maurizio
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Località: roma
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| Inviato: 16/11/2008, 10:50 Oggetto: Caronte |
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La barca si staccò dolcemente dalla riva, senza rumore o scosse.
La ragazza socchiuse le palpebre in direzione della luce vivida del pomeriggio che illuminava l'imboccatura della grotta e si volse poi verso l'oscurità che li aspettava, rotta soltanto da deboli luci che riverberavano sulle alte volte ricadendo tremolanti fino al pelo dell'acqua. La guida con i piedi larghi e ben saldi sulla prua della zattera afferrava con le mani dei cavi sospesi tra una parete e l'altra e tirava trascinando l'imbarcazione e i suoi occupanti verso il ventre oscuro della terra.
Alla ragazza venne in mente la figura di Caronte che conduceva le anime oltre l'Acheronte, ma gli occupanti della barca avevano un'aria tra il sereno e l'incuriosito, decisamente inadatta all'ipotetica recente dipartita.
Il resto della scena al contrario si prestava benissimo alla similitudine, dall'inquietante oscurità che man mano li andava avvolgendo, allo sciabordìo leggero dell'acqua, al volo sinistro e irregolare dei pipistrelli che si lanciavano in ardite picchiate e cabrate improvvise, lasciando sulla pelle dei passeggeri lievi e sgradevoli sbuffi d'aria gelida.
Un leggero scossone annunciò che avevano toccato terra all'estremità opposta dello specchio d'acqua, la guida accese la propria torcia e li invitò a seguirlo nel tunnel che si intravedeva alle sue spalle falciato a sprazzi dalla luce elettrica che l'uomo muoveva in continuazione
Scesero incerti, barcollando e facendo attenzione a non scivolare sul terreno viscido, le condizioni di Sveltina le fruttarono in questi primi passi attenzioni particolari che accettò con sorridente gratitudine verso i compagni.
Dopo qualche decina di metri il tunnel iniziava ad allargarsi e un debole chiarore incorniciava sempre più nitidamente le figure che la precedevano fino all'ingresso del gruppo in una caverna illuminata parzialmente da alcune fiaccole e la cui volta si perdeva nella totale oscurità.
L'aria aveva un odore pesante e stantio da scarso ricambio, la temperatura era invece decisamente più alta di quella sul lago e la guida stava spiegando che rimaneva praticamente costante tutto l'anno.
La voce dell'uomo partiva da un punto preciso e rimbalzava poi in tutte le direzioni, tornando verso di loro con velocità differenti e casuali, come diverse biglie d'acciaio lanciate contemporaneamente in un flipper, l'eco dello spegnersi di una frase piombava inaspettata sul nascere della seguente, appannandola.
Ora la guida puntava la torcia sulle stalattiti che li tenevano sotto tiro minacciose dal buio del soffitto invisibile, carboniche spade di Damocle che tendevano, assottigliandosi e piangendo fredde lacrime, al ricongiungimento con le stalagmiti da cui mai si erano separate.
E questo pianto continuo dava corpo all'oggetto amato, lo nutriva e faceva crescere, spingendolo trasparente e luminoso ad arrampicarsi nella notte per abbracciare finalmente la propria mamma.
Un centimetro ogni dieci anni, un secolo valeva dieci centimetri di crescita, pochi amori possono vantare una tenacia e una costanza simili, nessun amante avrebbe mai resistito alla lentezza di quel passo
Sveltina si allontanò dal gruppo e dalla voce rimbombante della guida, voleva appartarsi ad ascoltare il rumore di quei baci che piovevano dall'alto, il loro schiocco ovattato, voleva toccare l'umido della loro saliva gelata, percepire quella crescita inesorabile
Trovò un angolo riparato dai rumori e dalle luci, si sedette sulla piccola radura di sabbia umida intrecciando le gambe sotto di sè e si immerse nel ventre fertile della terra.
Si trovava nell'esatto opposto di una stazione dei treni, e non per l'evidente differenza ma per l'effetto inverso nel rapporto dello spazio con il tempo
Nelle sale d'attesa e lungo i binari aveva provato quasi sempre lo strapotere del primo sul secondo, la percezione che il tempo venisse compresso e asservito dal dominio dello spazio, del luogo.
Più volte, anzi quasi sempre l'ansia del posto espressa e comunicata dallo scalpiccìo rapido dei passeggeri, dal brontolio veloce delle ruote delle loro valigie, dal rincorrersi confuso e improvviso degli annunci dell'altoparlante, dagli sguardi sperduti degli uni che cercavano altri, dai richiami lanciati e ripetuti vanamente, quasi sempre questa rappresentazione sanciva il dominio del luogo sui ritmi del tempo.
Inutile controllare l'orologio, aggrapparsi all'evidenza di un orario abbondante fino all'obesità rispetto alla partenza, si ritrovava a saltare con il cuore in gola nello scompartimento, tirando un grottesco sospiro di sollievo per avercela fatta e guadagnandosi spesso occhiate diffidenti
Ora gli occhi nella semi-oscurità vedevano invertirsi il rapporto, vedevano il tempo infinito piegare lo spazio alla sua volontà, seguivano le affusolate movenze dei secoli modellare e scolpire lo spazio a proprio piacimento, allungando eleganti protrusioni di materia nel vuoto del suo nemico, trafiggendolo senza scampo, infilzandolo con la lentezza che solo lui avrebbe potuto permettersi, esibendo la grandiosità del suo potere in formazioni bisognose di migliaia di anni per maturare, praticamente un battito di ciglia del Dio
Si lasciò andare a queste riflessioni soffrendo di una lieve vertigine, istintivamente si abbracciò il ventre dolcemente sferico, cullandolo
Si sentì la mirabile sintesi delle due forze, in lei i due invincibili rivali si erano fraternamente uniti guidandola in un momento assoluto dove
il tempo scandiva il ritmo misterioso al quale lo spazio ballava dentro di lei alimentando, nella sua folle rotazione da derviscio, il nucleo della vita
Quella vita così strettamente intrecciata con la sua e che il tempo stava pazientemente sciogliendo un filo d'argento dopo l'altro, fino alla nascita e all'addio all'ultimo nodo |
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