necatrix
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| Inviato: 19/8/2005, 12:41 Oggetto: CASSANDRA |
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Cassandra è sinonimo di profetessa "ispirata", ma non creduta. Figlia del re di Troia Priamo. aveva ricevuto il dono profetico da Apollo che, innamorato di lei, aveva promesso di insegnarle a divinare il futuro se solo si fosse concessa. Ma la donna, una volta istruita, si sottrasse al dio, che la punì non togliendole il dono della profezia bensì quello della persuasione. Fu bottino di guerra di Agamennone con il quale morì, per mano della moglie di lui, Clitemnestra. Di lei da Eschilo in poi si sono occupati molti scrittori.
Qui Cassandra è ancora a Troia, ha incontrato Apollo, e racconta proprio l’incontro con il Dio e spiega perché se ne sottrasse...
Un mare di solitudine ventosa si stende
accanto alla spiaggia delle folaghe.
Il volto di Apollo compare attraverso
la pozza santa a tentarmi.
Più bello di ogni bellezza m’irride.
Il vento che passa,ferito,tra le mie dita,mi irride.
Il mondo mi guarda,la compassione negli occhi:
ragazza magra,oggetto di un amore divino,
un gelsomino dal profumo di ambra gualcita,
che non cercava né fama né scienza.
Altro cercavo!
Non il dolore di quell’immagine adamantina,
così irrealmente al di là di ogni bellezza
del bello da uccidere tutti i desideri
dell’anima,tutti i ricordi,per rendermi
tabula rasa per Lui.
Ho rifiutato la vita del Dio,per non essere
mai ancella di nessun Signore né vivere
giorno per giorno scorgendo i teschi
sotto la carne degli altri.
Mi ritrovo adesso a sguazzare in un premeditato
silenzio attraverso le autostrade del tempo,
cieca ad ogni emozione,preda del ritmo
di una musica senza note che guida
tutte le mie percezioni tra lamine e fori,
tra fulgori e confusi tremori,inscritti
nella polvere cosmica,sperma dei mondi.
Ah! Apollo!
Venerato Dio di tutta la città!
Mi consacrarono a Te nel tempio alla spiaggia.
BELLO!
Cinto di rami celesti,mi guardasti già là,
nella zona dove il confine del sogno brucia tutti i credenti.
Ero una magra ragazza,che nessuno sfiorava,
incapace di tutto,se non di nominare le Cose.
Mi stavano stretti la reggia ed il tempio.
Volevo la spiaggia.
Volevo cambiare la vita di noi,donne dell’harem di Priamo.
Mi servivo delle parole per raccontare un disagio:
il disagio di chi,pur sapendo da sempre nominare
le Cose del mondo,è colpevole di tradimento
anche solo ad alzare lo sguardo.
Per questo non volevo l’amore di un uomo,
per combattere la mia battaglia di pace.
Cercavo la via per togliere il velo alle donne,
superare i confini, allentare tutti i dominî .
Già allora mi pensavano pazza o strega di erba!
Perciò mi consacrarono al Dio.
Una magra ragazza
che vuol essere un uomo.
E Lui,là fin dall’inizio,dietro le tende e le colonne,
nell’aria,ascoltando questa donna così piena
di spigoli,mi volle,alla fine,solo per curiosità.
Lo vidi venire in un’alba d’ambrosia,
sicuro e beffardo,senza ironia.
Mi sembrò sulle prime un uomo di Troia,
un angelo nero già pronto a ghermirmi.
Feci aria nei miei pensieri.
Alzai in volo la mente per staccarla
dal corpo e impedire alla guerra
di entrarmi nel ventre.
Invece Lui avanzò maestoso,insieme
ad una promessa d’estate.
POI MI GUARDO’.
Ed io,già pronta a fuggire,mi chiedo
adesso come farò a dimenticare.
Fu come accendere il giorno di notte.
Fu come l’amore consumato in un prato di lamiera.
Fu come uscire gelati dal fuoco.
Fu come essere il guanto dell’anima del mondo.
Fu come essere il sinolo della somma sostanza.
Fu come se intere esperienze di vita si fondessero insieme per generare un’unica essenza da mille moltitudini.
Fu come percepire la forma ultima di un soffio di vento.
Fu come un intatto ritorno.
Fu come un giorno nuovo.
Fu come una scultura di luce coerente solo a se stessa.
Fu come fiutare il profumo dell’Arte assoluta.
Fu come aprire ogni poro all’inizio del mondo.
Fu come vedere la rosa perfetta.
Fu come gustare la creazione degli atomi primi.
Fu come udire tutto il visibile farsi palpabile onda.
Mi fissò,occhidritti,sputandomi in bocca il suo vero nome
-buio d’estate,tempo appassito, nulla di troppo-
appena toccandomi il labbro
con il suo essere eterno di polvere d’oro,
pieno di tutti gli uomini,di tutte le finzioni possibili,
di tutti i fruscii suonati fino alla fine dei giorni,
di tutte le voluttà di colore gettate da ogni Van Gogh.
Fu come superare i limiti stessi imposti
dalla metrica arcana di Lui in un palpito
di profumo vitale.
Fu come una tentazione di pianto.
Fu Lui,l’ineffabilmente bello,
Lui,che conteneva un intero universo
e i confusi sussurri di tutte le voci,
che mi lambì in un stante il poco
del cuore che avevo.
CANNIBALE.
Mi divorò fino all’ultimo ganglio spinale.
Mi annichilì la follia
E così,ubriaca e commossa di Te,
- oh, mio Apollo!-
nudo steso sulla terrazza del mare, aperto
e disposto verso ogni mio sussulto animale,
NON RIUSCII
NON RIUSCII
NON RIUSCII
NON RIUSCII
NON RIUSCII
a percorrerti tutto!
Mi scostai,sublimata,
in quella che fu una volontaria
mutilazione d’amore.
Essere ed alzarti,Signore del cielo,
fu un attimo unico,enorme gargoille
di nuvola bianca,il viso, più bello del bello,
avvolto di marcescente silenzio,
elargente ogni possibile occhiata
sul mondo a me,sola,tra tutte l’unica
che non hai posseduto,poiché
fosti la stella che sei e bruciasti nel fuoco
qualunque mia intenzione di Te.
I sentieri del Tempo,adesso,
davanti a me,si snodano,infiniti.
Ogni giorno mi hai,tuo vaso
–vasus divinae gratiae,rosa misticha,
sedes sapientiae,salus infirmorum,
refugium peccatorum,turris eburnea, ORAPRONOBIS!-
corda d’arpa che Tu suoni in vibrazioni di matematica misura.
Nessuno mi crede. Nessuno ha memoria.
Così,come un’anima resa libera dalla visione,
solo io so leggere il presente per predire il futuro.
IO,LIBERA DENTRO,in mezzo alle mille
evidenze dei media,IO VEDO.
Passerò nella storia come meteora
di ghiaccio e di fuoco.
Non sarà la mannaia di Clitemnestra ad annientarmi.
Per chiunque sarò l’intuizione del dio,
la formula trovata,l’eureka dell’intelligenza
cui seguirà,inevitabile,il rogo,per aver cercato
di ardire l’ignoto.
Inquisizioni e sovrani,religioni e partiti,
multinazionali e televisioni,
tutti hanno scritto un nome
sul volto stupendo del Lossia. |
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tenerezza
Iscritto: 10 Lug 2005
Messaggi: 2415
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| Inviato: 20/8/2005, 12:13 Oggetto: tenerezza |
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| LA figura di Cassandra è rimasta impressa per un un adagio proverbiale"Non essere Cassandra",ovvero non portare iella.!.Ma la vera Cassandra,la rivediamo, nell'antica Troia,figlia di Priamo,ebbe da Apollo( dio della bellezza) il dono della profezia,ma essendosi il dio pentito,e non potendo ritirare il dono ,la condannò a non essere creduta.Dopo la caduta di Troia,fu condotta da Agamennone,al quale aveva predetto la sorte che lo attendeva Fu uccisa da Clitennestra moglie di Agamennone.Ringrazio sempre di vero cuore a coloro che rivisitano i grandi del passato.Non si può costruire il presente,se non conosciamo il passato!,la storia..Grazie anche ad Annalisa che mi ha riproposto questo personaggio.<Gli esami non finiscono mai!>,avrebbe detto il grande Eduardo De Filippo!..Alla prossima,Tenerezza |
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