Raimondo
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| Inviato: 7/11/2008, 21:46 Oggetto: berardina - Scheda Autore n. 29 |
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Scheda Autore n. 29 - "berardina"
Flash sulla poetica di "berardina"
Un’espressione sintetica che si addica a "berardina" potrebbe essere quella di funambola della parola oppure di prestigiatrice del messaggio poetico. Sono doti innate, sì, ma anche sottoposte a rigoroso esercizio, che le consentono con apparente semplicità di rivestire d’una pelle cangiante l’intima tensione. Così nel policromo "atelier" dei suoi versi sa sempre confezionare l’abito su misura per i chiaroscuri che aleggiano nell’anima: è un lavoro che si potrebbe anche definire come "alta chirurgia estetica" intesa a dare il migliore "tessuto connettivo" possibile al "sistema nervoso" poetico.
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Iscritta ad apostrofo.com dal 17.7.2008, "berardina", vi ha postato 18 testi che, ovviamente, sono tutti di quest’anno (al 4 novembre); sono anche tutti in versi e tutti presi in considerazione per questa scheda, escluso l’unico di laboratorio (Bonsai).
La scrittura dell’Autrice si caratterizza per un aspetto di fondo, che è l’essenzialità della parola e che, ad una prima lettura, sembrava vanificare la consueta ricerca preliminare di componenti sulla cui base poterne delineare - sia pure a grandi tratti - il personale poiein.
Ad un più approfondito esame sono stati individuati alcuni elementi, certamente "indiziari" ma significativi; in particolare, in tre liriche sono state rinvenute altrettante punte dell’iceberg poetico che si cercherà ora di far emergere.
Ecco i tre indizi: il primo (in un titolo e nel suo immediato seguito) è che "Il tuo nome lo pronunciano" / bene / anche / le dita; il secondo (in "A due voci") è che io metto / radici nelle parole; nel terzo (in "Risveglio") c’è anche la risolutezza dell’imperativo: Chiama / porta i tuoi prismi / di significato.
Dal "combinato disposto" dei frammenti citati si può desumere un itinerario, ed un "credo", poetico preciso: dalla parola intesa come entità oggettiva, semplicemente descrittiva, in quanto denota cose e/o fatti da comunicare (inclusa la comunicazione non verbale delle "dita"), alla parola che - già res nullius - il poeta fa propria "radicandovisi" per connotarla di elementi soggettivi in aggiunta a quelli di base, giungendo così al traguardo della parola come ipersegno, nell’efficace metafora del "prisma" che ne filtra la molteplicità di significati.
Tutto questo la dice lunga sul percorso di ricerca retrostante ai versi di "berardina" che: ora è alle prese con "Così tante parole" che scelgono d'esprimere / anche una gioia infantile e con l’ascolto della propria voce al buio / tra insonnia profezie e tamburi; ora (in "Camera oscura") confida ne la mia camera oscura sulle cose / che accadono / e non sempre / chiedono un nome; ora l’assale (in "Ed io sulla soglia") il dubbio in quanto le cose / interrogate / tacciono / il domani.
Ce n’è abbastanza perché l’Autrice volga, con la massima attenzione, il suo sguardo intorno a sé e dentro di sé nel tentativo di cogliere segnali che le consentano di dipanare l’intricata matassa del vivere.
Il più ingarbugliato intrico che le si presenti è quello del tempo, sia come "contenitore" esistenziale, sia come contenuto interiore della memoria: un tempo "bivalente" cui si deve la straordinaria tensione che vibra nei versi di "A distanza" (*), in cui Giorni svestiti / di vane aspettazioni /.../ sono momenti / storpi / del tempo mentre condividiamo il notiziario / degli eventi / e quella salsedine / sui ricordi.
C’è anche un tempo simil-agostiniano, funzione dello spirito, in "Rapidamente" (Ti scrivo all'indirizzo / del tempo / con cui mi scavalchi), in "Senza titolo" (abbandonata in fibre / di lino / e passato) e in "Poco male" (rumore sordo / i ricordi / e una miseria di innamorati / trascorsa e presente); né manca un tempo simil-proustiano, quello perduto, là dove anche di ombre / s'impasta, in "Tornarci...".
La pur frammentaria ricognizione, fin qui fatta, tra i versi di "berardina" (ma si raccomanda vivamente la lettura dei testi completi), è indicativa dello stile e dell’accurato uso di una parola "addomesticata" al suo sentire. Del resto, quel che conta in poesia, si sa, non è il tema da cui essa prende le mosse, ma il modo in cui il poeta si muove.
In proposito Jorge Luis Borges incisivamente affermò che dopo Omero c’è stato ben poco di nuovo da scoprire circa i grandi temi poetici, ma che - come verificabile in ogni storia della letteratura - si è trattato soltanto di riproporli in termini espressivi nuovi e/o adeguati ai tempi.
È quello che l’Autrice fa e lo testimonia l’alto profilo della sua "performance" poetica. Si è infatti visto che, nel ripercorrere sentieri non certo inconsueti, quali il tempo e la memoria, anzi sempre frequentatissimi per la loro sostanza fecondatrice di poesia, "berardina" riesce a rivisitarli con volontà ed impegno innovativi.
Questa sua determinazione e le sue capacità non appaiono smentite quando, con le altre composizioni, scruta l’orizzonte introspettivo. Accade sul versante dell’io monade autodialogante, come in "Paesaggio" (dalla chiusa splendidamente affranta per l'odore di cartiere / che prendono gli steli) o come in "Basterebbe" (*) che associa immagini di una giovane luna / insolente, da coinvolgere nel chiedere / morire - se si deve - poco a poco, con il rifugio in chiusa in un sentimento / ancora muto che ha tutto il sapore di poesia allo stato nascente e, quindi, di rinascita nella poesia del poeta che muore.
Accade anche sull’altro versante, dove l’io poetante si confronta, in "Sporgenza d’essere", con un tu, malinconicamente scoprendo che Noi due non combaciamo.
Accade infine sul crinale tra i due versanti, in "Controvento" (*), dove, nel gioco di sponda io-tu, vince la monade, cioè il migliore dei mondi possibile: vino e silenzio / a sorprendermi / viva.
Vien fatto di chiedersi - e in campo poetico sono stati molti a chiederselo - se vi siano alternative alla monade. Se sì, dove andare? Nella direzione indicata da Osip Mandel’stam convinto (ne "La quarta prosa") che "Poesia è coscienza della propria ragione"? O in quella opposta che si legge nei "Frammenti" di Novalis (Friedrich von Hardenberg) per il quale "La poesia è il reale, il reale veramente assoluto. Quanto più poetico, tanto più vero"?
Estremi i percorsi e troppo divaricanti, forse tertium datur grazie ad Hans Georg Gadamer secondo cui (ne "L'attualità del bello") è la poesia che "dischiude l'accesso al mondo e in questo accesso linguistico al mondo emergono forme straordinarie dell'esperienza umana: la parola poetica attesta la nostra esistenza, essendo esistenza (Dasein) essa stessa".
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SCHEDE PRECEDENTI:
n. 1 - Virginj
n. 2 - pelmo
n. 3 - donnadautunno
n. 4 - Alex Manunta
n. 5 - tiziana pizzo
n. 6 - nazim
n. 7 - Mariella Tafuto
n. 8 - umbratilis
n. 9 - raffaela ruju
n. 10 - tea42ndu4me
n. 11 - AnnaR.
n. 12 - OssoDiSeppia
n. 13 - Ameo'e
n. 14 - Blue
n. 15 - sandalè
n. 16 - cino720
n. 17 - nuccina
n. 18 - Angelo Tozzi
n. 19 - Nord_Slow
n. 20 - mezzacapa
n. 21 - Francesca Pellegrino
n. 22 - Claudio Iannicella
n. 23 - Giulia
n. 24 - GUTEMBERG
n. 25 - Jeudemots
n. 26 - Tony Alti
n. 27 - mareblucobalto
n. 28 - calamo inchiostrato
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(*) Testi da prendere in considerazione per la prossima antologia. |
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