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Luci
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Autore Messaggio
selva



Iscritto: 31 Mar 2005
Messaggi: 781
Località: estero

Inviato: 22/10/2008, 08:53    Oggetto: Luci  


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Ripenso a quella sera qui al corso, Gianni.
A forza di guardare i lampioni sulla strada ci venne in mente quella barzelletta sui due matti alle prese con il fascio di luce che andava su, verso il cielo. Ricordi?

Beh, ora sto qui a guardare di nuovo gli stessi lampioni.
Mi risuonano in testa le tue risate e le mie. Le sigarette a metà, la cinquecento che "cazzo, dammi una spinta" e i soldi contati, quando c'erano, per una pizzamargherita.
La tua magrezza, i miei "Gianni, mangia di più che fai quasi schifo!" e quella vena che ti pulsava sottopelle in fronte e diventava evidente alla tensione.

Quando ci siamo persi?
Quando mi sono perso in questo vivere così asciutto e logico?
Perché ho voluto credere che la famiglia e un figlio in arrivo, dovessero vedermi così inutilmente serio e spesso insensibile?

Non so. So che a volte pensarti mi fa male come stessi pensando ad un mio errore. Ho creduto per tanto tempo di non averti perso io, ma di essere stato abbandonato da te e solo qui, adesso e sotto queste luci, mi è ricomparso alla mente il tuo sorriso che non avrebbe mai potuto tradirmi, né tantomeno abbandonarmi.
Sorrideresti anche adesso, se sapessi che stasera ho cercato nei ricordi quel matto, sì, quello che temeva che l'amico spegnesse la luce, e che poi ho anche voluto immaginare quel fascio di luce e su quello sono salito a vedere se forse eri lì a darmi una spiegazione finale e lenitiva sul tuo ultimo viaggio.
A volte non ci si crede quanto una assenza possa premere intorno più che una presenza.
Sarebbe stata storia diversa, lo so, se quel giorno io non fossi stato così arrabbiato per quella tua richiesta di denaro e se, soprattutto, non mi fossi imbestialito a causa del motivo che ti spingeva ad elemosinare quel prestito che ti serviva.
E ti serviva, sì.
Come io ti servivo proprio in quei giorni dannati, senza che mai me lo avessi chiesto.
Ti ero indispensabile come l'aria per respirare, come una madre che ti sapeva e doveva abbracciare. Ti servivo perché ero il tuo migliore amico, l'unico dal quale avresti accettato di essere preso a pugni e l'unico che avrebbe potuto trascinarti via da quella strada così semplice eppure pericolosa al punto da condurti ad una morte.
Quale morte? Non importa, sarebbe stata morte comunque ed io lo sapevo, o credevo di sapere, e ne ebbi terrore. Un fottuto terrore invischiato di finto amore, finta preoccupazione.
In quel mattino soleggiato ed impastato di falsa amicizia, mascherai di rabbia e schifo la paura e trovai l'alibi per dirti "no". Un rifiuto nobile, sacrosanto, amichevole... e devo confessare quanto in me avessi travestito di giusto e di insegnamento, quel rifiuto. Mi beavo nel dirmi che sarebbe stato uno sprono per farti capire che ti stavi giocando un amico. Recitavo con la maschera peggiore per non ammettere, soprattutto con me stesso, la mia vera ed infida speranza: la tua rinuncia e con essa la sfiducia nella nostra amicizia.
Volli credere, con il tuo abbandono, alla fine della sofferenza che provavo nel vederti così debole e soprattutto nel sapermi così stronzo ed egoista.

" ehi pà, ma che fai seduto qui da solo?"

"Sei tu, Andrea. Nulla, stavo pensando ai tempi in cui alla tua età mi sedevo proprio qui con gli amici a passare intere nottate sparando cazzate. Dove stai andando, esci?"

"No, mi sono infilato una cosa addosso per venire da te. Ti guardavo dalla finestra e ti aspettavo, ho bisogno di parlarti"

"Anch'io devo parlarti, la mamma mi ha detto che ultimamente non fai che chiederle soldi e inventi scuse per averli, addirittura insisti, diventi aggressivo. Che succede, Andrea?"

"Succede che ho bisogno del tuo aiuto, pà. Succede che sono uno stupido e ho bisogno di voi. Forse ce la faccio ancora se avete voglia di ascoltarmi, di non mollarmi"

"Andrea ... "

"No, pà. Non così, non con quella paura negli occhi, ti prego. Sono io, quello spaventato, io, che ho bisogno di te, della mamma. Ho bisogno di parlarvi di quello che succede"

Guardo le spalle curve di mio figlio, la sua magrezza e quella vena in fronte sulla quale vorrei posare una carezza che non gli farò. Ora le sue labbra tremano e trema anche qualcosa dentro me: la rabbia.
Mondo bastardo, non mancherò a questa prova. Vaffanculo, mi hai fregato già una volta.

"Ti ho mai raccontato quella barzelletta dei due matti che immaginano un fascio di luce sul quale camminare per arrivare in alto, in alto?"

"No... non mi pare. Ma che centra questo, adesso?"

"Centra, centra...Beh, te la racconterò prima o poi.
Intanto saliamo a casa. Mamma sarà preoccupata.
Andiamo a farci un caffè tutti e tre, chissenefrega se è tardi per il caffè. Stanotte si sta insieme".
.
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Blue



Iscritto: 17 Mag 2007
Messaggi: 684
Località: Marzabotto

Inviato: 22/10/2008, 12:53    Oggetto:  

La scrittura mi piace, è agile, diretta; forse sfrondando qualche aggettivo ridondante sarebbe ancora più nuda. La difficoltà era alta: raccontare di uomini, tu che a quanto vedo sei una donna. Regge, finché parli dei due amici. Forse ti è più chiaro il rapporto che può esserci tra due uomini all'incirca della stessa età, che un rapporto padre-figlio. Il figlio, come personaggio, è caratterizzato bene. Anche il padre lo è. E' il loro rapporto che mi sembra fasullo, un po' troppo "emotivo" e aperto per poter essere reale. Sembra più la visione che vorrebbe averne una donna, che non la realtà per come potrebbe essere. Niente ci vieta di pensare che tale rapporto possa esistere, ma sembra raro, almeno per la mia esperienza (e non solo attinente alla mia esistenza).
Non smetti comunque di leggere, perchè come ho già scritto, la scrittura è agile e anche i dialoghi sono verosimili (nonostante un'eccessiva caratterizzazione del figlio. Bastava un pà in meno e tre puntini di sospensione in più).
Una buona prova che andrebbe valorizzata di più, attraverso la ricerca di una maggiore e più completa adesione alla realtà.
O una più totale astrazione da essa, dipende da cosa vuoi rendere.

Alla prossima, complimenti
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selva



Iscritto: 31 Mar 2005
Messaggi: 781
Località: estero

Inviato: 23/10/2008, 08:46    Oggetto:  

Ti ringrazio della lettura, Blu.

Probabilmente non ti rendi conto di risultare saccente oltre che arrogante nell'affermare di una ipotetica "donna che vorrebbe avere una sua visione" di un rapporto e ne scrive. Fidati pure, non è così.

Grazie sul "pà" in più, hai ragione: uno è di troppo.

clelia
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selva



Iscritto: 31 Mar 2005
Messaggi: 781
Località: estero

Inviato: 23/10/2008, 09:32    Oggetto:  

"pà" eliminato.
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bluscuro



Iscritto: 10 Ott 2008
Messaggi: 348

Inviato: 23/10/2008, 12:25    Oggetto:  

letto come prosa, riletto come poesia.
La tua scrittura affascina Clelia, avvolge con un alone malinconico e triste quasi ogni cosa. Sul piano della prosa questo fa perdere alcune cose che immagini quasi drammatiche, soprattutto nel dialogo finale, che invece qua trovi come una favola. E da questo punto di vista devo dirti che preferisco anch'io il rapporto tra gli amici velato di quel pudore che tiene sempre un volere bene. Se leggo in poesia, il piano dalle persone si sposta alla situazione e allora ogni cosa, ogni immagine, ogni visione è concorde con il segno che hai lasciato.
non è mai per niente leggerti. sincero. romeo
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Angelo Tozzi



Iscritto: 11 Feb 2008
Messaggi: 1294
Località: Latina

Inviato: 23/10/2008, 17:15    Oggetto:  

Un tema interessante, il rapporto padre-figlio. Secondo me potresti ampliarlo questo racconto, trasformarlo in un racconto lungo.
Bel pezzo Selva.
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maurizio



Iscritto: 27 Apr 2008
Messaggi: 370
Località: roma

Inviato: 23/10/2008, 20:50    Oggetto:  

Ok Selva, colpito e affondato. Un racconto che vuole lasciare il segno, argomenti di spessore - amicizia e famiglia in difficoltà - tasti che fanno vibrare le emotività di ognuno di noi. Infatti i commenti sono improntati alle note che hai lasciato nell'aria.
Non ho - ahimè -la finezza poetica di bluscuro, leggo quindi solo quello che hai scritto in prosa.
L'ideale riproporsi di situazioni che il protagonista percepisce analoghe "non mancherò a questa prova, già mi hai fregato una volta" stride leggermente. Da una parrte c'è (c'era) un amico che alla fine non chiedeva nessun aiuto, ma solo soldi per buttarsi via, oggi un figlio che chiede aiuto con umiltà, in uno stadio ben lontano da quello che siglò la fine e l'abbandono di Gianni.
Questo per quanto riguarda l'architettura del racconto, la descrizione è invece accurata e di notevole finezza emotiva.
Un commento così lungo è già un complimento, però brava voglio dirtelo ugualmente
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betta



Iscritto: 26 Apr 2008
Messaggi: 494

Inviato: 26/10/2008, 10:08    Oggetto:  

non ho potuto evitare di leggere i commenti e mi sa che oggi sono bastian contrario.

in questo pezzo non trovo nessuna forma poetica: non è prosa poetica, ma se proprio devo trovare una definizione, direi che è prosa emotiva.
il nucleo è quest'uomo, che la vita vuole amico e padre, che trova il coraggio di rianalizzare un fatto doloroso e il suo comportamento in quella circostanza. non si giustifica, anzi, ammette il suo errore, la sua ipocrisia e ne soffre ma senza lasciarsi andare in inutili sensi di colpa.
e il suo ammettere a se stesso diviene motore per affrontare in modo diverso dal passato una situazione simile che si ripropone.
ovviamente è più facile con un figlio che chiede aiuto ma non così scontato. e il ripetersi della barzelletta, la stessa che ricorda all'inizio, mi fa arrivare proprio questo. uno spaccato psicologico, lucido, tratteggiato con poche parole eppure sufficienti, di un uomo in cui i fatti finali sono pretesto per rendere evidente una trasformazione.

la prima lettura credo che inganni: hai concentrato diversi argomenti che toccano corde profonde e che possono allontanare dal testo. il rapporto padre/figlio è sicuramente una corda dolente che fa riaffiorare tante cose in chi legge, ma non è questo che sembri voler descrivere con questo pezzo. e il titolo mi conforta in questa mia interpretazione che poi, se proprio devo essere sincera, non è stata frutto di troppe meditazioni. a me è sembrato così evidente! unico appunto è che difficilmente anche se non è impossibile che accada, un figlio in quella situazione chiede così apertamente aiuto a un padre. ma si vede che lo usi come pretesto perchè a te è il percorso dell'uomo che preme tratteggiare.
e ci riesci splendidamente.
betta
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