sandalè
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| Inviato: 20/10/2008, 22:52 Oggetto: Delirio di un jolly in amministrazione |
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- Ho dimenticato a casa la crestina e il grembiulino inamidati… - dico con un cipiglio ironico all’ingegnere nuovo, quello che deve essere proprio in gamba, perché è giovane e gentile eppure gli hanno affidato un posto di responsabilità. Ci incontriamo alla macchinetta del caffè, lui veramente si ferma per fare due parole, certo per educazione, visto che sta andando in bagno, io invece prendo i caffè per i dottori del C.D.A.
Oggi Consiglio di Amministrazione della piccola azienda, si cerca di arginare l’anarchia di un ambiente piuttosto informale, gente verace senza troppe facciate da puntellare, programmatori con l’estro dei geni, tecnici in Birkenstock che passano dalla teoria alla pratica ciabbatando sornioni, come bevessero una tazza di caffè d’orzo, mi raccomando biologico... Pochi a dare una regola al passo, visti come spettri da sopportare. E sinceramente è troppo poco che bazzico qui per capire cosa sia giusto. Mi limito a un po’ di buon senso, basterebbero toni diversi, una pacca sulla spalla e due chiacchiere spicce, niente burocrazia del distacco, quell’innalzare palizzate tra noi, quelli in campo e quelli al di fuori. Io veramente sono la pecora nera della Segreteria, vengo da anni di disorganizzazione mentale, proprio un qualcosa di genetico che scioglie catene, forse sto qui proprio perché sono malleabile, non ho schemi fissi, io insomma tappo buchi con fantasia.
E oggi arrivano “ i dottori “, e mi tocca accoglierli alla porta.
Il primo è il più in alto, occhi cerulei e capelli da angelo nero, un sorriso a denti spiegati, è piccino e sembra un folletto buono dei boschi, sempre di corsa, saluta e lampeggia di luce propria.
La seconda è una donna, spigliata e diretta, parla in dialetto, va dritta al nocciolo, mi piace.
Poi una sequenza di personaggi che mi gonfia saliva, e voglia di sputo.
Entro nella sala riunioni già tesa, dovessi scegliere strofinerei le scale da cima a fondo, una per una in ginocchio, novella Cenerentola, checazzcifaccioqui?
E invece sono qui, vassoio e tre caffè da piazzare.
E’ in corso una discussione seria, immagino, hanno facce da decisione, tratti di cera dura, fredda di gelo, e forse del caffè si sono pure dimenticati.
Ma sono qui col vassoio. Mi manca il grembiulino inamidato per sentirmi in sintonia, forse è una prova, mi dico… ma che grembiulino! Qui ci vorrebbero tacchi all’altezza, capelli acconciati, immancabili unghie laccate e un sorriso beota, di chi la sensibilità sa bene che deve metterla via.
Ma non ho tempo per dipanare tutti gli sbagli fatti della mia vita, non resta che piazzare quei caffè – prima che si raffreddino - e uscire di lì, via, più veloce di speedy Gonzales …
Ma inciampo, cazzarola inciampo, eppure ho giusto le zeppe da corsa, i miei amati sandali azzurri questa volta mi tradiscono, finisco di lungo sul tavolo ovale, due dita il mio naso dal suo, impettito e altero il dirigente panzuto mi fissa con due occhi di lupo mannaro che mi divorano di rabbia. Il caffè gli cola lento dalla pelata lustra, scende pigro nel colletto inamidato della camicia bianco dash.
Mannaggia proprio a questo dovevo finire in pasto?
E poi… poi mi scappa da ridere, faccio come quando da bambina andavo a teatro a sentire i concerti di musica classica, c’era il direttore d’orchestra che pareva posseduto dal demonio, a volte faceva gesti come dovesse andare in bagno… e trattenere le risate era impossibile, era come soffocare. Soffocare dalle risate.
Che bellezza, oggi muoio soffocata dalle risate sul tavolo ovale del C.D.A.
Invece accade una cosa strana, qualcuno inizia a ridere sottovoce, gli altri lo seguono a ruota, e in un lampo pare di essere al circo, mani che applaudono, risate che scoppiano pazze…il clown è il panciuto, la faccia è una smorfia di nervi tagliati, qualcosa si è rotto dentro la macchina di manager d’acciaio.
Non mi resta che ridere con loro, il culo baldanzoso all’insù. |
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