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frangipane - Scheda Autore n. 31
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Autore Messaggio
Raimondo



Iscritto: 31 Mar 2005
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Località: Roma

Inviato: 21/11/2008, 07:15    Oggetto: frangipane - Scheda Autore n. 31  

Scheda Autore n. 31 - "frangipane"

Flash sulla poetica di "frangipane"

L%u2019Autrice compone un mosaico poetico ricco di tessere in cui le ombre della quotidianità e della memoria vengono rischiarate dalle luci dell%u2019autostima e della determinazione che le consentono, da un lato, di fronteggiare gli agguati esistenziali e, dall%u2019altro, di esprimere in versi queste positività, senza mai cedere alle ricorrenti tentazioni diaristico-intimistiche fini a se stesse; al contrario le sue liriche sono significative testimonianze di un messaggio di fondo da condividere: a poco serve ululare alla luna per un "destino cinico e baro" che è tale solo per chi non sa o non vuole reagire e sceglie, anche in poesia, l%u2019autocommiserazione.

* * *

"frangipane" (d%u2019ora in poi Sonia), iscritta ad apostrofo.com dall%u20191.5.2005, vi ha postato (causa una prolungata assenza) 46 testi, di cui 29 nel 2008 (al 16 novembre). Esclusi i testi in prosa, che spesso - va sottolineato - è prosa poetica, e quelli di laboratorio, questa scheda è stata elaborata su una ventina di poesie.

Consentono di meglio seguire l%u2019itinerario poetico dell%u2019Autrice alcune sue liriche che complessivamente rappresentano un%u2019utile "bussola" in grado di orientare il percorso da compiere all%u2019interno del suo poiein. Ecco quali.

Si può individuare il punto di partenza nei versi di "Linguaggio" che per Sonia è nel centro del mio tempo qui, / come una violenta pioggia d%u2019estate inaspettata (e profumata), / che nebulizza tutte le forme e i contorni del mio vedere.

Vive dunque il suo tempo, qui ed ora, il poeta. Lo fa, in "queen", da donna di razza che non vacilla. / Voglio leccare il miele dei miei istinti, / voglio essere tremenda: non una fata blu, / nemmeno una rondine. E ne esprime con chiarezza le motivazioni: in "Sarava'" dove emerge la consapevolezza che quando Poesia tira le tende / -io chiudo gli occhi- /.../ E non colgo versi dell'anima / Vedo le pentole col ragù bruciato / E panni sporchi da lavare ; a questa, in "poet", si associa e con essa convive l%u2019ulteriore consapevolezza che come dardo / -implorante la sua fragilità- / s'infilza nell'anima; tant'è che questo intimo "tiro alla corda" tra antinomie l%u2019induce ad elaborare la sua "Teoria della Stanchezza": cerco liriche da tenere strette al petto aspro / sillabando storie dalle righe confuse perché In fondo sono uccello che raggira gli ostacoli / o un misto tra donna e marasma.

È grazie a questa "strumentazione" del proprio intimo che l%u2019Autrice riesce sia a difendersi dai mali esistenziali, sia a lenire le ferite interiori, potendo fare affidamento sul suo essere donna che non si abbatte e che, in "woman no cry" (*), dice convinta a se stessa: sorridi con denti di tigre //...// Bevi a brevi sorsi il tuo cambiamento, / fai valigie e parti sapendo di Essere unica e diversa e di poter così meritare anche la "Standing Ovation" per aver abbattuto gli idoli nei quali aveva creduto illudendosi: corrode d'anima / che non sei un dio / e io sacrificio.

Delle accennate ferite esistenziali restano impresse le cicatrici nei versi di "shut out" di forte impatto nell%u2019icastica asciuttezza, mentre prorompono in quelli di "vomito incubi": Non sono fatta di terra / sono fatta di fuoco / di sparatorie quotidiane che comunque non la trovano impreparata, anzi forgiata, tant'è che Dico quello che penso / e sono confusa e allora? /.../ confusa? E per chi mi conosce / sono la contraddizione itinerante / che nemmeno la camicia di forza assicura.

E l%u2019Autrice sa farsene una ragione indagando con incisiva introspezione, che sublima nella poetica serenità espressa in "August moonlight" dalla splendida chiusa: È che certe cose si scoprono solo nel tramite di uno specchio, / diapason di vibrazione accecante.

Tuttavia Sonia prosegue nel suo cammino interiore ampliandone l%u2019orizzonte fino a limiti memoriali lontani, che la conducono a scoprire le radici remote della sua fierezza. I passi che compie si giovano della spinta di una leva evocativa, presente e viva pur tra le inevitabili nebbie della memoria: è, in "Tree" (*), la visione di un albero e del tempo in cui immaginavo / favole adulte / che da piccola mi tormentavano / e mi aggrappavo alla solitudine di quell' albero /.../ là dov'era franato il terreno / e l'acqua aveva inghiottito / un fascio di assi / e i suoi ospiti / ed è là in quel luogo / che annega anche una parte di me.

Attivando una sorta di "moviola" poetica di traumi giovanili, il passo è breve da questo fotogramma, già tormentato, ad altri che lo sono di più, dal "Prodromo" (*) fatto di Ricordi di scale vuote davanti alla scuola / (ma dove sei?) doloroso peggio di mani sbucciate ai successivi sviluppi: in "pelle anima", dai toni prolungati e drammatici (al cui acme sono Litigi che finivano del gesto violento del padre / che non conteneva l%u2019aggressività verso la madre); in "Questo amore loro" che ha lasciato segni indelebili (Ed è in questo corpo il vuoto / dentro uno spazio e in un tempo / io bambina e adesso / qui nel mio stomaco / a trattenere urlo; in "un dio sordo" per polpastrelli che premi a dolore / lamentando carne: / desiderio di quelle mani che urlano un padre / che non vuol voltarsi.

Prova ammirevole del superamento di simili traumi è la stessa schiettezza espressa dall%u2019Autrice nelle proprie vibranti testimonianze poetiche che, nel loro insieme, rappresentano il suo "kit di sopravivenza", intriso com'è di fiducia in se stessa, di amore - soprattutto materno in "son" - e di poesia, per giungere all%u2019approdo salvifico capace di ogni "tiromancino" alla sorte, quale che sia, se c'è forte determinazione (Accetto che la metà destra del cervello / sia più spiccata dell%u2019opposta //...// Occorre ingoiare le spine evitando emorragie interne) e se non mancano capacità, sensibilità ed attenzione a fronte dei propri "tettisottocielo" per coglierne i segnali, per deboli che siano: Irrequieta scruto una striscia fina / di tettisottocielo puntellata d%u2019antenne.

Sembra, conclusivamente, che il percorso poetico di Sonia corra parallelo a quello tracciato da Emily Dickinson (in "Silenzi", n. 135): L%u2019acqua, la insegna la sete - / La terra - gli oceani trascorsi - / Lo slancio - l%u2019angoscia - / La pace - la raccontano le battaglie - / L%u2019amore - i tumuli della memoria - / Gli uccelli, la neve.

* * *

SCHEDE PRECEDENTI:

n. 1 - Virginj
n. 2 - pelmo
n. 3 - donnadautunno
n. 4 - Alex Manunta
n. 5 - tiziana pizzo
n. 6 - nazim
n. 7 - Mariella Tafuto
n. 8 - umbratilis
n. 9 - raffaela ruju
n. 10 - tea42ndu4me
n. 11 - AnnaR.
n. 12 - OssoDiSeppia
n. 13 - Ameo'e
n. 14 - Blue
n. 15 - sandalè
n. 16 - cino720
n. 17 - nuccina
n. 18 - Angelo Tozzi
n. 19 - Nord_Slow
n. 20 - mezzacapa
n. 21 - Francesca Pellegrino
n. 22 - Claudio Iannicella
n. 23 - Giulia
n. 24 - GUTEMBERG
n. 25 - Jeudemots
n. 26 - Tony Alti
n. 27 - mareblucobalto
n. 28 - calamo inchiostrato
n. 29 - berardina
n. 30 - Tenore58
__________

(*) Testi da prendere in considerazione per la prossima antologia.
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