Raimondo
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| Inviato: 31/10/2008, 20:31 Oggetto: calamo inchiostrato - Scheda Autore n. 28 |
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Scheda Autore n. 28 - "calamo inchiostrato"
Flash sulla poetica di "calamo inchiostrato"
Di fronte ai sempre vani tentativi di interpretare l'impermanenza della condizione umana decifrandone gli eventi, riordinando le proprie idee, cercando risposte a domande per le quali non se ne trovano, il poeta sa di non dover arrendersi; sa anche che, se non conduce ad alcun approdo, il suo navigare gli consente di esorcizzare il proprio malessere grazie alla poesia stessa, operando al meglio con la parola affinché possa essere specchio del ribollente crogiolo interiore: è, questo, l'impegno primario di "calamo inchiostrato" con esiti cospicui in termini sia di contenuti che di cifra stilistica.
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"calamo inchiostrato", iscritto ad apostrofo.com dal 12.7.2006, ha pubblicato 260 testi, di cui 19 nel 2008 (al 25 ottobre); escluso l'unico brano in prosa, tutte le altre composizioni in versi sono state considerate ai fini di questa scheda.
Le due più recenti liriche di "calamo inchiostrato" sono decisamente illuminanti in merito al suo approccio poetico. In una l'Autore definisce la poesia come atto creativo da cogliere "Tra le righe di quei segni inchiostrati" (*), i quali diventano simboli, / come tutto ciò che esiste / in forma di parola, /.../ in quello spazio bianco /.../ indefinito, erotico, / folle crogiolo saturo / della scrittura, / dell'immaginario, / del sogno. Nell'altra egli tratteggia l'identikit degli "uomini di scrittura", ai quali affida il compito di setacciare pensieri / e farne cosa infinita / di sensi a mucchio / che rimanga sugli occhi / ad impastarsi / nell'immaginazione, nonché - sulla scia di Eliot - si approssimi / al ricamo del tempo con il passato, / il presente e il futuro / dentro un unico istante, /.../ lampo dell'esistere, / al limite dell'eros e del kaos, / che se lo guardi bene è buio e luce, / ma in altro modo, in altra condizione.
Grazie a questi due "grimaldelli" d'Autore, al lettore, prima, ed al critico, poi, è resa più agevole l'interpretazione di un'opera che, vista nel suo insieme, mi piace raccogliere a comune denominatore come "poesia della percezione profonda": una tripla "p" (adimensionale ed atemporale) che si manifesta nella dimensione fisica del tempo e della parola (quarta "p"!) e stilisticamente tende a riprodurre l'atmosfera sorgiva del momento ispirativo, dell'eliotiano "istante eterno" in cui le percezioni si moltiplicano ed implodono nell'interiorità creatrice.
Alle due poesie anzidette, da intendere insieme come capisaldi del "teorema poetico" dell'Autore, vanno opportunamente aggiunti tre "corollari".
Il primo è costituito dai versi de "l'inesattezza al corpo" (*), efficacemente rappresentativi dell'accennato momento sorgivo, quando si diffonde quieta / un'alba a guglia / nell'anima //...// ed è quel luccichio / sul mare chiaro / un graffito del tempo //...// magico incanto al cuore / spirale e vortice / d'impermanenza / nell'infinito cerchio della vita //...// ed è esistenza sparsa / in tracce di memoria.
Sono, da un lato, immagini evocative del pensiero "zen" nel cui ambito l'intersezione tra poesia e filosofia è talmente ampia da tendere all'unione, a fronte della divaricazione esistenziale tra "fueki" e "ryuko", ossia tra impermanenza ed eternità, pilastro della poetica haiku. Le stesse immagini, dall'altro lato, suggeriscono sensualità, attrazione, seduzione o, in una parola, femminilità: del resto poesia non è un... singolare femminile?
Il secondo "corollario" dà la risposta e l'identificazione si compie con "delta di femmina" nei cui versi la tensione estetico-estatica del poiein è simboleggiata dalla voluttà dell'amplesso.
Il terzo, che espande ulteriormente la spirale simbolica (eppure concreta!) dell'esaltazione emozionale, è in "femmina e rhum", dove il cerchio si chiude con un corpo divertito / di femmina che abbia / il gusto di poesia /.../ che sappia risucchiarmi / la carne e l'anima / come questo mio rhum / giallo che scivola / su un mucchio di parole / sparse dal kaos.
Da ciascuno dei tre "corollari", anche variamente combinati tra loro, si diramano contenuti e forme espressive di tutte le altre composizioni.
Così l'ultima ebbrezza di cui si è detto, quella propriamente alcolica, fa da sfondo e da filo conduttore che riannoda i versi: di "inenarrabile la via del cuore", dove a svellere incosciente / nei miei dintorni / vuoti all'esistere //...// insisto / nel mio vagabondare / tra le parole e le cose / con il bicchiere pieno / e il cuore traboccante / che si versa / nel gran cerchio del tempo / a inzaccherare / ciò che mi resta; di "in un'oasi d'ebbrezza" cercata attraverso pensieri sparsi / sotto la luna a tendere / un orgasmo //...// e cioccolata e rhum / al ventre di taverna / sotto una luce rossa / di lanterna; di "sopra un libro un bicchiere" mentre il subbuglio dei sensi / e l'euforia dell'anima sul corpo / insieme a mozart / sbuffa la vecchia pipa //...// in questo intruglio assurdo / d'immaginario e corpo / e mente inquieta al tocco / del linguaggio / che chiamo tempo / nell'attimo di un lampo / ad intervallo / come nel climax / di un orgasmo cieco; di "l'uomo è come un turacciolo di vino" esploso da un corpo esteso oltre i cinque sensi / nell'infinito esistere immortali / del cerchio anello ridondante tempo; di "sul far del giorno un calice" quando tocco d'artista e scialo / di vino rosso in gola / e corpi nudi in tralice / dilapidando i versi è panacea del tacito consenso omologato / di intelligenze spente / ai vortici in derrata / finta e contrabbandiera / di un occidente putrido e volgare / ostile al logos.
Prevale l'ebbrezza da seduzione in liriche che inanellano un crescendo: da "la taverniera mesce", mentre l'incavo dei seni denudato / da una traccia di stoffa //...// e la memoria curva / torna al passato //...// e nel calice vuoto / trova una traccia / il marinaio dallo sguardo chiaro / mentre ingolla il suo rhum //...// e chiede ancora un gotto / per /.../ risanare all'occhio / in gola intrisa / l'enigma del linguaggio / che in un gesto fugace / schiva il ricordo, a "come traccia frusciata" fatta di movenze di un corpo / nudo sul mio giaciglio / con un gesto arricciato / che ricompone al tocco / la parvenza del dire / in forma di scrittura / oscena al tatto; da "di bocca e delta", quando è quasi penombra / della mente / quell'accucciarsi pallido //...// per cogliere l'essenza / dentro l'esistere / sciolto alla pelle e vago / al ragionare, fino all'acme erotico in chiusa di "in bocca di conchiglia" (*): mani ed occhi / in treccia scarmigliata / sui contorni dei gesti / a liquefarsi / anima e corpo / gocciati di scarlatto / nei sogni degli dei / in un canto pagano.
L'Autore completa il suo mosaico delle ebbrezze in versi con quella spiccatamente poetica ma, più che di ebbrezza, è forse il caso di parlare di trance, per come viene delineato nel gruppo finale di composizioni e per come suggeriscono, qua e là, rimandi a sufi e sciamani; né d'altronde poteva mancare il fascino degli echi d'oriente, trattandosi di poesie riconducibili, nella loro genesi, al primo "corollario".
Ed ecco infatti che: ne "le rune rosse del mio piccolo sole" si profila un'imago magica / sul terzo occhio a trascendere, a trasgredire / anima e corpo, ad annullare l'epos di lama / intorpidita al tocco, al fatto d'armi, all'urto / di cose umane con le inumani cose, quasi / ad insistere sull'impermanenza, sul vuoto, / sulla mancanza, ed in memoria inesperta, / in logos di rinascita; in "vacuo d'impermanenza, divertissement" la sperata palingenesi appare frustrata avendo tra le mani l'esistere in circostanze fuggevoli / sulle guglie del tempo ciarlatano di consistenza / come se fosse uno scambio di sinonimi o un baratto / di parole accese sotto la luna a piombo dell'amore / sparso a caso sul mondo e, in mancanza di alternative, sospendo il ragionare mistico ed indugio / al gioco opaco del nulla dentro un bicchiere colmo / di consonanza ed un violino suona nel sottofondo / un mucchio sparso di accordi proprio sull'anima; infine in "prima di me vicina" (*) la via salvifica viene offerta da un'interlocutrice proteiforme (donna? poesia? arte? bellezza? ma, in omaggio all'ipersegno poetico, interrogarsi è inutile): quando la tua mancanza / diventa assenza //...// socchiudo gli occhi / e mi abbandono ai suoni / sbrigliando il mio pensiero / in questo tutto e nulla / che m'assomiglia / ed è il canto e la danza / della mia anima monca / che dalla via del cuore / giunge fino all'altrove / dove sei tu in attesa //...// per quietarmi l'esistere / ora che sei / prima di me vicina / nell'infinito immenso / ad aspettarmi.
È l'epilogo o, meglio, il telos (ammesso che la poesia debba o possa averlo) che s'addice alla poetica di "calamo inchiostrato", così come gli si addice la considerazione di Elena Dal Pra: Come lo spazio piccolo di una conchiglia in cui sentiamo il rumore del mare, il poeta diviene un'arpa eolica che "si lascia suonare" e ci ricorda il "satori", l'illuminazione religiosa in uno spazio diverso da quello della conoscenza progressiva, logica, razionale, in uno spazio che non deve essere contaminato nemmeno dall'emozione personale.
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SCHEDE PRECEDENTI:
n. 1 - Virginj
n. 2 - pelmo
n. 3 - donnadautunno
n. 4 - Alex Manunta
n. 5 - tiziana pizzo
n. 6 - nazim
n. 7 - Mariella Tafuto
n. 8 - umbratilis
n. 9 - raffaela ruju
n. 10 - tea42ndu4me
n. 11 - AnnaR.
n. 12 - OssoDiSeppia
n. 13 - Ameo'e
n. 14 - Blue
n. 15 - sandalè
n. 16 - cino720
n. 17 - nuccina
n. 18 - Angelo Tozzi
n. 19 - Nord_Slow
n. 20 - mezzacapa
n. 21 - Francesca Pellegrino
n. 22 - Claudio Iannicella
n. 23 - Giulia
n. 24 - GUTEMBERG
n. 25 - Jeudemots
n. 26 - Tony Alti
n. 27 - mareblucobalto
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(*) Testi da prendere in considerazione per la prossima antologia. |
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