apostrofo.com Forum :: L'archivio di apostrofo.com
L'altro scrivere - Poesia, Narrativa, Laboratorio di Scrittura e Drammaturgia, Arte Cultura ed Attualità.
 

Archivio di apostrofo.com. Queste pagine sono ad eclusivo utilizzo tecnico.

Per uscire dall'archivio ed accedere al sito apostrofo.com cliccate sui seguenti links:

Link per la Home Page - Portale di apostrofo.com

Link per l'indice dei Forum originali di apostrofo.com
l'asola dei famosi
Clicca qui per visualizzare il messaggio originale

 
       apostrofo.com Forum :: -> Prosa generica
Argomento precedente :: Argomento successivo  
Autore Messaggio
Roberto Miano



Iscritto: 08 Apr 2005
Messaggi: 1336

Inviato: 17/10/2008, 06:55    Oggetto: l'asola dei famosi  

Da anni ormai la gente aveva bisogno di bere spremute di opinioni, triti di telegiornale, centrifughe di verità opzionabili, e da tempo nel menù si erano aggiunti succhi vari di reality show. Succhi di vita apparentemente probabile di gente sconosciuta che si masturbava di parole in una privacy violentata da un Grande Fratello, succhi di eroismo di gente famosa che, costretta ad affrontare una presunta sopravvivenza, metteva culo e faccia di fronte alle telecamere per mostrare primi piani di crisi di nervi seguite - per una confusa ed “affamosa” causa ed effetto - da pugni di riso (isterico) servito a chicchi, per vincere un premio di popolarità naufragata sulla terra ferma assieme ai resti della tv che li aveva prima osannati e poi dimenticati. Succhi di realtà da premiare con un placet per consentire di salire sull’Olimpo da dove poi evitare di scendere, per naufragare di nuovo nel versante degli “ormai famosi” (del resto bastano enne inquadrature per essere delle regine, delle c-lebrity), ovvero per restituire appeal a quelle facce famose di cui molti hanno dimenticato di ricordare.
Succhi per la memoria.
Succhi.
Succhi il midollo delle persone con una cannuccia catodica.
Succhi.
“Su chi punti tu?”

http://it.youtube.com/watch?v=YcfV06Q0cJI

Questa era la domanda che teneva in piedi la logica dell’ultimo programma “L’asola dei famosi!”.

In una lontana lingua di mare esisteva una serie di isole, tutte uguali, atolli perfettamente tondi, perle di una barriera corallina, così regolare e dritta per migliaia di chilometri, tale da mettere in fila l’arcipelago detto “dei bottoni” (nome derivante dalla spettacolare foto aerea laddove si ha la netta impressione che il mare sia abbottonato alla terra proprio grazie a queste isolette).

In una di queste, che ha un atollo bislungo, “più che ogivale vaginale” aveva osservato uno della troupe che stava sorvolando con l'elicottero l’arcipelago, si sarebbe svolta la ennesima edizione del reality show. Il regista, meno ficagionevole, dal canto suo si era limitato ad osservare che se l’isola era un bottone della camicia di mare, ebbene l'atollo era un’asola perfetta.
La filastrocca che segue era uno dei tanti jingle promozionali di una delle tante sigle del programma.

Re Sort, figlio di Atelle fece un Atollo di stelle satollo, tutti i pesci vennero a galla, per vedere l'atollo di stelle satollo, fatto ad occhiello e tenuto a mollo da un dio curioso dal lungo collo, che disse “Atelle è un bell'atollo!”

Sarebbe stata la prima edizione de “l’asola di famosi” che avrebbe garantito varie puntate documentario, due interventi del famoso geologo Pietro Pietra e l’ennesimo sondaggio di opinioni, più una puntata zero con una sigla in cui un vecchietto, un improbabile Dio coi reumatismi, cucendo le isole sulla sua giacca blu mare, si punge il dito con un ago per cui poi - rivolgendosi alla telecamera, con un bottone in mano e la camicia penzoloni, indica con un primo piano l’asola dei famosi. “Io purtroppo non posso partecipare” era la battuta finale “sono infortunato. L'immagine sfuma col grande Vecchio che si ciuccia il dito.

Alcuni giornali scatenarono l’inferno, invero per la gioia degli stessi autori.
Questi alcuni titoli:
Perché Lui non può partecipare? Perché non è famoso (vogliamo scherzare)? Consacrare il profano o profanare il Sacro?
Iniziò una guerra mediatica. Se ne concluse che in effetti si sarebbe potuto invitare un cardinale, visto che il Papa sicuramente avrebbe rifiutato. Gli estremisti ribadirono che Dio essendo ovunque è anche sull’isola. Il regista, sull'onda delle baggianate mediatiche, si preoccupò di precisare ai cameraman “il primo che Lo inquadra vince il premio Lui-pizer”. Ora a parte la bagarre e la pubblicità, evidentemente riuscita, bisognava però presentare il casting. Nel frattempo la trasmissione sponsorizzava l’ennesima proposta editoriale: “costruisci la tua macchina da cucire da solo, diventa un dio delle tue asole.” La prima uscita (con ditalino di ceramica) a soli 2 euro.

Un errore in fase di editing tradusse: “La prima uscita (con ditalino di veramica) a soli 2 euro. La settimana editoriale della prima uscita fu un successo, ma ancor di più lo fu per gli edicolanti più giovani che ritrovarono di colpo molte vere-amiche con cui uscire.

Era tempo di pubblicare la lista dei famosi che avrebbero varcato l’asola per sopravvivere sull’isola, insieme ad una natura (tra virgolette) inesplorata e ad almeno quattro-cinque cameraman.
Si era deciso che i famosi dovevano essere 7.
“Come i nani!” Disse con scarsa fantasia l’aiuto regista.
“Come le virtù...” Disse la segretaria.
“Come i preservativi!” Disse un cameraman che ripeteva settebello nell’eco silenziosa di tutti gli astanti. Il regista fugò ogni dubbio.
“Sette come le spose per i sette fratelli...”
“Che cazzo c’entra?” Si domandò il cameraman con un sorriso beota. “C’entra!” Rispose il regista, che conosceva bene la matrice neurotica di quel sorriso. “Perché ieri ho visto il film e ho deciso che sette donne sono perfette per i cambi di inquadratura. “Ma soprattutto c'entrava perché lui amava il numero sette, era il numero sette della squadra di calciotto di quando giocava (e mancava sempre il ragionier Settimi Settimio), aveva 49 anni, aveva avuto 7 donne nella sua vita e tutte e 7 lo avevano lasciato per colpa di 7 “penosi” centimetri.

“Allora, signori, sta per iniziare un’edizione “gra’mitica” dell’asola dei famosi, unica alternativa applaudibile al Gieffe. (pausa) Noi sia l'occhiello indiscreto, il “ditinculo” ai benpensanti, la tv del futuro, noi siamo e saremo!”

Qualcuno applaudì.
“Cazzo c'azzecca san remo?” Si domandò distratto il capo cameraman. L'assistente, apparentemente turbata dal turpiloquio contemplava con le dita le cose da farsi, giunta al medio le venne qualche pensiero malizioso verso non tanto i benpensanti quanto invece nei confronti delle puttanelle di studio, solo che metterlo lì non sarebbe stata, probabilmente no, alla fine dei conti una punizione. Chiuse il dito in un pugno discreto.

“Anzi!”

“Anzi cosa? Signorina?”

Aveva pensato a voce alta.

“Chiedo scusa Capo, dicevo “anzi”, riferendomi al futuro e a quello anteriore. Scriveranno che saremo stati, avremo l’ultima voce in capitolo.”

“Bene. Allora procediamo con i nomi delle 7 sorelle”

Le prescelte erano venute fuori da un sondaggio di opinioni. Il target affondava il mestolo nella tv dei poltronari, tronisti, velinari, pipparoli politically correct, mastubattori, calendaristi, chilavvistati, preturisti quotidiani, lucignoranti, meteore televisive, opinionanisti della domenica pomeriggio.

Si trattava in assoluto della prima edizione in cui a partecipare ci fossero sole donne.
“Sole donne, donne sole!” recitava lo spot da tre secondi.
La cosa turbava la produzione e i sogni lesbilenchi di qualcun altro. Un primo sondaggio aveva messo a nudo l’incertezza delle aspettativa. Sembrava che tutti avessero preferito un titolo tipo “l’isola delle formose”. Ma era banale. E poi tra donne comunque si fosse scatenata la scintilla, d’odio o d’amore, l’Auditel sarebbe salita, nel primo caso grazie alle mamme più in voga (capitanate dalla famosa ma inintervistabile Massaia di Voghera) nel secondo si sarebbe impennato come il pisello dei giovani teen ager ricchi di ferormoni e (soprattutto) di credito per gli sms (self man service).

Dopo un periodo di scrupoloso e non (stranamente) spettacolarizzato studio vennero scelte le 7 sorelle.

Maria Tyler – 35 anni italo americana, opinionista di morale domenicale e conduttrice di un talk show sul sesso extra coniugale. Intrigante oltre che bella.

Anna Giovanna – aspirante amante di un tronista qualsiasi. Alta 1.70, bel culo, decolté più famoso del viso. Porta un apparecchio fisso ai denti, gli spettatori lo hanno capito solo all’ultima puntata.

Mary L’immenso. Ermafrodita di bellezza indiscussa. Frocicone per il 25% dei sondaggiati, “quando il mare è in tempesta ogni buco fa porto” per il 35%; “ma(rito)frodato da mia moglie, voto lei” per il 25%; “eccola Italia che non te l’immagini e che poi ti incula” per il 15%.

Penelope, nome d'arte, conduttrice di un programma su turismo e cultura. Famosa per le labbra rifatte e per le minigonne. Capelli lunghissimi, gambe spettacolari e una cultura non indifferente. Ex pornostar, ha appena firmato per una trasmissione bollino verde preserale col Gabimbo.

Celine Marta Pilar, settembre 2008 del calendario “sveline”, corpo da mozzafiato, mai sentita parlare. Di origini spagnole, cresciuta in Francia, ha lasciato il corso di laurea (dopo il primo esame andato male) alla Sapienza di Roma. Un giorno mentre spolverava la tv, vedendosi riflessa, aveva esclamato “questo – ma’ - è il mio posto. Fece i bagagli, salutò la madre che la credeva intenzionata a far carriera come colf e lasciò il paesino per trasferirsi a Roma, in provincia di Cinecittà.

Adriana Rossi. Opinionista tra il pubblico di trasmissioni pomeridiane, scelta dalla produzione per la sua bellezza e per la sua litigiosità. Dotata di fascino e sensualità, priva di una cultura di base. Famosa per la sua frase “la gente non capiscono” divenuta tormentone (da download per cellulare) capace di abbattere l'insopportabile gattino Virgola.

Ines, ultima del gruppo, famosa per la sua quinta è-senza(?) siliconica. Pare che il suo sia un nome d’arte correlato alla sua dote pettorale (basta leggere al contrario). Intelligente, estroversa, smaliziata, donna moderna, “destinata a diventare famosa”. Sebbene vagamente somigliante a Pamela Anderson, odia i bagnini e i musicisti. Famosissima per la sua massima in prima serata “il mio sesso orale ha un suo perché, il vostro è orale perché sapete solo parlarne…”

Sull’isola le 7 concorrenti vennero portate da un elicottero militare, costrette a saltare in acqua a 100 metri dalla riva, il tutto a telecamere spente, per poi essere riprese durante l’epilogo tarocco del naufragio. Ovviamente tutte le 7 fanciulle erano state scelte in base alla prerogativa che sapessero nuotare.

L’arrivo sembrò quasi il demo di un film sulle Amazzoni. Uscivano dall’acqua pezzi di figliole sorridenti che qualunque pescatore (cannibale o meno) avrebbe ringraziato, a pari merito e senza un ordine preciso, tanto il dio delle reti quanto l’inventore delle calze a rete.

In effetti la grazia è innata ovvero supposta. Portatrice sana di grazia era Adriana, così come Celine e la stessa Maria. Non si poteva dire altrettanto di Ines, che arrivò appena dopo il suo seno. Anna Giovanna sembrò più delle altre un pesce fuor d’acqua. Voltandosi verso l’orizzonte, si mise le mani sui fianchi e poi una sulla fronte. Non sorrise affatto. Mary L’immenso conquistò la riva prima di tutte. Quasi evitando le telecamere, con espressione seriosa, Penelope si trattenne sul bagnasciuga flirtando con la telecamera, quasi a voler condurre una panoramica turistica sull’asola.

La prima settimana passò senza particolari colpi di scena. Al collegamento settimanale le amazzoni aveva già assemblato un rifugio degno di una giovane marmotta. I volti erano vagamente provati dallo stress, qualche occhio tradiva un nervosismo imprecisato, la fame dopo una settimana non era ancora una questione di vita o di morte. Le riprese erano perfette. I cameraman indugiavano su monologhi di coscienza, incastonando il tutto in quadri di natura che affrescavano ora la venere ora la gioconda intente a spaccar cocchi o ad intrecciare corde. Non mancavano inquadrature di addominali tesi e braccia pronte a scagliar dardi verso pesci ignari di dover recitar uno snuff fish movie per la tv.
L’isola presentava una chioma verde e una spiaggia bianchissima. C’erano momenti di privacy che per ovvi motivi venivano rispettati. Ma il rapporto dei cameraman sulle fanciulle era a dir poco estenuante e sebbene le nostre erano state istruite a non interagire con gli stessi, sebbene dovevano al limite guardare la telecamere, era evidente che lo sguardo nel vuoto del naufrago si rifletteva nell’ovale della telecamera rendendo patetica l’idea di poter replicare l’ipotesi drammatica di un naufragio. Sull’isola erano per altro presenti un dottore pronto ad intervenire in caso di necessità, ulteriore elemento che intimidiva la supposta realtà di uno show che però, “vediamo se si muoiono di fame”, doveva andare avanti.

Alla seconda settimana la fame aumentava. Le inquadrature sulle amazzoni erano impietose. Ma erano i volti supplicanti delle stesse a destare dubbi, polemiche, questioni e sospetti.
Troppe volte lo sguardo sfuggiva al di sopra dell’orizzonte della telecamere. E sopra l’orizzonte delle stesse c’era il dio Tutan Cameraman. Sull’isola a parte qualche pesce e il pugno di riso giornaliero. Il mangiare era sempre più scarso. La fame era una cosa che si gestiva meno facilmente della presunta fama. Gli alberi di banane erano troppo alti e le stesse erano verdi, i cocchi avevano già saturato il senso del gusto dell’intero gruppo. Ma i cameraman e doc cosa mangiavano?

Durante la notte italiana, le riprese conoscevano delle pause notevoli. Durante quelle pause avveniva il vero reality show. Il piu feroce dei predatori, il cameraman, dio invisibile dell’isola, rappresentante del commercio delle immagini, esiliato dall'enasarco, iscritto alla previdenza coatta dell'enasorca, attirava in trappola le prede più succulente.

“E' 'na sorca!”

Era la sentenza definitiva del più anziano dei cameramen, sentenza che passava in giudicato e apriva il procedimento di negoziazione (negozio e azione). Solo coloro le quali avessero il tributo qualificativo “enasorca” rientravano nella fattispecie giuridicognitiva per l'ammissione allo scambio.
Si trattava di un vero e proprio universo sotterraneo per cui laddove non c'era cibo, in nome della elementare regola della domanda e dell'offerta, si perveniva ad un mercato di cibo. Carne cruda per sauri dal grande occhio in cambio di vettovaglie per le vittime. Lo scambio non era necessariamente equo, esistevano parametri completamente rivalutati in base alle contingenze e a quanto quell'universo isolato offriva. In un contesto vitale dove il cibo scarseggiava causa l'evidente imperizia delle naufraghe, il mercato chiedeva loro di mettere sul piatto della bilancia quanto di più prezioso, in termini di vendibilità, avessero portato dalla civiltà sull'isola.

Esisteva un vero e proprio listino di baratto.
Un pugno di riso per assonanza di immagini valeva un pugno di sesso (una pugnetta...)
Un panino, poteva essere venduto in cambio di sesso orale.
Una bistecca valeva una copula.
Una cena pretendeva una notte di sesso con una pretesa di “all pass” ovvero “total forum” (formulatinismo discutibile ma efficace).
Una cena con una doccia di acqua dolce costava un duetto (due sauri una naufraga).

Come in tutte le transazioni all’offerta rispondeva una domanda. Ai primi malumori dietetici i sauri testavano le vittime con proposte schermate, di fronte alle prime crisi l’approccio era vocale (contro ogni regola del programma, “ma qui siamo nel nostro mondo segreto” era la risposta che salvava coscienza ed ipotesi). L'orgoglio in genere gestisce i primi rifiuti, ma i sauri sono animali pazienti con esperienza e un colpo d'occhio impietoso, costretti dal grande gioco a spiare le loro vittime, bestie a sangue termautonomo in grado di carezzare le offerte con l’alito invisibile ma fetido di ipotesi strepitose artatamente tenute fuori dalla curiosità della matrice.
I rifiuti, in genere veementi, divenivano sempre più blandi quando venivano a mancare le forze. Del resto il sesso era solo un tabù sociale, nella giungla la sopravvivenza giustifica l'istinto e lo scambio non era così immorale in un contesto dove i codici di comportamento vengono resettati in ragione dei nuovi codici di adattamento all’ambiente “hostile”.
Un pompino dopo tre settimane di dieta arrivava a valere molto meno di un panino.

http://it.youtube.com/watch?v=shKgBEn5JcU

“Se andiamo avanti così rischiano che glie lo mordo!”

“Ma tu l'hai fatto?”

“E secondo te mi faccio spaventare da un pompino? Ne ho fatti tanti per molto meno a casa, il rapporto prezzo convenienza qui è decisamente a favore nostro”.

Queste le parole della Ines.

“Parla per te. Io certe cose non le faccio, mi accontento delle radici”.

La replica a volto basso della Tyler.

“Sì come no, tu mangia le radici. Io ho un esperienza alle spalle per cui potrei essere restia al sesso a questi prezzi. Voglio dire io per un film guadagnavo bene. Ma qui che me ne faccio dei soldi? La fame non fa calcoli revisionali di convenienza. Tutto è relativo. Un panino ha un valore congiunturale. I sauri credono di mettercelo nel culo, in un senso e nell’altro, convenientemente, noi dobbiamo ribaltare le loro certezze e considerare che la convenienza pende dalla nostra parte.”

Commentò Penelope annotando delle corde e qualche vaffanculo sottinteso.

“Ma tutti diranno che siamo delle puttane! La gente non capiscono…!”

Aggiunse preoccupata Adriana.

“I sauri non possono parlare, sai bene, ne va della salvezza della loro specie. Sono costretti al silenzio proprio dalla loro natura. Se vogliono continuare a nutrirsi di carne, debbono tacere e chiudere l'occhio durante il pasto.”

Disse Maria Tyler, ripetendo qualcosa poi sottovoce, quasi a ripetere quanto appena detto, per convincersi dell’argomentazione addotta.

“Puttana è una parola che qui non ha senso.”

Intervenne con tono pacato, quasi disinteressato, Mary L’Immenso che poi aggiunse.

“Le regole qui non hanno senso, io dico che dobbiamo essere noi i Sauri!”

“Sì ma tant'è! Saremmo puttane, non capisco cosa intendi Mary, in che senso?”

Azzardò le prime parole Anna Giovanna, senza aggiungere altro, per non svelare lo scintillio sorridente del suo apparecchi ortodontico.

“Tant'è cosa? Siamo di fronte alla possibilità di scegliere. Siamo in un sistema elementare dove ci vien e chiesto un baratto. La nostra moneta la conserviamo tra le gambe. Teoria pura del valore marginale.”

Commentò Ines, tradendo il suo passato di studentessa di economia naufragato al decimo esame.

“Sì ma la gente non capiscono cosa succede e io credo che...”

“Tu credi cosa?”

Domandò incazzata Penelope, strizzando un nodo scorsoio.

“Beh, l’importante è far capire ai sauri che si tratta di un baratto alla pari...”

Maria Tyler

“Io dico, sti cazzi. Posso decidere di barattere, ovvero anche decidere di prendere e basta. Io dico che in un mondo dove non abbiamo regole possiamo mangiare senza doverci inchinare di fronte ad alcun totem. Non sempre almeno, non quando non vogliamo noi.”

Sentenziò Mary senza alzare lo sguardo, con il fuoco a far giochi di luce sul suo volto.

“Cosa vuoi dire!”

“Quanti sono i sauri?”

“Sono quattro, poi c’è doc!”

“Quanto pesano!”

“Che c’entra!”

“Quanto pesano secondo voi?”

“Diciamo che mediamente sono nei settantacinque…”

“Ok, la mia proposta è di mettere le briglie ai due più prestanti. Scegliamo i manici migliori e gli altri li rimettiamo alla legge della giungla.”

“Ma sei matta?”

“Io ci sto…”

“Tu ci stai a cosa…?”

“Abbiamo detto che ci stiamo tutte, puttane o no, ci stiamo… !”

“Non hai capito un cavolo!”

“Sveglia piccola, quali esigenze primarie abbiamo qui… qual’è la prima?”

“Mangiare!”

“Brava!”

“E allora?”

“Non ci posso credere… state dicendo quello che penso?”

“Cosa ti fa più schifo l’idea di soddisfare un tuo istinto o l’idea di soddisfarne uno loro? In entrambi i casi accetti le nuove regole dell’isola. Siamo bestie. Nessuna morale. Nessun Dio.”

“Infatti! Sono d’accordo!”

“Ma la gente…”

“Ripeti quella frase ancora una volta e ti metto nella lista della spesa come riserva…”

“Allora siamo tutte d’accordo?”

La produzione i primi giorni non ebbe modo di comprendere cosa stesse succedendo. I sauri col manico migliore erano costretti a soddisfare le esigenze delle amazzoni in nome di una pretesa di ruolo assolutamente invertita e costretti, imbavagliati (del resto erano invisibili) a fare doppi turni di ripresa per supplire gli altri venuti meno. Il programma andò avanti con occhio impietoso e falso sulla vita monotona delle donne che però divennero stranamente meno nevrotiche verso una ricerca ossessiva del cibo.
Il commento del giornale “gos/vip” fu sarcastico “bufala (servita di nascosto…)”.

Quello che successe poi, qualche tempo a seguire, fu la decisione di sospendere il programma in seguito ad un calo di auditel clamoroso. L’avvento di una tempesta ciclonica sull’asola fu la scusa migliore con cui la produzione giustificò il taglio improvviso della programmazione. Ufficialmente durante la tempesta persero la vita 2 dei 4 cameraman e doc, le spoglie furono dichiarate ufficialmente disperse, i vari tentativi di recupero si rivelarono tanto drammatici quanto inutili. Gli altri due recuperati in stato confusionale furono rinchiusi in un istituto di igiene mentale, alcuni medici avrebbero venduto più tardi l’esclusiva delle loro paranoie circa la follia famelica delle amazzoni. Ogni programmazione relativa per evidenti motivi era stata annullata in seguito alla tragedia, le 7 donne apparentemente segnate dalla vicenda, non vollero rilasciare commenti a caldo. Volti bassi e una serie monotona di no-comment le aveva accompagnate fino al ritiro bagagli dell’aeroporto dove era atterrato l’aereo che le aveva riportate a casa. Un giornalista particolarmente insistente, dopo averle raggiunte in quella curiosa processione di volti tesi e trolley colorati, porgendo con il braccio teso il microfono, chiese loro

“Voi avete conosciuto i due cameraman e il dottore, potete almeno dirci com’erano…?”

Le sette sorelle si fermarono, tutte. Ci fu un silenzio irreale spezzato solo dall’elettricità dei neon singhiozzanti della sala. Si guardarono in faccia, era evidente l’intenzione di non voler aggiungere nulla. Una però chiese si fece largo da dietro le altre che, tra il preoccupato ed il perplesso, la lasciarono passare, qualcuna sfiorandolo con le mani, in un blando tentativo di chiederle di lasciare perdere, di non commentare. Il giornalista si avvicinò a Mary ripetendo la domanda.

“Voi avete conosciuto quei cameraman, com’erano…?”

Mary afferrò il microfono, si voltò verso le altre accennando un silenzioso “tranquille!”, poi con lo sguardo gelido e un sorriso strano semplicemente disse

“Erano buoni…”



http://it.youtube.com/watch?v=d_yeZcSOt50
Torna ad inizio pagina  
 
       apostrofo.com Forum :: -> Prosa generica
Pag. 1 di 1


RSS Feed ::  •  ATOM 3   •  RSS .92   •  RSS 1.0   •  RSS 2.0   •  RDF 1.0  •