"mareblucobalto" (al secolo Maryann) è stata, dal 30.3.2005, tra le prime iscritte di apostrofo.com ed ha pubblicato 122 testi, di cui 10 nel 2008 (al 20 ottobre); da questi sono stati esclusi i "prodotti" di laboratorio (3 del Mercoledì), includendone altri precedentemente postati, in modo da avere a disposizione una quindicina di poesie per elaborare questa scheda.
Le prime significative indicazioni sull'approccio poetico dell'Autrice si possono trarre, sia pure indirettamente, da due composizioni: in una, dal titolo
"Se io...", l'intento dichiarato è di
dipingere / con le parole /.../ per farti assaporare / altre atmosfere / purissime / come cristallo; dall'altra,
"Si specchia il cielo", si desume l'attitudine a cogliere intorno a sé ogni segnale, anche minimo o comune come l'azzurro del cielo, da interiorizzare e trasfigurare fino a renderlo rappresentativo di visioni metafisiche.
Lo sguardo del poeta è quindi mosso da una sensibilità che, attentamente indagatrice, l'induce a mettere a fuoco immagini dell'orizzonte esteriore in dissolvenza incrociata con intime pulsioni; è un'incessante osmosi tra fremiti dell'io ed echi dell'altro da sé trasfusa nei silenzi della parola poetica, che a sua volta li veicola in chi legge e può scoprirvi risonanze condivise.
Gli esiti poetici confermano la propensione introspettiva di Maryann, cui non sfuggono le molteplici occasioni di interazione con l'altro da sé, offerte dalla natura, dai suoi cicli, dalla quotidianità.
Quanto alla natura, l'Autrice sa attingere "propellenti" emozionali da una
"Fonte", che è fatta di
terra impastata col latte, / dura fatica il contadino, ma che la porta lontano perché
Terra / a te torneremo //...// Allora sarà dolce ascoltare; ma più spesso dal mare, ben presente già nel suo
nickname (con un colore che le evoca quello intorno alla nativa Manhattan o alla più familiare Ischia). Ed ecco apparire il mare: in
"mare e amore - amore e mare" dalla veste bifronte ed evocativa; ne
"La mia morte" dove è come
morbida culla, / liquida bara, sulla scia dell'"Universo" ungarettiano (
"Col mare / mi sono fatto / una bara / di freschezza"); e nel rapito, coinvolgente lirismo de
"Il suo canto d'amore" (*):
il grande ventre / liquido /.../ presagio di sventura / si direbbe /.../ invece / è pace //...// Ed io / sento l'anima / srotolarsi liquida /.../ elevare a te, felice, / il suo canto d'amore.
Sempre rivolto alla natura, lo sguardo del poeta si sofferma, come accennato, sulle sue dinamiche che misurano anche il tempo interiore: in
"Dipana maggio" (*), tempo di primavera e sinonimo di speranza e/o di rinascita che, con
macchie esplose di papaveri / in mezzo al fieno invita a
Non imbrigliare il desiderio / di lasciarti andare /.../ al ritmo e alla presenza del colore / che t'irretisce; in
"Autunno d'abbandoni", stagione di disillusioni di fronte al
segno amaro / della sconfitta / negli occhi tuoi di grano; giungendo alla
"Fine d'inverno", stagione in cui tristemente si consuma
Il tronco roso dal fuoco del caminetto / già da tempo ha detto addio alla vita.
Ed è ancora il mare a fare da sfondo al proscenio di umanità e quotidianità dolente che, in
"Mattino napoletano" (*), Maryann impressionisticamente dipinge in ogni sfumatura:
pallido pescatore cittadino / con gli ami gettati / nel mare marrone. / Arancio cupo di tram e autobus /.../ palazzi austeri, / livida immobilità di pietre. / E /.../ un piccolo banco / di fioraia //...// negli occhi semispenti / la mesta rassegnazione / della vita.
Così prende agevolmente il sopravvento la tendenza introspettiva dell'Autrice che fa scudo della propria centralità dell'io nello scontro con le asperità esistenziali, tra cui le falsità imposte da conformismi e convenzioni: accade nella lirica
"Dietro la maschera", al di là della quale
S'incastrano tra i denti / le parole /.../ tagliano senza ferire / - è dolce l'aspro sapore del sangue - / quando ti guardo /.../ ma vorrei stringerti, / non posso, / baciare i tuoi capelli, / c'è gente, / sorridere per niente, / ci vedono //...// Attrice / sto diventando brava a recitare fino alla rassegnazione di
perdermi al buio alla ricerca di te. // Per non trovarti.
E la spirale interiore stringe sempre più lungo volute: ora fatte di un
mix di storia e
pìetas in
"Ebrei", i cui versi ripercorrono tappe millenarie da
Pilato si lava le mani /.../ e l'Odio inalbera la croce alle tragiche
nere croci uncinate / alimentano la strage; ora intrecciate con fili memoriali di personale
"Malinconia", ad essa abbandonandosi mentre
le sue braccia /.../ cullano sogni e ricordi.
Se i sogni sono assimilabili a semi di speranza, non sembra che l'abbandono sottintenda volontà di cedere ai mali del mondo; ma, anche ammesso che possa trattarsi di rassegnazione, ritengo sia la stessa di Emily Dickinson (da "Silenzi", 341):
Questa è l'ora di piombo - / che ricorda chi sopravvive, / come gli assiderati, la neve - / Dapprima una sensazione di freddo - / lo stupore - / Infine la resa.
Vale a dire una resa alla poesia, che da parte di Maryann sembra molto ben riuscita.