OssoDiSeppia
Iscritto: 24 Ago 2006
Messaggi: 912
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| Inviato: 31/10/2008, 18:29 Oggetto: La casa |
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La casa galleggia nel buio. Non so da quanto siamo qui, io e mio fratello. Ad ogni parola che pronunciamo, l%u2019altro dimentica l%u2019immagine che segue. Dimentichiamo facilmente, per la pochezza della luce. Per questo dormiamo sempre allo stesso lato del letto, e al risveglio %u2013 notte o giorno %u2013 ci cerchiamo con le mani, ci tastiamo la faccia a vicenda.
Eppure io e mio fratello ci somigliamo sempre di più, siamo quasi uguali ormai, anche se non ricordiamo quanto eravamo diversi prima d%u2019ora.
Oggi, per esempio, so quasi per certo che tocca a me controllare che tutti gli infissi siano chiusi, tutte le porte sigillate a dovere, e che dalla soffitta non provengano rumori di fondo.
Abbiamo compiti precisi da assolvere ogni giorno. Ed ad ogni imprevisto dobbiamo organizzarci in perfetta sincronia, stare all%u2019erta.
Per esempio capita che nel silenzio del sonno sentiamo esplodere una lampadina e dobbiamo montarne una nuova, subito, con l%u2019aiuto di una vecchia scala di legno. Io mantengo la scala e mio fratello sale per minuti, a volte ore, fino a raggiungere la presa e sostituire la lampadina fulminata.
Altre volte invece le pareti tremano e a svegliarci è un boato esterno. Come una sirena d%u2019allarme. Proviene da fuori a ritmi regolari, e dobbiamo spostare i pochi mobili rimasti, mettere i chiavistelli, accatastare masserizie davanti agli ingressi e alle porte principali.
A turno ci tocca - durante quello che pensiamo sia il giorno, il nostro giorno - montare la guardia sulle soglie della casa: bisogna sorvegliare il buio, alle finestre. Capita che un lampo, un esplosione improvvisa di magnesio ci stupisce ancora e corriamo subito a vedere. A volte invece è un sogno di fosfori ad ingannarci, come fossimo in una grotta, prossimi alla superficie, con qualche uscita traforata nel mezzo.
Un tempo, quando ricordavamo ancora il fuoco, con forza gettavamo dalla finestra un bengala per capire cosa c%u2019era intorno al primo rumore, al primo sospetto di una presenza. Intravedevamo altre cose, altre abitazioni con finestre squadrate e tetti esagonali.
Poi nulla.
Capivamo che in qualcosa di simile dovevamo essere pure noi e così speravamo che un%u2019ombra, una sagoma simile alla nostra rimbalzasse nella casa, desse un segno.
Non so se occorra un abracadabra, una nuova intesa con le cose per uscire da qui. Forse ormai non ci interessa più di tanto perché non ricordiamo, in effetti, cosa ci fosse prima di tutto questo. Forse è sempre stato così. Continuiamo a ripetere la nostra immagine, senza un motivo, per la durata di luce che la scorta di lampadine ancora ci garantisce e per gli specchi che ci inseguono nei corridoi.
In questo preciso istante cerchiamo di risparmiare corrente, teniamo accesa solo la stanza dove ci troviamo ad ascoltare, seduti in cerchio, i fruscii di una vecchia radio.
Il resto delle stanze dorme in un silenzio minerale, scompare intorno, diventa preda del buio.
Sopra di noi il soffitto pare allungarsi e la lampadina è fioca. Non abbiamo molto da opporre all%u2019oscurità.
Con calma, come fosse l%u2019ultima abitudine, recitiamo i nostri nomi. |
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frangipane
Iscritto: 01 Mag 2005
Messaggi: 680
Località: Ferrara
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| Inviato: 31/10/2008, 22:22 Oggetto: |
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Insomma, qui a casa da sola, la luce della lampada da tavolo sulla tastiera, il buio attorno...
Mi hai regalato una bella notte di Halloween |
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Blue
Iscritto: 17 Mag 2007
Messaggi: 684
Località: Marzabotto
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| Inviato: 7/11/2008, 17:11 Oggetto: |
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In questo racconto è come se confluissero The Others di Amenabar, Guerra dei mondi di Spielberg e Cesare Pavese. Gli interni oscuri diventano luoghi dell'anima e l'idea che mi ha turbato di più è che manchi la memoria della realtà oggettiva. Restano i nomi, ultimo baluardo di un conoscere se stessi sempre più assoluto ed egocentrico. Io l'ho letta come se alla fine ci fossimo mangiati tutto, a forza di togliere valore alle cose (le conseguenze del nichilismo) per attribuirlo a noi, soltanto a noi, intesi come più ego (narziss kulture: volevo fare il figo ma non credo si scriva così in tedesco).
Un'ottima prova, claustrofobica quanto basta per convincermi a comprare "Amore 14" il più presto possibile.
Scherzo, ovviamente. Dovrei farmi di LSD per leggerlo e non soffrire.
Saluti |
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