gionni b.
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| Inviato: 1/11/2008, 13:33 Oggetto: commedia (mercoledì Melville) |
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Un altro orfano mi si avvicinò nell'immenso corridoio bianco. Non era come gli altri. Questo avrà avuto più di settant'anni e il suo corpo sottile sembrava vagare come una nuvola nel pigiama a righe regolamentare.
L'inserviente si mise subito di mezzo quasi non aspettasse altro.
"Lascia in pace il signore" gli intimò di malo modo. E gli poggiò la grossa mano aperta sul petto per spingerlo via. L'inserviente era un uomo robusto: nel suo atteggiamento c'era una brutalità che, in mia assenza, sarebbe sfociata senz'altro in una percossa o una bestemmia.
Io gli strinsi forte il braccio sopra il gomito tirandolo verso di me.
"La smetta" gli dissi all'orecchio "Ho già notato il modo in cui lei tratta gli orfani. E' insopportabile."
L'inserviente contrasse i muscoli sotto la mia mano.
"Come vuole, signore. Ma se lei passasse qui dentro ventiquattr'ore al giorno come me, la penserebbe in un altro modo." E si divincolò, allontanandosi di qualche passo.
Mi rivolsi al vecchio che, per il gran timore, era andato a rifugiarsi in un angolo con la faccia verso la parete.
"E' tutto a posto. Non si preoccupi. Venga pure. Ora possiamo parlare."
Il vecchio mi gettò una rapida occhiata da sopra una spalla ma non si mosse.
"D'accordo. Allora vengo io da lei."
Il vecchio si voltò di scatto e fece un gesto molto a simile a quello dell'inserviente quando l'aveva respinto.
"No, per favore. Lei non si rende conto. Dopo me la fanno pagare."
"Niente affatto" ribattei "Io sono un importante visitatore. Non le succederà nulla, mi creda. Anzi" e gettai uno sguardo severo verso l'inserviente "credo che qualcun altro qui dentro dovrà giustificarsi."
L'inserviente sembrava non badarmi. Si era accovacciato sulle ginocchia e con l'unghia del pollice stava grattando qualcosa dal pavimento.
"Lo vede" disse il vecchio "quello lì non ha nessuna paura di lei. Senta, per favore. Mi lanci una sigaretta e se ne vada. E' la cosa migliore."
Notai che la sua voce profonda contrastava assurdamente con la figura esile e curva che pareva sul punto di polverizzarsi. Quella voce, nel passato, aveva pronunciato ben altre parole e sembrava impossibile che ora avesse paura di uno sguattero ignorante anche se robusto.
"Lei non dovrebbe stare qui" gli dissi "ci deve essere un errore. Da quanto tempo è rimasto orfano?"
Il vecchio non rispose. Accennava col mento verso di me e si batteva sulle labbra con due dita della mano destra.
Presi il pacchetto di sigarette dalla tasca e glielo lanciai. Il vecchio lo afferrò al volo con una destrezza che mi sorprese e subito dopo fece lo stesso con l'accendino, che mi affrettai a inviargli con una parabola di cui egli intuì perfettamente l'arco.
"D'accordo" dissi "possiamo parlare, ora?"
Il vecchio si accese una sigaretta e tirò alcune boccate con avidità. Poi mi guardò:
"Cosa voleva sapere?" chiese
Guardai l'inserviente. Anche se fingeva di essere assorto nella sua estemporanea occupazione era chiaro che non si perdeva una parola. Decisi di non tenerne conto e di vendicarmi più tardi.
"Chi è lei?" gli chiesi "Come si fa ad essere ancora orfani alla sua età? E dove sono gli altri?"
"Quali altri" domandò il veccchio. Ora sembrava aver ritrovato una sorta di sicurezza. Nella sua voce c'era una nota di ironia. Avrei giurato che le sue labbra sorridevano attorno alla sigaretta fumigante.
"Non faccia finta di non capire. Le sigarette le ha avute, no? E allora stia ai patti. Dove sono gli altri marinai del Pequod?"
"Gli altri orfani, vuol dire?"
"Esatto. Dove sono gli altri orfani raccolti dalla nave Rachele? Non è possibile che si sia salvato solo Ismaele. Non ho mai creduto a questa storia. Qualcun altro deve avercela pur fatta a salvare la pelle. C'erano scialuppe e..."
Il vecchio si mise a ridere.
"Mi sa che lei ha letto un altro libro. Scialuppe! Noi nemmeno la conosciamo questa parola. Noi avevamo solo lance, lance baleniere. Ha presente? Ci si stava in dieci o in dodici, erano velocissime e fragili e servivano solo a uccidere, non a salvare. E comunque erano tutte a pezzi, nient'altro che relitti, come quello al quale Ismaele si aggrappò per giorni."
"Scialuppe" mormorò l'inserviente senza voltare la testa. Mi giunse il sussurro di un riso soffocato.
Stavo per replicare con veemenza ma preferii lasciar perdere e concentrarmi sul vecchio e sulla sua menzogna.
"Lei" ripresi " lei non dice la verità. Lo so perfettamente che Ismaele si salvò grazie alla bara di Queequeg. Non era affatto un relitto qualsiasi. Era una bara-gavitello, capace di stare a galla. Chiunque abbia letto il libro conosce la storia. Che senso ha nascondermelo? E' troppo vecchio per raccontare bugie come un bambino. E a me, per di più, che sono venuto fin qui solo per preoccuparmi della sua situazione."
Mi mostrai offeso, ma il vecchio non si scompose. Accese un'altra sigaretta e gettò il mozzicone della prima verso l'inserviente, che lo raccolse subito e fumò avidamente le ultime once di tabacco.
"Ora è lei che racconta bugie" disse il vecchio.
"Bugie" ripetè l'inserviente a voce abbastanza alta perchè io lo sentissi.
"Lei sostiene di essere un "importante visitatore" continuò il vecchio "ma non è altro che un personaggio ridicolo. Ridicolo! Ma a chi vuol darla a bere? Noi li conosciamo quelli come lei. Ne arrivano a decine ogni anno. Non è vero signor Flask?"
" A decine" rispose l'inserviente Flask "ogni anno."
Il vecchio annuì.
"E tutti con le stesse parole in bocca: 'siamo importanti visitatori! Ci dovete rispetto! Siamo qui solo per voi! Guai a chi vi maltratta! Noi conosciamo la storia, altroché! Abbiamo letto il libro dieci, dodici volte! Dove sono gli altri? E che fine ha fatto Ismaele?' Ecco, però quest'ultima domanda non la fanno mai direttamente. Eppure è l'unica cosa che davvero gli interessi. Come vede, non è vero che conoscono la storia. Ci girano attorno, parlano di "scialuppe", di "bara-gavitello", della "nave Rachele" e così pensano di accreditarsi come candidati a leggere il seguito, la pagina mancante, l'epilogo. Ridicoli! Non è vero Flask?"
"L'epilogo" disse Flask "Ridicoli! e si alzò. Ora sembrava diverso e ringiovanito, come se l'insulso lavoro di pulizia l'avesse fatto dimagrire e perdere qualche anno d'età.
Abbassai il capo. Quei due mi conoscevano benissimo, mi leggevano dentro come se fossi una bottiglia di vetro.
"Perdonatemi" dissi "è vero: sono venuto fin qui solo per sapere di Ismaele. 'Vai all'orfanatrofio' mi avevano detto 'e cerca il vecchio magro con un pigiama regolamentare, di quelli a righe. Egli sa. Ma guardati all'inserviente, è un uomo terribile, fortissimo, capace di schiacciare una balena con una sola mano."
"Con una sola mano!" ripetè l'inserviente. E rise.
"Con una sola mano" disse il vecchio "figuriamoci. Roba da non credere."
"Così mi hanno detto" spiegai umilmente" e io ho preso tutto per buono. Sapete, io sono un grande lettore di romanzi e di libri sacri. Non posso fare a meno di credere alle storie. Purtroppo, da molto tempo non ne ascoltavo nessuna che valesse la pena di un viaggio. Ma questa! Perciò mi sono messo in cammmino pieno di speranza. Ma adesso" e guardai entrambi negli occhi uno dopo l'altro "adesso mi rendo conto che è tutta una commedia. Senza offesa, signori, ma è proprio così che stanno le cose. L'orfanatrofio, il vecchio, l'inserviente cattivo: è solo finzione. Voi due non siete solo ottimi amici, ma complici a mie spese. Mi avete preso in giro e avete fatto bene. Però rimane sempre la domanda: che fine ha fatto Ismaele? Vi chiedo ancora perdono, ma non posso andare via da qui senza una risposta."
Linserviente Flask mi si avvicinò.
"Guarda qui" mi disse, e mi mostrò la mano destra con le dita piegate verso il palmo "cosa vedi sotto le mie unghie?"
"Ben fatto, Flask" commentò il vecchio.
Guardai. Le unghie erano candide come quelle di una lavandaia.
"Non c'è nulla" risposi "stavi solo facendo finta di grattare dal pavimento. Non c'è nulla. Che fine ha fatto Ismaele?"
Il vecchio, lentamente, cominciò a spogliarsi. Sotto non era nudo. Aveva una casacca consunta e un paio di pantaloni incatramati. Mi porse il pigiama a righe.
"Mettilo" ordinò, e io obbedii.
"Adesso che sei anche tu un orfano" mi disse quando mi ritrovai vestito come lui all'inizio "puoi rispondere alla domanda quando qualcuno te la farà. Gli altri orfani che hai incontrato qui dentro sono tutti coloro che ti hanno preceduto. Nessuno di loro ha mai messo piede sul Pequod, eppure tutti, alcuni da un giorno e altri da cento anni, aspettano la nave Rachele. E tutti vogliono conoscere le ultime notizie su Ismaele."
" E nessuno le ha" conclusi io."
"Esatto" rispose il marinaio "nessuno ne ha."
"E adesso basta, vecchio" disse Flask di malo modo "questa storia è durata fin troppo."
Era tornato quello di prima. Mi appoggiò sul petto la sua mano enorme e mi spinse via. |
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