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UMBERTO SABA (a 125 anni dalla nascita)
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Autore Messaggio
Raimondo



Iscritto: 31 Mar 2005
Messaggi: 4818
Località: Roma

Inviato: 19/10/2008, 13:58    Oggetto: UMBERTO SABA (a 125 anni dalla nascita)  

UMBERTO SABA (a 125 anni dalla nascita)

Alcuni mesi, esattamente il 9 marzo 2008, sono trascorsi centoventicinque anni dalla nascita di Umberto Saba. Ecco di seguito due sue poesie e un breve profilo biografico-critico.
In analoghe ricorrenze per la nascita o la morte di altri grandi del Novecento poetico italiano, sono stati riproposti su apostrofo.com loro testi significativi tratteggiando gli aspetti salienti della loro opera. Nomi (e link) sono indicati in nota (*).
Grazie dell'attenzione, Raimondo
* * *
L'ORA NOSTRA


Sai un'ora del giorno che più bella
sia della sera? tanto
più bella e meno amata? È quella
che di poco i suoi sacri ozi precede;
l'ora che intensa è l'opera, e si vede
la gente mareggiare nelle strade;
sulle moli quadrate delle case
una luna sfumata, una che appena
discerni nell'aria serena.

È l'ora che lasciavi la campagna
per goderti la tua cara città,
dal golfo luminoso alla montagna
varia d'aspetti in sua bella unità;
l'ora che la mia vita in piena va
come un fiume al suo mare;
e il mio pensiero, il lesto camminare
della folla, l'artiere in cima all'alta
scala, il fanciullo che correndo salta
sul carro fragoroso, tutto appare
fermo nell'atto, tutto questo andare
ha una parvenza d'immobilità.

È l'ora grande, l'ora che accompagna
meglio la nostra vendemmiante età.


(da "Coi miei occhi", 1912)


[QUEST'ANNO LA PARTENZA...]

Quest'anno la partenza delle rondini
mi stringerà, per un pensiero, il cuore.

Poi stornelli faranno alto clamore
sugli alberi al ritrovo del viale
XX settembre. Poi al lungo male
dell'inverno compagni avrò qui solo
quel pensiero, e sui tetti il bruno passero.
Alla mia solitudine le rondini
mancheranno, e ai miei dì tardi l'amore.


(da "Uccelli", 1950)

* * *

PROFILO BIOGRAFICO E CRITICO


Umberto Saba è lo pseudonimo di Umberto Poli, nato a Trieste il 9.3.1883 da madre ebrea, abbandonata prima che egli nascesse (cosa che mai perdonò a suo padre, poi conosciuto, rifiutandone il cognome, e che fu causa di traumi), non completò gli studi, si dedicò al commercio e visse qualche tempo a Firenze per tentare di collaborare a "La Voce". Da Carolina Wölfer, che è la Lina dei suoi versi e che sposò nel 1908, l'anno dopo ebbe Linuccia.

Alla silloge d'esordio, "Il mio primo libro di poesia" (1903), seguirono "Poesie" (1911) e, edita da "La Voce", "Con i miei occhi" (1912) poi intitolata "Trieste e una donna" nel successivo "Canzoniere".

Nel 1919, dopo la guerra, acquistò la Libreria Antiquaria, dove concentrò ogni sua attività letteraria, a cominciare da "Il Canzoniere 1900-1921" (1921), opera di sistemazione e revisione di tutti i suoi testi .

Gianfranco Contini (ne "La letteratura italiana. Otto-Novecento", Sansoni, Firenze 1974) rileva che il momento della fama di Saba doveva essere (...) quello di "Solaria" (che nel 1928 gli dedicava un numero e stampava "Preludio e fughe" e l'anno dopo i "Saggi critici" del più penetrante e complice esegeta di Saba, Giacomo Debenedetti). E si susseguivano le raccolte (...) insieme più prosaiche e più meliche dell'autore, una cui svolta essenziale e come epigrammatica, si ha con "Parole" (1934), al cui tipo si atterranno le altre opere. Più avanti Contini così conclude: Saba è il solo poeta contemporaneo di rilievo che esuli interamente dalle esperienze non d'avanguardia ma legate anche lassamente alla cultura simbolista: dietro è solo la tradizione italiana fino al romanticismo. (...) La connessione, operata nei primi tempi, coi crepuscolari, di norma ironici, (...) è fallace: Saba, anche quando sorride, è grave e autobiografico. Assai meno impropria quella coi poeti "in lingua parlata". Ma è proprio del miglior Saba (...) l'identificazione dell'uomo con apparizioni elementari della vita animale: di sé con la capra, (...) dei militari con "giovani cani"; più in generale, l'attenzione agli immediati grovigli vitali.

A questo aspetto Giovanni Giudici (in "Poesia italiana. Il Nocevento", diretta da Piero Gelli e Gina Lagorio, Garzanti, Milano 1992) dà rilievo notando che dal panteismo creaturale di Saba finisce così per emergere (...) quel segreto scatto positivo che distingue la sua poesia nel quadro della grande poesia decadente. (...) Dove questa si esprime all'insegna della fuga nell'io (sia pur esso un io trascendentale o metafisico), e di un conseguente atteggiamento di rifiuto, Saba sembra seguire un cammino inverso: quello (...) della proiezione dell'io verso l'altro e gli altri, di una sostanziale accettazione (anzi inseguimento) della vita.

Nel suo secondo dopoguerra proseguì con nuove sillogi, varianti al "Canzoniere" e testi in prosa, fino al ricovero in clinica a Gorizia dove si spense il 25 agosto 1957.

Con particolare riferimento al "Canzoniere" cui Saba lavorò ininterrottamente, Furio Brugnolo (in "Letteratura italiana. Le Opere", diretta da Alberto Asor Rosa, Einaudi, Torino 1995) annota: La coesione macrotestuale del "Canzoniere" si fonda, oltre che sull'unità dell'ispirazione e la ricorrenza di temi, motivi e coordinate spazio-temporali, anche sull'intreccio fittissimo di rimandi e riecheggiamenti interni e sulle numerose riprese a distanza che collegano componimenti diversi (e scritti per di più in epoche diverse) in una trama fortemente e quasi spasmodicamente unitaria. La ripresa di tematiche, immagini e persino di singoli sintagmi o versi si lega però sempre al rinvio a testi e a tappe precise del percorso del "Canzoniere", come se Saba volesse moltiplicare i segnali di unità, coesione e continuità dell'opera. (...) Il "programma" sabiano (...) andrà inteso anche in senso linguistico. Il desiderio di parlare la lingua di tutti - con la connessa fiducia nella parola poetica come mezzo comunicativo - cela in realtà una divaricazione estrema: da un lato un desiderio di comunicatività e "chiarezza" immediata, totale, naturalistica (l'identificazione sabina di letteratura e vita va intesa in questo senso), dall'altro una profonda consapevolezza della "alterità" della poesia e del suo linguaggio e della difficoltà a tradurre in versi "veri" un'esperienza che possa parlare a tutti e di tutto.

__________

(*) PRECEDENTI:

- Carlo Betocchi
- Leonardo Sinisgalli
- Sergio Corazzini
- Sandro Penna
- Amelia Rosselli
- Alfonso Gatto
- Guido Gozzano
- Sibilla Aleramo
- Mario Luzi
- la personale testimonianza di un Incontro con Mario Luzi
- Gianfranco Contini
- Giorgio Caproni
- Giovanni Raboni
- Diego Valeri
- David Maria Turoldo
- Antonia Pozzi
- Camillo Sbarbaro
- il siriano Adonis
- Salvatore Quasimodo
- Vittorio Sereni
- Cesare Pavese
- Lucio Piccolo
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selva



Iscritto: 31 Mar 2005
Messaggi: 781
Località: estero

Inviato: 19/10/2008, 14:08    Oggetto:  

Grazie, Raimondo.
Un tutt'uno in ritrovare ed imparare.

clelia
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frangipane



Iscritto: 01 Mag 2005
Messaggi: 680
Località: Ferrara

Inviato: 19/10/2008, 16:35    Oggetto:  

che bel pomeriggio mi fai passare
e che bella la tua foto! finalmente un volto! sei umano! :)
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Angelo Tozzi



Iscritto: 11 Feb 2008
Messaggi: 1294
Località: Latina

Inviato: 19/10/2008, 17:34    Oggetto:  

Ho stampato anche questa, che aggiungo alle altre tue. Grazie.
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