apostrofo.com Forum :: L'archivio di apostrofo.com
L'altro scrivere - Poesia, Narrativa, Laboratorio di Scrittura e Drammaturgia, Arte Cultura ed Attualità.
 

Archivio di apostrofo.com. Queste pagine sono ad eclusivo utilizzo tecnico.

Per uscire dall'archivio ed accedere al sito apostrofo.com cliccate sui seguenti links:

Link per la Home Page - Portale di apostrofo.com

Link per l'indice dei Forum originali di apostrofo.com
l'entrata di Edipo in Atene
Clicca qui per visualizzare il messaggio originale

 
       apostrofo.com Forum :: -> Prosa generica
Argomento precedente :: Argomento successivo  
Autore Messaggio
gionni b.



Iscritto: 09 Mar 2006
Messaggi: 265

Inviato: 21/11/2008, 19:52    Oggetto: l'entrata di Edipo in Atene  

l'entrata di Edipo in Atene (terzo secolo dopo Cristo)

e firmai,
col mio nome firmai
e il mio nome era Bufalo Bill

(f. de gregori)

Eccolo!
sul carro tutto insanguinato di fiori, a vederlo non sembra poi un granché
e se già sapessimo di chi si tratta, se non l'avessimo aspettato per quasi settecento anni,
adesso per la strada non ci sarebbe l'immensa folla invasata,
le scolaresche trattenute a stento,
i comitati di filologi e studiosi e stipendiati ansiosi di rendergli omaggio,
di ringraziare Edipo come benefattore supremo, e quei cartelli
dipinti a occidente: “Veni Edipus Rex, veni Tyrannos, veni spiritus” si troverebbero
ancora nei templi, davanti alle icone delle antiche divinità alle quali, da oggi, è stato cambiato il nome.
Ma eccolo! E' finalmente nostro, finalmente di tutti, com'era giusto che fosse
fin dall'inizio, ancora prima che si accecasse, quando i suoi occhi videro e sciolsero la Sfinge senza colpi di spada come a Gordio ma con il rasoio affilato dell'intelligenza enigmoclastica,
quando regnò su Tebe gloriosa, su Tebe sfigurata dai draghi e dalle piogge ardenti,
sulla città dalle cento porte che nessuno di noi ha mai visto
perchè era già stata distrutta e ricostruita cento volte prima ancora che noi nascessimo,
noi, che giovani non siamo ma nemmeno tanto vecchi come
Edipo.
Guardalo, è proprio un piccolo incantevole signore e ci commuove pensare che della festa
in suo onore non può vedere nulla, curvo in avanti appoggiato al bordo del carro
tutto insanguinato di fiori
con Antigone che gli tiene la destra e gli sussurra all'orecchio “vedessi papà quanta gente, chi se l'aspettava un trionfo magnifico, un tale amore, una così grande riconoscenza”
e concupiscenza.
I miliziani della Casa di Psiche contengono la folla
immensa, invasata,
gridando “ce n'è per tutti, ce n'è per tutti, ma uno alla volta, uno alla volta per carità”
e prendono appuntamenti per i prossimi millecinquento anni riempiendo di nomi su nomi
le lunghissime strisce di carta
quadrettata
che continuano a srotolare senza tregua, fino a inciamparvi,
con gli occhi lucidi e la lingua stillante. E
“Millecinquecento anni e più di lista d'attesa!” si lamenta a voce altissima un uomo che, all'apparenza, sembra ancora più vecchio di Edipo (ma non può essere!) “io non posso rimanere in vita così a lungo, siate buoni, lasciate almeno che tocchi un lembo
della sua veste, anche solo un coturno dei sandali d'Antigone, già questo basterà ad aprirmi gli occhi, fatemi, vi scongiuro, avvicinare di un passo al carro”
tutto insanguinato di fiori.
“Non è ancora il momento, non è ancora il momento giusto” replicano i Miliziani della casa di Psiche “non vedi com'è ridotto? Così com'è non ti serve a nulla, vecchio. Prima di tutto, Edipo deve essere operato
agli occhi. In fondo è per questo, solo per questo, che oggi entra in Atene.”
Ma ecco, un gruppo di donne sgomita dal fondo della piazza, nereggia maremotato, agita il folle vino delle chiome, vuole farsi notare a tutti i costi. Portano un lunghissimo striscione dove a lettere biancolatte su nero hanno scritto “vattene, Edipo, torna a Tebe, torna a Colono e muori, non abbiamo nessun bisogno di te, noi e i nostri figli ci vogliamo bene, qui nessuno vuole uccidere i nostri
mariti.” Le conosciamo, sono le dissidenti del gruppo Madri senza frontiere, quelle che hanno giurato in riti segreti e proibiti di essere disposte anche a morire per i propri figli ma senza fare
tragedie.
E “Rimani cieco” gridano “Edipo!”
La risposta della folla è compatta, unanime, infrangibile. Le Madri vengono accerchiate e respinte senza che nemmeno debbano intervenire i Miliziani della casa di Psiche, i quali hanno già il loro bel da fare con gli appuntamenti. E le urla sono scandite e chiare come il sole il giorno che a Tebe venne la notte: “Ritiratevi, cagne! Basta con i buoni sentimenti, non interessano più nessuno e noi non sappiamo che farcene, da oggi gli dei hanno cambiato nome e noi siamo MOLTO PIU' INTERESSANTI grazie a Edipo, molto più COMPLICATI e MODERNI, grazie a Edipo, perciò RITIRATEVI, CAGNE! e lasciatelo passare. Edipo deve essere curato.”
Certo, Edipo deve essere curato. La volontà di Atene è chiara.
Ora il carro è alla svolta, a destra e a sinistra solo inni, peana, sussurrati ditirambi, occhi lucidi e sigarette al mentolo e alla fragola piperita
spiaccicate dai piedi
entusiasti. Dottore della Chiesa, maestro di color che sanno, quarto fra cotanto senno, nessun epiteto sembra eccessivo alla comunità risvegliata, alla volontà di coscienza, ad Atene capitale, alla Grecia riunita nel nome di
Edipo Re.
Ma eccolo! L'Ospedale delle Ombre infrante è ormai a meno di cinquecento passi d'asino, il dottor Socrates, famoso oculista, aspetta sul portone
tutto insanguinato di fiori.
Ha un bell'aspetto, florido e rassicurante, anche se, per dominare l'emozione dell'attesa, ha bevuto vino di Pieria fino all'alba (ma nessuno lo direbbe) e poi è andato di corsa a fare ginnastica per rimettersi in forma in vista dell'operazione, che si annuncia complessa ma gloriosa di glorie future, grande occasione di rimessaggio e sistemazione di tutto quello che le antiche malattie degli occhi, ora anacronistiche, rendevano troppo complicato per essere finto.
La folla, immensa
invasata,
vuole rendersi utile fino all'ultimo in nome di un possibile anticipo sulla lista d'attesa degli appuntamenti che, nonostante l'ostentazione di benevola neutralità e
imparzialità e
rigidità tariffaria dei Miliziani della Casa di Psiche, sembra, come ogni cosa di questo mondo tranne Edipo Re,
suscettibile di modeste ma utili correzioni dell'ultimo momento. Perciò, con fantastico entusiasmo,
staccano l'asino dai finimenti e afferrano il timone del carro, vogliono essere loro a portarlo come il Cireneo fino ai piedi della scalinata (ancora purtroppo gravata da antiche barriere architettoniche) del Calvario della guarigione.
Ma no, un attimo! Fermati, folla! Eccoli, i due principali esponenti del movimento “Edipo in Atene”, i promotori, i propulsori, gli avventori e fruitori di questa straordinaria giornata sono comparsi accanto al dottor Socrates sul portone dell'Ospedale delle ombre Infrante. Non possiamo ignorarli anche perchè
Si somigliano. Sono entrambi di media statura, portano i baffi e la barba e parlano la stessa lingua gutturale, allusiva e assai perspicua.
Si rivolgono l'uno all'altro dandosi del “Meister” e scambiandosi dignitosi inchini da sapienti benchè con atteggiamento di degnazione e con un certo ammiccare che allude, forse, a una irrisolta questione, non ancora attuale in questo momento, su chi di loro – se non un terzo – abbia tagliato per primo il fotofinish della gara con le
OMBRE
che adesso, fra un attimo,
Edipo gli porterà in dono
(per guarirne e poi riammalarsene com'è giusto e normale che sia)
venendo da molto lontano sul carro
tutto insanguinato di fiori.
L'asino disoccupato bruca erba residua fra gli interstizi del marmo. La folla
si arresta e su di essa
il silenzio frana come una bufera negli occhi di un sordo.
Il dottor Socrates si avanza seguito dai suoi pards.
Si inchina ad Antigone fino ai coturni, accoglie la mano invisibile di Edipo e lo conduce lentamente sugli scalini numeramdoglieli a voce bassa uno per uno fino al novantaquattresimo.
Scompaiono nella bocca sapiente dell'Ospedale delle Ombre ecc. tuttti e tre in incerto ordine di importanza. Il terzo però, quello più basso, di colpo si mette a urlare come un pazzo e un infermiere, uscendo di corsa dal portone, lo sbatte su una sedia ruote e lo porta dentro cercando di non dare nell'occhio. Sembra quasi che gli metta una mano sulla bocca finchè le urla non si spengono lungo i corridoi fino al silenzio ed è tutto, davvero.
Adesso, nell'attesa, arriva il momento delle interviste. Perciò:
Sshh.Sshh. E
Sshh.
Ci mancherebbe altro.

Alle cinque della sera il dottor Socrates, da solo, emerge dall'ombra del portone dell'Ospedale delle Ombre Infrante. Un brusio percorre la folla come l'onda, come l'onda in mezzo al mar.
Tutti si azzittano, comprese le Madri senza frontiere e i Miliziani della Casa di Psiche, che hanno già diviso fra loro, separandoli in lunghi paragrafi stracciati, le liste d'attesa degli appuntamenti. Compreso anche il vecchio che fino ad ora non ha fatto che strillare: “Millecinquecento anni! Non ce la farò mai a raggiungere l'anticamera della prima seduta. Fatemi almeno toccare Edipo, finchè c'è tempo.”
Persino le scolaresche, i filologhi e gli stipendiati fanno silenzio, insomma tutti. Persino coloro che non avevano nulla da dire nè da chiedere tranne: “ma quand'è che fa fuori il padre? Saremmo stanchi di stare qui all'aperto senza vedere nulla di interessante.”
Il dottor Socrates alza la mano destra in segno di statemi a sentire.
E dice:
“Atene, Edipo è guarito. Roma, Edipo ci vede. Nuova York, Edipo è tuo.”
“Ahh!” dice la folla.
“Eccolo!”dice il dottor Socrates, e si tira da parte per lasciare spazio al primo e ultimo attore.
Ed Eccolo! Edipo
è in piedi in cima alla scalinata. Porta un paio di occhiali scuri con gli strass, gli unici disponibili in ospedale, lasciati tempo prima da un cieco senza speranza nè volontà di guarigione ma molto, molto bravo a scrivere.
“Papà” strilla Antigone.
“Papà” dice la folla.
Edipo volta il capo nella direzione della figlia.
“Figlia mia” dice “tutto a posto. Folla mia, stai serena, Mi hanno rimesso un paio di occhi nuovi nuovi. Ci vedo di nuovo. E quindi, questa sarebbe Atene. Fantastico. E' solo pochi passi da Colono, mi hanno detto. Ma che cambiamento! Non dovrò più morire nè ascendere agli dei. Ti rendi conto? Resterò per sempre con voi. Per sempre, Antigone.”
Un gran rumoreggiare entusiasta arriva dal settore delle Guardie della Casa di Psiche:
“Per sempre! Per sempre! Almeno millecinquecentomila anni di appuntamenti.Per sempre.Grazie, dottor Socrates.”
“Per sempre! Per sempre!” mormorano piaveggianti le Madri senza frontiere “condannate per sempre. Ma che abbiamo fatto di male? Noi abbiamo sposato nostro marito, mica nostro figlio. Insomma, ci dovrà pur essere rimasta una cecità di buon senso da qualche parte. Non è possibile che abbiate dissipato TUTTE le ombre. Come si fa a vivere senza un po' d'ombra?”
E i padri, masticando sigarette spente, sputavano per terra senza più ritegno alcuno.
“Stasera è meglio che dormiamo fuori casa” disse uno, anticipando di gran tempo future e diverse necessità. Ma fu il solo.
Cinque minuti dopo, in un clima di aumentata incertezza, un ragazzino delle elementari. che già da qualche minuto le Guardie della Casa di Psiche guardavano con lungimirante concupiscenza, alzò la mano
“Avanti figliolo” disse il dottor Socrates “aprici il tuo cuore. Domanda pure Il futuro è dei giovani, ormai. Anzi, soprattutto dei bambini. Tutti devono sapre tutto. Tu cosa vuoi sapere?”
E il ragazzino disse:
“Ma di chi erano gli occhi di Edipo? Chi aveva guardato attraverso quelle pupille? Su quali cieli si erano specchiate le iridi iridescenti che un tempo rispecchiarono Eos dita rosate al tempo della felice e immemore giovinezza e quando..”
“No” lo interruppe il dottor Socrates “da parte mia questo è stretto segreto professionale. Ma giurerei che fai il classico, non è vero?”
“Sì”rispose il ragazzino “il quarto ginnasio.”
“Ginnasio” ripetè Socrates “che nostalgia!” E soggiunse:
“Il solo che può risponderti è Edipo. Avanti Edipo. Rispondi al puer.”
Ma Edipo scosse la testa.
“Non tocca a me. C'è qui un altro al quale non sono degno di sciogliere i calzari” e indicò il personaggio con la barba e i baffi, ma non quello che si era messo a urlare, bensì l'altro, ancora bene in sè e pieno di belle speranze.
Costui però non rispose.
Guardò la folla con interesse toccandosi il mento.
E così rimase, in una fotografia che attraversò i secoli, senza dire mai nulla di conclusivo.
Allora i padri le madri e i bambini andarono a dormire uno dopo l'altro, come gli scalini che aveva percorso Edipo per entrare nell'ospedale delle Ombre Infrante.
Solo allora il sapiente parlò e disse:
“Buonanotte. E ricordatevi i vostri sogni.Ci saranno utili.”
Ed Edipo disse:
“Leggete la mia storia. Vi sarà utile.”
E il dottor Socrates disse:
“Leggete i libri che parlano di me. Vi saranno utili.”
E voi forse non ci crederete, ma prima o poi tutti obbedirono, e alla lettera, comprese le Madri senza frontiere e i pochi dissidenti rimasti in silenzio.
Solo alcuni irriducibili padri, da quella sera, non si fecero mai più vedere in giro.
Torna ad inizio pagina  
Rossana Carturan



Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 6597
Località: Latina

Inviato: 22/11/2008, 19:08    Oggetto:  

da spellarsi le mani per gli applausi. ti prego scrivine ancora... e ancora. cavolo.
ci sono tante cose che vorrei sottolonearti, forse proprio tutto, ma quel: ci mancherebbe altro. mi inchioda il pensiero.
sì, tu puoi sempre.
perché leggerti è più che utile.
grazie.
Torna ad inizio pagina  
maurizio



Iscritto: 27 Apr 2008
Messaggi: 370
Località: roma

Inviato: 23/11/2008, 21:00    Oggetto:  

Una lettura esaltante
Come lettore mi lasci il cuor assai lieto
Come marito e padre leggermente inquieto
Torna ad inizio pagina  
Principepazzo



Iscritto: 30 Mar 2005
Messaggi: 9082

Inviato: 23/11/2008, 22:56    Oggetto:  

applausi
Torna ad inizio pagina  
Patricia Panebianco



Iscritto: 18 Set 2005
Messaggi: 6945
Località: Acitrezza

Inviato: 27/11/2008, 20:56    Oggetto:  

Tu sei un genio.
E non c'è nient'altro da dire.
Un meraviglioso genio.
Torna ad inizio pagina  
 
       apostrofo.com Forum :: -> Prosa generica
Pag. 1 di 1


RSS Feed ::  •  ATOM 3   •  RSS .92   •  RSS 1.0   •  RSS 2.0   •  RDF 1.0  •