di gente semper ridens nei gironi dell'oscuro fine settimana //...// colonizzatori delle menti / e registi perduti per sempre nel cinema muto (in "Preghiera del mercoledì notte"); con "Possibili code in carreggiata esterna"; con mostruosità contemporanee associate - tramite leve evocative e simboliche - ad eventi remoti o mitici (in "Girato l%u2019angolo") pensando alle crociate e alle crociere //...// mori urlanti //...// mercanti vicino al tempio //...// argonauti di ritorno /.../ hanno venduto il vello d'oro / per un pugno di pasticche olandesi.
Ed ecco gli scorci, dove: "Tu che ingoi la vita, non la sputi" appari mentre ti porti il peccato a tracolla / nella tua borsa / e con uno sguardo / regali proibizioni ai passanti e non mancano né "Cronaca nera", né pericoli di guerra come "Quando in Italia erano le 4:30", né guasti finanziari di grande attualità (in "Caro Gesù"), né diffusi mali reali o paventati "In caso di crisi".
Il risultato dell%u2019impatto tra quotidianità e poesia è un "cortocircuito" tale da elevare al massimo il "potenziale" dei versi, che inevitabilmente si surriscaldano, lampeggiano ed esplodono.
Altrettanto inevitabilmente Tony, da quella finestra sul mondo, rientra nel suo "guscio" poetico - dopo aver anche tentato la via di fuga della musica "Tornando a casa con Adriana Lecouvreur" - per trarne un bilancio che lo amareggia, perché "La soluzione al problema" è quella di decidere di non decidere / macerare tutti lenti / al sole tiepido della non scelta mentre (in "La posta arrivava") l%u2019imperturbabilità della natura regna sovrana: gli alberi spogli ricordavano la vanità del nulla / la vanità ricordava i suoi alberi spogli / e il nulla rideva come un demente in quell%u2019era di bilanci aziendali.
Dal primo punto di snodo dell%u2019introspezione, in questi ultimi versi si profila l%u2019ulteriore snodo, quello verso il lirismo, che è forse l%u2019approdo salvifico al quale tende per gradi.
E sembra sia proprio così, stando al passaggio dall%u2019ipertensione che porta all%u2019impeto visceral-cerebrale, fin qui vibrante nei versi dell%u2019Autore, alla più moderata tensione emozionale che - appena avvertita in composizioni nelle quali l%u2019ipotesi che potresti in pieno centro boccheggiare / come un delfino spiaggiato / sulle bianche strisce pedonali (in "Sopra questa regione"), è in qualche modo compensata dall%u2019altra che tutto è vero nella stanza infranta del tramonto / e io sono vivo mille volte se mi accorgo di morire (in "Sono morto mille volte") - successivamente assume maggiore consistenza: "Nel biblico tempo e pornografico", in cui si riversa la violenza / non dal cielo ma dal mercato //...// ed è sempre più difficile / riconoscere nel buio / più accecante la luce //...// perché è la polvere, / non il peccato / a separarci dal cielo (qui riprendendo, come da N.d.A., Pier Paolo Pasolini da "La Chiesa" in "L'usignolo della Chiesa cattolica"); in "Transessuali giorni", con una visione di Giorni nomadi passano via / non fermandosi neanche un attimo / per capire dove andare; e ancor più in "Senza data di scadenza" (*), con versi che si incamminano lungo sentieri di memoria e di amore: All'altezza del tuo cuore / non sentivo il mondo scricchiolare. / Il mondo, che di noi non si curava / e che noi non curavamo.
È, questo mix, lo snodo conclusivo, capace, tramite il filtro memoriale, di allentare disagio e malessere che echeggiano tutt%u2019intorno (come in "Siamo spesso insetti", in cui rimane solo il vento attorno a sparare in testa / agli ultimi pensieri sconfitti dalla scelta), di rievocare momenti giovanili (come ne "La stessa cattiveria dei sette anni", quando si inventavano nuovi modi / per fare a pezzi le lucertole / prese dalla campagna vicina e, infine, di muovere l%u2019onda lirica che, appena increspata nella superficie della forma espressiva, è intensa in profondità: in "Oggi pomeriggio" (dopo mangiato / il tuo consueto / bombardamento. / Nessun allarme antiaereo ad avvisarmi), in "Decine di voli cancellati" (per le tue tempeste / tutti i miei aeroporti bloccati), in "Previsioni del tempo perduto" (Spettinato, mi ricompongo / e mi sfilo dal torace / la tua ultima piuma / acuminata) e in "Ci ritroveremo in uno strano settembre" (*), perdendoci / in un tempo senza tempo e le partenze / questa volta saranno solo arrivi.
In fondo Tony ha finito per smentirsi, dimostrando egli stesso che non è poi vero, come aveva esordito, che "Non serve a un cazzo sublimare"; anzi proprio la sublimazione lo conduce, leopardianamente, alla quiete dopo la tempesta...
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SCHEDE PRECEDENTI:
n. 1 - Virginj
n. 2 - pelmo
n. 3 - donnadautunno
n. 4 - Alex Manunta
n. 5 - tiziana pizzo
n. 6 - nazim
n. 7 - Mariella Tafuto
n. 8 - umbratilis
n. 9 - raffaela ruju
n. 10 - tea42ndu4me
n. 11 - AnnaR.
n. 12 - OssoDiSeppia
n. 13 - Ameo%u2019e
n. 14 - Blue
n. 15 - sandalè
n. 16 - cino720
n. 17 - nuccina
n. 18 - Angelo Tozzi
n. 19 - Nord_Slow
n. 20 - mezzacapa
n. 21 - Francesca Pellegrino
n. 22 - Claudio Iannicella
n. 23 - Giulia
n. 24 - GUTEMBERG
n. 25 - Jeudemots
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(*) Testi da prendere in considerazione per la prossima antologia. |
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