Alex Manunta
Iscritto: 10 Nov 2006
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| Inviato: 18/11/2008, 17:09 Oggetto: Signor Nessuno 2.0 |
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signor nessuno
in tre note si è fatto il silenzio
qui sulla via del sale nella notte scesa dalle scale
il sodalizio a brume, fortificazioni d'aria e pomi
due scarpe appaiate fronte macchie di fiato sul cristallo
e possibilità infinite di vestire, e ancora, ancora
la stessa lingua ingollata in un cappotto zitto
nelle fermate dove non cammina il tempo
e tutto tace
-la prima è l'urlo di tua madre-
Tua madre ha un vischio sulla porta, un anello, un pettine d'ambra
forse ha esploso l'ultimo saluto al mondo sopra il carro di quel carnevale
dove ancora si giocava ad essere qualcosa e qualcuno aveva meno
indossa la sua menzogna nello specchio e impreca, e corre alla finestra
dove non cammini per le piane, non ti arrampichi al tramonto
si duole e torce la sua ciocca di capelli, e prega di non aver amato
poiché la mutezza cotinua a entrare pure con le porte aperte ,e crede
si crede gravida di un vuoto e non ascolta che il dolore
lo lascia a rimbalzare ,nel piatto pulito, e nella veglia
/tuo Padre è stato in guerra, per questo ha tre albe ancora che non spreca
non vuol vedere ,e si asciuga nel letto ,e arso, beve ciò che può e non teme/
-la seconda il tuo vagito-
Già non avevi niente e nulla ne è cambiato, ma veramente hai detto
ciò che sai più dire ed odi il mondo quanto serve a non conoscerti nel prezzo
incamminandoti a saliva e a sugo delle membra nel piovere di luce della luna
con la nuca al ghiaccio delle stelle, spaccata al bavero della giacca
sollevato ad imboccare aria al collo e ne uno scialle nella colpa di ciascuno
e gelido volgi la faccia altrove quanto basta per non esserci mai stato
non hai disprezzo per le vene e le conservi come un ricordo, in un cassetto
assieme a cose che dovrebbero le tasche, oltre l'orlo nitido alle dita
e poi ti imbevi in passi che conosci e non hai lame per tuo innesto
affettando la ragione come viene, a mani nude con un palmo asciutto di ogni cosa
-la terza ,l'unica parola comprensibile che hai detto-
Un giorno è un giorno, caro signor nessuno, se pur brutto e breve , non bruca, non rumina
l'erba che è marcia e necessaria per la nebbia, ai banchi di odore che si prova a stare
nella muffa di domande a non trinciare, è al taglio dei seni di una donna, al sole
cagando ombre dappertutto e lucide si fanno solo le unghie di una mano a pala
scoprendo ciò che non è oltre, è solo fuori il tuo nuotare a pelo che la rabbia inonda
i limiti dove tu ti perdi,ed erano i tuoi, ed era tuo il perché
di tutto questo.
La vita è franca
Signor nessuno è più di quanto pensi
trasparire la natura che si lascia a evolvere e stranire, stroppiare
incamomillata nel tuo sguardo essenziale di covi e grotte dove
pregni la luce che non è tua, il vapore acqueo che devi restituire
perché non tremi senza freddo, e non sbrodi senza bruciare
come la pasta è fatta e non ha a disamina la compiutezza
e di ingrediente in ingrediente, di posa in posa, di cottura a spreco
si lascia alla capacità che è intonsa e di NESSUNO
nonostante tu
continui
continui
continui
a farla tua. |
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