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Boccea
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Autore Messaggio
maurizio



Iscritto: 27 Apr 2008
Messaggi: 370
Località: roma

Inviato: 2/11/2008, 20:34    Oggetto: Boccea  


Era già un pò che aspettava ma era quasi grata a quei lievi innocenti ritardi che papà le infliggeva e che lei assorbiva disinvoltamente avvolgendoli nelle morbide spirali di un carattere solare, ritardi che non avevano il potere di innervosirla ma che anzi le davano l'opportunità di calarsi nell'ambiente, immergersi nei movimenti delle persone intorno, inspirare gli odori della zona, studiarne le luci
Boccea, strano quartiere ad un passo dal centro e uno dalla periferia estrema, una deformazione spaziale forse unica a Roma che ne comprime le distanze come una molla pronta a scattare dalla parte opposta, basta distrarsi pochi minuti e ti ritrovi da San Pietro a Casalotti, i volti stranieri dei turisti sostituiti dai volti stranieri degli immigrati
E su questo rifletteva Ilaria facendo omaggio al marciapiede di una lenta e solenne misurazione dall'alto delle gambe infinite, era l'ora della domenica in cui le chiese del quartiere risucchiano dentro gli indigeni e i tavolini all'aperto dei bar rimangono terreno di occupazione per rumeni e slavi, sguardi fissi e assorti galleggianti nei boccali di birra
Guance irsute per gli uomini, occhi di cielo liquido, capelli collosi e rossetti da bambole per le donne, palpebre gonfie e zigomi pesanti per tutti.
Lineamenti ripieni di alcool sfuggiti dalle pagine di Dostoijesky per arrivare ad arrossarsi ad un ben altro sole di quella pallida sfera che illumina le giornate interminabili delle loro latitudini, le rughe non pieghe della pelle ma dell'anima, fronti scavate da sentieri che si inerpicano faticosamente fino a raggiungere paesini dimenticati, volti di anziani e braccine di bambino al collo.
Spesso solo una manciata di case buttate ai lati della strada che un giorno li ha portati verso chi cerca i loro corpi, braccia per tirare su case o anziani, sogni cristallizzati, immobili, come i personaggi all'interno delle palline di gomma piena e trasparente.
Arrivò distrattamente davanti a una chiesa, dove i devoti esibivano all'uscita dei ramoscelli di ulivo, simboli di pace in un Paese ai primi posti al mondo per produzione ed esportazione di armi e sempre pronto a mandare a morire i propri figli nelle terre più lontane per scongiurare crisi di mercato e sostenere alleati nel businness della morte
Qui davanti ai sagrati i profili cambiano, gli zigomi si svuotano i nasi si affilano, la pelle vira verso il cuoio pallido, i capelli scuri intrecciati e annodati, gli abiti colorati e straccioni, un'infanzia perennemente addormentata forse drogata appesa al collo, alle spalle, sono gli zingari
Una razza di un solo sesso, pensava Ilaria, i maschi le vedi solo da piccoli addormentati nelle braccia delle madri, la bocca aperta , un grumo giallo e secco sotto le narici, sporchi da pensare che ormai sarebbe inutile cercare di lavarli, e quando crescono che fine fanno quei capelli crostosi e quegli occhi che quando si risvegliano dal coma farmacologico hanno il calore e l'intensità degli sguardi che incroci a Madras o Varanasi?
Un altro mistero metropolitano insieme a quello dei cinesi morti e spariti nel nulla di un cimitero che non c'è o quello del teletrasporto degli ausiliari del traffico che ti appioppano una multa per divieto di sosta materializzandosi dal nulla alle tue spalle rinfrancate dal deserto umano circostante e sicure di avercela fatta
E c'è ancora oriente nella nenia poco comprensibile delle zingare dalle mani callose e tese, un mantra dal quale cogli sillabe e parole come faresti con i fiori in un prato, un mazzetto di "prego" "signora" e "fortuna" coltivati in serra,alcuni di plastica.
Nulla di spontaneo e vero esce da bocche dalla labbra inutili, le parole non vengono articolate ma fluiscono confuse nel torrente che la gola vomita ininterrottamente fuori, un'ipnosi vocale insidiosa che incanterebbe un cobra e stride con l'acuta brillantezza delle pupille che scavano nelle tue tasche soppesandone il contenuto e come trapani sondano le resistenze e la durezza d'animo del potenziale benefattore, la valutazione guiderà la determinazione della richiesta
Sarebbero eccellenti professioniste nel ramo selezione del personale di qualsiasi mega-azienda se solo abbandonassero la libertà dell'elemosina per la prostituzione di una retribuzione.
Si allontanò lentamente invano inseguita da mani cenciose che cercavano di trattenerla afferrandosi con leggerezza quasi casuale ai lembi della giacca e con altrettanta casualità studiare la possibilità di accesso alle sue tasche
La strada si allargava in una piazzetta dove cinesi e africani avevano allestito un mercatino a terra, i primi con quelle inutili cianfrusaglie che papà raramente si lasciava scappare, gli altri con lo pseudo artigianato dei loro paesi affiancato a tutto quanto si possa piratare, dall'abbigliamento alla musica
A Ilaria piaceva questa pirateria che rosicchiava briciole al mercato delle multinazionali e permetteva la sopravvivenza agli alti e sovente bellissimi principi dalla pelle scura, la attiravano soprattutto i senegalesi corpi slanciati e flessuosi nei movimenti, denti di un candore impossibile a nord di certe latitudini, sguardi profondi nei quali si legge il dolore del distacco e della lontananza ma illuminati dalla scintilla rabbiosa della voglia di vivere, di ribellarsi al peso di un'esistenza non facile di suo e che l'uomo bianco contribuisce a rendere ancora più dura infliggendo l'umiliazione dell'emigrazione
Ma questo il bianco non è riuscito a ottenerlo, ha depredato quelle terre lontane violentandone la natura, le donne, ha convogliato le loro ricchezze a volte infinite nelle tasche di schifose teste di legno locali che ne coprissero i giochi consentendo il ladrocinio e lo smembramento delle strutture economiche pubbliche e sociali, fino a quelle familiari.
Ma lì si è fermato, ha potuto rubare e calpestare ma non ha mai tolto loro la dignità, la fierezza che rimane nelle fronti perennemente alte, la nobiltà dell'incedere con quei passi ampi e lenti da cerimonia, i sorrisi aperti e amichevoli a perdonarti il pallore della tua pelle che per loro è il colore della distruzione e della morte.
Comprò qualcosa, un portachiavi di forse pelle per lui, e lo fece per osservare la grazia e la regalità dei gesti del giovane, non c'era ombra di servilismo da bottegaio ma sembrava quasi che le stesse concedendo un onore comunque privo di altezzosità, sentiva un bizzarro senso di gratitudine montarle dentro per qualche istante pensò fosse giusto inginocchiarsi davanti a quel re e rendergli omaggio e chiedergli perdono per generazioni di stupri, violenze e rapine inflitte al suo popolo,alla sua famiglia, trattenne l'impulso di afferrare quelle mani scure che le tendevano il pacchettino e portarle alla bocca e bagnarle con le proprie lacrime, trovò la forza di fissarlo negli occhi e sentì le gambe tremare, vacillò un istante leggendogli nello sguardo un silenzioso, caldo grazie e le parole dal tono gutturale che lo accompagnavano:"non per aver comprato, ma per aver capito"
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Jeudemots



Iscritto: 25 Ago 2006
Messaggi: 5393

Inviato: 3/11/2008, 13:34    Oggetto:  

Lucido, intenso, cattivo quando serve, lirico quando e quanto deve.
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